anteprime: La tartaruga rossa, di Michael Dudok de Wit

la-tartaruga-rossaLo ammetto, ho scelto di vedere La tartaruga rossa anche per via del mio amore per testuggini e tartarughe. Ho scoperto per caso che sarebbe stato proiettato al cinemino locale mentre ero ospite di amici di famiglia in Francia. Oltralpe il film non è una prima visione, mentre in Italia uscirà nelle sale il 30 marzo, con colpevole ritardo. Si tratta dell’ultimo prodotto dello Studio Ghibli, l’unico che ha affidato ad un regista non giapponese, Michael Dudok de Wit, qui al suo primo lungometraggio. Il fatto che sia privo di dialoghi mi ha permesso di andare a vederlo senza problemi linguistici.

Il tema della pellicola è un naufrago che arriva, solo, su un’isola deserta di ridotte dimensioni, abitata da alcuni animali e nelle cui acque vive una tartaruga rossa.

Mi aspettavo che non sarebbe stato un cartone animato tradizionale, con battute comiche, scenette divertenti, lezioncina morale, eccetera. Senza nulla togliere ai tanti prodotti più “di massa”, capaci di intrattenere i giovanissimi senza annoiare i più grandicelli, era abbastanza evidente che La tartaruga rossa sarebbe stato qualcosa di più riflessivo, più poetico.

E poetico lo è, complice anche la grafica utilizzata per le animazioni, con paesaggi e sfondi molto curati, in uno stile che potrei definire pittorico, senza dubbio originale. La tavolozza è a mio avviso limitata, evitando tinte troppo accese – unica eccezione, il rosso dell’animale del titolo – e creando così un clima “rilassato”. I personaggi, invece, sono disegnati in maniera volutamente semplicistica, quasi in contrasto con lo sfondo, su cui risaltano particolarmente e con il quale interagiscono poco da un punto di vista grafico (ad esempio, non lasciano orme sulla sabbia).

Le musiche sono capaci di toccare lo spettatore e sono state piazzate strategicamente nei momenti salienti e più intimi della vicenda, senza farne troppo mistero, ma anzi quasi a voler sottolineare le fasi più importanti della narrazione. Ad esse si alternano vari momenti in cui solo i rumori della natura e delle azioni dei personaggi fanno capolino, come per evidenziare la lunghezza e la monotonia della vita del naufrago.

Confesso che la scena clou del film mi ha abbastanza disturbato ma, una volta superato lo “shock”, non è stato difficile farsi coinvolgere, complici anche i primi minuti che mi hanno davvero fatto vivere la tensione dell’uomo abbandonato a se stesso sull’isola.

la-tartaruga-rossa-2

L’elemento che più ho apprezzato è la molteplicità di interpretazioni che può essere data alla storia che viene narrata. Il ruolo dello spettatore qui, è importante. Non che si tratti di uno di quei film nei quali non si capisce bene come vada a finire (ad esempio, rimane il dubbio se un personaggio sia morto o meno, se un risultato sia stato raggiunto, se x fosse figlio di y, ecc.): ciò che accade è chiarissimo. Tuttavia, può essere osservato in modi differenti. Il regista – che è anche soggettista e sceneggiatore – ha spiegato in parte quale fosse il tema che voleva lasciar trasparire ma, a mio avviso, esso non impedisce di dare una lettura personale.

La mia ammirazione per gli aspetti positivi del film non va intesa, ovviamente, come una mancanza di difetti. Ad esempio, se è una trama infarcita di eventi e magari un filino complessa ciò che si va ricercando, La tartaruga rossa non è in grado di offrirla. Non si è, infatti, voluto narrare una storia in senso stretto, quanto piuttosto trasmettere valori, sensazioni, riflessioni. Posso capire, quindi, che ad alcuni spettatori possa risultare lento e noioso. Pur ritenendo la trama uno degli elementi cardine della qualità di una pellicola, ho trovato tuttavia la semplicità e la linearità dell’opera di de Wit particolarmente piacevole.

La tartaruga rossa è attualmente nella rosa dei candidati all’Oscar come miglior film d’animazione. Non so quante speranze abbia contro produzioni quali Oceania dell’onnipresente Disney o gli altri suoi colleghi, tutti piuttosto validi. Tuttavia il fatto che un’opera meno “commerciale” sia riuscita ad essere nominata è già, forse, un indizio del suo essere meritevole di attenzione.

———

La tortue rouge (2016, Francia/Belgio/Giappone, 80 min)

Regia: Michael Dudok de Wit

Soggetto: Michael Dudok de Wit

Sceneggiatura:  Michael Dudok de Wit, Pascale Ferran

Musiche: Laurent Perez Del Mar

One thought on “anteprime: La tartaruga rossa, di Michael Dudok de Wit

Commenti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...