Al cinema: La battaglia di Hacksaw Ridge, di Mel Gibson

la-battaglia-di-hacksaw-ridgeSembra incredibile che una storia di questo tipo abbia resistito così a lungo alla tentazione della rappresentazione cinematografica.

O forse no, perché il cinema di qualche decennio fa non era ancora abbastanza maturo per costruire un film di guerra attorno ad un obiettore di coscienza vegetariano.

La storia di Desmond Thomas Doss è davvero sbalorditiva. Eppure egli, persona tanto generosa quanto schiva, non era forse il character giusto perché Hollywood ne facesse il protagonista di una sua pellicola.

Ci ha pensato così Mel Gibson, che a dieci anni da Apocalypto torna alla regia dopo un periodo decisamente travagliato, tra guai con la giustizia e problemi di alcoolismo.

Dimostra però di saperci ancora fare dietro la macchina da presa e di non aver perso il gusto per il realismo portato agli estremi.

Dopo le sofferenze di Gesù in La passione di Cristo e i sacrifici umani di Apocalypto, Gibson mostra infatti la guerra con un realismo che in pochi hanno osato mettere in mostra: orrende mutilazioni, corpi ridotti a brandelli dalle granate, topi che si cibano di cadaveri o delle interiora dei moribondi.

Alcune inquadrature sono da b-movies alla Lucio Fulci, con la differenza che questo, ovviamente, non è cinema gore.

Questa è la guerra.

E la guerra non è il divo di turno che spara con la sigaretta in bocca e la divisa pulita.

Il cinema contemporaneo, ormai emancipato dall’irretimento censorio, può e deve far assaggiare l’esperienza della guerra alle generazioni che, per questioni anagrafiche, non sanno cosa essa sia realmente. E per fare ciò si spinge, ormai da un ventennio (quanto meno a partire da Saving Private Ryan), verso un grado di verosimiglianza sempre più credibile.

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I film che raccontano la guerra nel Pacifico durante il secondo conflitto mondiale hanno ormai oltre settant’anni di storia.

Da I sacrificati di John Ford (1945), alla rispolverata di fine anni Novanta / inizio anni Duemila, con il Pacifico in primo piano: affrontato filosoficamente da Terrence Malick (La sottile linea rossa, 1998) o oggetto di un kolossal commerciale come Pearl Harbor (2001); attento alla questione del coinvolgimento delle minoranze nel conflitto (Windtalkers, 2002) o a non tralasciare l’analisi della guerra dalla parte degli sconfitti (il dittico di Clint Eastwood su Iwo Jima del 2006).

Cosa poteva aggiungere un altro film sul conflitto nel Pacifico?

Forse poco, se non con un deciso cambio di rotta, quello che già aveva tentato Angelina Jolie con Unbroken (2014) che portava il resoconto di guerra su un piano individuale, legato ad una storia eccezionale come quella di Louie Zamperini.

Nonostante l’aiuto dei fratelli Coen (che si erano occupati della sceneggiatura) la Jolie non ha avuto tuttavia grossa fortuna, mentre le cose potrebbero andare diversamente per Mel Gibson con quello che si può (ironicamente) definire un vegan war movie.

Perché la storia di Desmond Doss è destinata a far breccia nel grande pubblico. È una storia straordinaria, tanto che il regista ha sentito la necessità di un finale documentaristico per dimostrare, una volta di più, che quelli narrati sono fatti realmente accaduti.

Desmond Doss è l’Unlikeliest Hero, l’eroe che non ti aspetti, come titolano almeno due biografie a lui dedicate.

Un soldato che rifiuta di uccidere e impugnare le armi, ma ciò nonostante si arruola volontario per dare una mano come medico sul fronte Pacifico. E che soprattutto diventa un eroe di guerra, premiato con la Medal of Honor – massimo riconoscimento statunitense al valor militare – per aver salvato settantacinque feriti dalla carneficina di Hacksaw Ridge, durante la campagna di Okinawa.

Quest’ultima seguì la battaglia di Iwo Jima come seconda (e questa volta decisamente più importante) invasione diretta di territorio originario giapponese da parte degli Alleati.

Okinawa fu sostanzialmente il motivo per cui gli americani giunsero alla decisione di utilizzare la bomba atomica per porre fine alla guerra contro l’Impero del Sol Levante, in un momento in cui sembrava che non si potesse piegare in altro modo il fanatismo dei giapponesi, disposti al sacrificio di massa piuttosto che alla resa.

la-battaglia-di-hacksaw-ridge4Il protagonista è interpretato dall’ottimo Andrew Garfield, che svestiti i panni frivoli di Spider-Man si è visto impegnato nel 2016 in due film importanti e profondi come Silence, di Martin Scorsese, e per l’appunto questo Hacksaw Ridge, con il quale è stato candidato all’Oscar come miglior attore protagonista.

Sarà curioso vedere cosa il giovane californiano vorrà fare del suo futuro. Se tornare sulla strada dei blockbuster – inevitabilmente più redditizi – o proseguire questa sua svolta “autoriale”. In lui sembra rivedersi il De Niro degli esordi, quello precedente al sequel de Il padrino. Ma forse è meglio non avanzare giudizi affrettati.

Un ultimo appunto sulla palese citazione di Full Metal Jacket nella sequenza dell’addestramento, prima che esploda la questione legata all’obiezione di coscienza: siamo quasi ai limiti del remake di sequenza, con la differenza che Vince Vaughn non ha nemmeno un decimo del carisma di R. Lee Ermey.

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Hacksaw Ridge (2016, USA/Australia, 139 min)

Regia: Mel Gibson

Sceneggiatura: Andrew Knight, Robert Schenkkan

Fotografia: Simon Duggan

Musiche: Rupert Gregson-Williams

Interpreti principali: Andrew Garfield (Desmond T. Doss), Vince Vaughn (Sergente Howell), Sam Worthington (Capitano Glover), Luke Bracey (Smitty Riker), Hugo Weaving (Tom Doss), Teresa Palmer (Dorothy)

3 thoughts on “Al cinema: La battaglia di Hacksaw Ridge, di Mel Gibson

  1. In effetti il tema è stato sfruttato così tanto, che per realizzare un prodotto che meriti attenzione è necessario trovare nuove strade, in questo caso il tema dell’obiettore di coscienza.

  2. C’è un parallelo interessante con il sergente York di Howard Hawks, anche se in questo caso il ragazzone di campagna interpretato da Gary Cooper poi “risveglierà” sul campo la sua infallibile mira.

    1. Hai ragione, sai che non ci avevo pensato, pur avendo parlato di quel film nel post sul cinema di propaganda? Quindi il nostro caro vecchio Hawks era già avanti ben 75 anni fa, ancorché con un esito differente imposto dai tempi. Però il parallelo è sicuramente interessante

Commenti

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