Lo scrigno: Nostos – Il ritorno, di Franco Piavoli

nostos-01Tecnicamente, Nostos – Il ritorno andrebbe classificato come peplum, dato che narra il viaggio intrapreso da Odisseo per tornare a casa. In realtà, con opere quali Ben-Hur o Troy ha poco a che spartire. Quella proposta dal regista Franco Piavoli è una rivisitazione estremamente personale del mito greco, che fa della storia – cui si accenna solo blandamente – un pretesto per mostrare immagini, suoni, pensieri.

Innanzitutto, un accenno su Piavoli: autore non troppo noto sebbene apprezzato in genere dalla critica, fu elogiato anche da Tarkovskij per il suo primo lungometraggio, Il pianeta azzurro. Regista di soli quattro film e di alcuni corti, ebbe da giovane la passione per la fotografia, che traspose poi nel cinema.

Nostos – Il ritorno non fa eccezione: i paesaggi di mare e i luoghi visitati dall’eroe sono ripresi in vari momenti della giornata, per cogliere le differenze di luce e ombra. I dettagli sono catturati con primissimi piani. Avete presente le foto del National Geographic, quelle in cui – se l’autore si trova nel Grand Canyon – si ferma a riprendere uno scarafaggio che si arrampica su un sassolino? Ecco, Piavoli fa più o meno un’operazione del genere. Gli sguardi – e gli occhi – dei personaggi, le gocce di rugiada sulle foglie, gli insetti che zampettano… il microcosmo spesso e volentieri ruba la scena al contesto generale, in un susseguirsi di inquadrature particolari e ricercate. Al di là di questa attenzione ai dettagli, i paesaggi mostrati non sono spettacolari o mozzafiato, ma la loro bellezza sta proprio nella semplicità che li contraddistingue. La pellicola ha uno stampo documentaristico, se consideriamo la quantità di scene in cui viene solo mostrato un ambiente o una sua parte, con la differenza che non ha alcun elemento didattico; vi si intravede, invece, l’intenzione di riflettere le emozioni dell’eroe tramite il mondo circostante.

nostos-03La storia, dicevo poco sopra, è estremamente essenziale. In realtà, se non sapessimo che si sta parlando di Odisseo, sarebbe difficile affermarlo con certezza. Innanzitutto, perché i personaggi non parlano o, per meglio dire, emettono fonemi quasi gutturali e primitivi, sussurrati appena e volutamente misteriosi. Lo scopo del regista è stato quello di ricreare le atmosfere e il calore delle antiche lingue mediterranee oggi scomparse. Sembra una stupidaggine, ma rende bene il concetto: ciò che conta sono le immagini e le passioni umane, le parole vengono dopo, non sono necessarie alla comprensione (anche reciproca). Importanti sono invece i suoni, in genere quelli della natura, così come il silenzio. Le musiche sono particolarmente armoniose, calme e rilassanti, ben si sposano alla vastità del mare.

Colori e rumori, dunque, incredibilmente sfaccettati, che stupiscono e quasi cullano lo spettatore e lo stesso Odisseo. A dispetto della situazione critica in cui si trova e dei suoi tormenti psicologici, infatti, l’eroe sembra ricevere dalla natura che lo circonda tutto ciò di cui ha bisogno e come prima cosa la pace dei sensi e un rapporto armonioso con i luoghi che visita e le persone che incontra.

Il personaggio principale, interpretato da Luigi Mezzanotte, è tormentato dai ricordi, sia da quelli di guerra e delle atrocità commesse, sia dal pensiero delle persone care che ha lasciato in patria. Proprio come nel celebre poema, incontrerà varie figure nel corso delle sue peregrinazioni. Se dei legami andranno spezzandosi – primo fra tutti quello con i compagni di viaggio, che perderà lungo il tragitto – altri se ne formeranno, comprese delle relazioni amorose inaspettate e, forse, atte a colmare il vuoto interiore dell’eroe. Gli altri attori sono pressoché sconosciuti e, pur non presentando particolari mancanze recitative, è difficile valutarli: l’interpretazione loro richiesta è davvero sui generis, soprattutto poiché mancano veri dialoghi e vera azione.

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Nostos – Il ritorno è dunque un film “astratto”, debolmente ancorato al reale, collocato su un piano nel quale la trama, le parole, i fatti concreti, hanno poca rilevanza. Può risultare noioso e inconcludente, soprattutto se non ci si lascia trasportare, se non ci si immerge in questo universo di immagini e pensieri creato dal regista. Se si può muovere una critica a Piavoli, certamente non è quella di aver sfornato un prodotto al solo scopo di venire incontro alle esigenze di un pubblico di massa. Si vede, invece, la passione con cui il regista si è dedicato a quest’opera che, come era solito fare, si è auto-prodotto e di cui ha curato pressoché tutto: sceneggiatura, fotografia, editing, suono.

Per quello che mi riguarda, ho apprezzato moltissimo questo gioiellino italiano misconosciuto. Va però precisato che ho una certa fascinazione per i viaggi di una o poche persone nel silenzio e nell’immensità della natura (ad esempio, ho apprezzato film come Corvo Rosso non avrai il mio scalpo, The Way Back o Gravity). Tenendo conto di questo, valutate se per voi può valere la pena affrontare la visione di questa particolare versione dell’Odissea. Il mio consiglio spassionato è di dargli una chance anche perché, male che vada, dura solo un’ora e mezza.

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Nostos – Il ritorno (1989, Italia, 85 min)

Regia: Franco Piavoli

Sceneggiatura: Franco Piavoli

Fotografia: Franco Piavoli

Musiche: Giuseppe Mazzucca, Luca Tessadrelli

Interpreti principali: Luigi Mezzanotte (Odisseo), Branca de Camargo (Calipso)

 

3 thoughts on “Lo scrigno: Nostos – Il ritorno, di Franco Piavoli

  1. Appena finito di vedere.
    Ti ringrazio per avermi fatto scoprire questo film davvero originale ed interessante.
    Se, come hai detto, Piavoli fu elogiato da Tarkovskij per il suo primo film, credo proprio che per questa sua seconda opera il regista italiano si sia ispirato al Maestro russo, che era scomparso non da molto… non solo per la grande importanza data all’acqua (elemento tarkovskijano per eccellenza), ma anche per quell’atmosfera di imminente Apocalisse che sembra accompagnare la visione…
    oltre a Tarkovskij ho visto anche un collegamento con i primi film di Malick: non so se hai presente I giorni del cielo… in quel film Malick usa proprio quella tecnica micro/macro nel rappresentare la natura… in generale Nostos ha il richiamo al rapporto tra uomo e natura tipico dei film di Malick…
    in sostanza mi sembra un incrocio tra Tarkovskij e Malick, anche se decisamente sui generis e condito da un tocco della millenaria tradizione mediterranea, che Russi e Americani ovviamente non possono vantare…
    Come ben dici, la fotografia è davvero eccezionale, sia per quanto riguarda le scene ritratte nella semi-oscurità, sia per i luminosi campi lunghi.

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