Al Cinema: Manchester by the Sea, di Kenneth Lonergan

manchesterbythesealocandinaAttorno a questo film sembrava esserci un alone protettivo, come un senso di comune pudore che rimbalzava in rete da una recensione all’altra. Prima di vederlo mi chiedevo il perché, sospettando di trovarmi dinanzi a uno di quei film dei quali, pur essendo impossibile parlare male, se ne smarrisce ben presto il ricordo. Scoprendo la storia scritta e diretta da Kenneth Lonergan ho capito che ogni mio pregiudizio era infondato; questo film non si può assolutamente dimenticare, ti lascia dentro una ferita pulsante. E soprattutto ho compreso il motivo di questa tacita intesa universale, perchè è un film che ti deve arrivare addosso così, intatto, deve essere lasciato in condizione di liberare sottopelle la sua essenza drammatica. Togliamoci subito il dubbio in partenza: potrà competere con La La Land per l’Oscar al miglior film? No, non credo proprio. Questo è un film più da Cannes che da Hollywood.

Manchester by the Sea è un piccolo borgo marittimo del North East (Stato del Massachussetts, USA), tra il pittoresco e il periferico industriale, dove uomini e donne vivono tra la pesca, le birre al bar e la famiglia. Da lì parte la storia di Lee Chandler, piccolo uomo introverso e duro incapace di trasmettere le proprie emozioni, tornato nel borgo perché raggiunto dalla notizia della morte del fratello, trovandosi suo malgrado a dover far da tutore al nipote adolescente Patrick. Lee è interpretato da Casey Affleck, candidato all’Oscar come miglior attore protagonista, con l’intensità drammatica di un personaggio che sembra sempre al limite della umana sopportazione, trattenuta per lo più nei margini di un carattere implosivo. Lee tiene dentro di sé un vissuto insostenibile che emergerà bruciante con una sequenza magnifica e terribile, sottolineata dall’Adagio di Albinoni; probabilmente, se avessi saputo in anteprima che il pathos di questo film avesse avuto tale accompagnamento musicale avrei pensato in automatico a una certa banalità della trovata. Eppure, un po’ come accadde con la famosa sequenza del “volo” in Mare Dentro di Amenábar sottolineata dall’usurata aria del Nessun dorma, anche in questo caso la inesauribile forza enfatica degli archi struggenti di Albinoni riesce a dare una potenza incredibile alle immagini.

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Patrick è un ottimo Lucas Hedges, giovane pel di carota già visto in un paio di lavori di Wes Anderson, ragazzo tranquillo che vive senza eccessivi patemi le inquietudini di una adolescenza orfana. Forse il personaggio in scrittura ha qualche piccola dispersione, la sua bellissima calma rischia di venir parzialmente compromessa da un paio di episodi; il carattere generalmente bonario stride infatti con lo scatto d’ira sulla pista di hockey, così come l’attacco di panico risulta essere contestualmente troppo isolato pur conservando la sua innegabile vis drammatica. Al di là di questo, il personaggio funziona bene perché risulta amabile, come amabili sono i suoi giovani amici (Christian J. Mallen e Oscar Wahlberg) e la loro realistica strategia di elaborazione di un lutto (è morto tuo padre? Parliamo di Star Trek!). Patrick è un contrappeso necessario al tormentato zio così come i personaggi secondari, fondamentali nella loro funzione di positività; la vibrante ombrosità dello straordinario Affleck ha bisogno, forse anche per una sorta di tollerabilità della tragedia da parte dello spettatore, della confortante carica empatica del fratello Joe, un ottimo Kyle Chandler, e dell’amico di famiglia George, un perfetto e rassicurante C. J. Wilson. Certamente in parte anche Michelle Williams, capace di trasmettere la perfetta versione femminile di un dolore che per quanto irrisolto viene almeno lenito dal tentativo di ricostruzione, sebbene lo scarso minutaggio sullo schermo non sembra giustificare del tutto la candidatura a miglior attrice non protagonista nella corsa agli Oscar 2017.

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Limpida la regia di Lonergan, il quale si concede anche un cameo nei panni di un passante che scambia qualche insulto col protagonista, abile ad alternare i due piani temporali della storia ispessendone i margini di sequenza in sequenza, come il bozzetto di un acquerello dai colori freddi. La fotografia del poco noto Jody Lee Lipes non si prende mai la scena, restando quasi sacrificata a totale beneficio della narrazione.

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Manchester by the Sea (2016, USA, 135 min)

Regia e Sceneggiatura: Kenneth Lonergan

Fotografia: Jody Lee Lipes

Musiche: Lesley Barber

Interpreti principali: Casey Affleck (Lee Chandler), Michelle Williams (Randi Chandler), Kyle Chandler (Joe Chandler), Lucas Hedges (Patrick Chandler), Ben O’Brien (Patrick bambino), Gretchen Mol (Elise)

7 thoughts on “Al Cinema: Manchester by the Sea, di Kenneth Lonergan

  1. Mi è piaciuto proprio perché inaspettato il parallelismo tra l’Adagio di Albinoni e il Nessun dorma de Il mare dentro uno dei film più strazianti nella sua compostezza che io abbia mai visto riguardo all’eutanasia e al diritto di disporre della propria morte così come della propria vita vabbè non mi addentro..
    Sheraebastaqui

  2. Visto soltanto stasera…
    sono affettivamente legato al New England per averci trascorso un mese nel (vano) tentativo di migliorare il mio inglese e quei paesaggi splendidamente desolanti che ho rivisto in questo film mi hanno risvegliato non pochi ricordi…
    la fotografia, come dici bene, non è mai invadente, ma cattura alla perfezione la meraviglia di quei luoghi, l’incontro tra terra e mare, che sembrano spesso confondersi l’una nell’altro…
    è una pellicola notevole, di quelle che apprezzi sempre più via via che passano i minuti…
    Casey Affleck eccezionale nell’interpretazione di un personaggio che sembra essere stato abbandonato dall’alito della vita… Lee si nasconde nell’anonimato della grande città per sopravvivere al suo dolore e il doversi riconfrontare coi luoghi del suo passato è per lui un silenzioso dramma che non riesce mai a diventare un’occasione di rinascita…
    bellissime anche le musiche… ho visto un certo parallelismo con le scelte musicali che adotta Sorrentino per i suoi film, non so se sei d’accordo…

    1. Eh guarda Sorrentino proprio non rientra nel mio raggio d’interesse… Non saprei che risponderti 😀

Commenti

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