Al cinema: Paterson, di Jim Jarmusch

PATERSON_D01_0138.ARWL’attore protagonista si chiama Driver, e ha già una filmografia coi controcazzi tra cinema mumblecore (adoro dirlo) e mainstream, e qui fa l’autista di autobus. E nel film si chiama Paterson, e fa l’autista a Paterson, e mangia solo Paterson con Paterson (no questo no). Suddiviso nei giorni di una settimana, la vicenda vicenda non è ma la vita quotidiana di Pat… oh beh hai capito; che ha una casa con la buca delle lettere storta, una compagna gnocca che lui ogni mattina si sveglia e lecca (voglio vedere, dopo 40 anni così, un po’ fastidioso eh), ma lei è anche matta, e passa la vita a sfornare cookies e decorare in b/n le tende e qualsiasi altra cosa ci sia in casa; e un bulldog inglese, named Marvin, protagonista tanto quanto. Meanwhile Paterson vive di autobus e schiscetta a Paterson, ascolta i discorsi dei passeggeri, ogni giorno vede almeno una coppia di gemelli. Nelle pause e ovunque, scrive poesie, su un taccuino segreto e sullo schermo in faccia a noi, ricorsive, che tiene per sé. Alla sera piscia il cane e intanto va al pub a bersi una birra, con le solite persone e le vicende da pub di solite persone di America piccola ma non piccolissima. Il nigga che gioca a scacchi, il tipo che rappa in lavanderia. C’è una musica creepy, spesso nelle scene di bus, come dovesse succedere qualcosa di panicante ma la realtà è che non succede quasi mai nulla, come nella vita della più parte. Che resta meritevole di panico, eppure. Succede che è lui stesso, e le persone che lo circondano, ad essere il filtro della sua esistenza, a darle un senso poetico a partire da quel che davanti gli scorre: gli incontri, i fiammiferi, Marvin, il suo amore, la cascata, un giapponese che dice A-HA! Qui tutti cercano un senso, e sono belli perché magari involontariamente, o infruttuosamente secondo altri pragma-canoni, sembrano poterlo trovare: Laura nei cerchi e frizzi che dipinge dappertutto, il nigga un senso rovesciato nell’amore respinto, Paterson in Paterson tutta, il cane nei suoi ritratti bislacchi appesi alla parete e nel suo sguardo da quel cane lì che è che fa sempre ridere. Un cinema così appoggiato per terra ma che fluttua insieme così per aria, lascia sperare che qualcosa d’altro (e alto) sia comunque possibile, e che sta dentro di sé ma stretto comunque a chi e cosa ci circonda, ciò che sé più non è.

Intanto, tra i passeggeri del bus, i due bambini di Moonrise Kingdom, cresciuti, discutono di anarchia ❤

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Paterson (2016, USA, 113 min)

Regia e Sceneggiatura: Jim Jarmusch

Fotografia: Frederick Elmes

Interpreti principali: Adam Driver (Paterson), Golshifteh Farahani (Laura), Barry Shabaka Henley (Doc)

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