Oldies but Goldies: Ombre Rosse, di John Ford

stagecoach-01Il 1939 oltre a essere tristemente noto per aver acceso la scintilla del secondo conflitto mondiale è stata un’annata d’oro per Hollywood: la MGM produsse due capolavori, Via col vento e Il mago di Oz, entrambi con vari cambi di regia dovuti alla ingombrante personalità del produttore David O. Selznick, la Columbia finanziò il dramedy politico di Capra Mr. Smith va a Washington e la United Artists propose il ritorno al western di John Ford con il suo Stagecoach, da noi passato alla storia come Ombre rosse. All’epoca John Ford era già un affermato regista con all’attivo un centinaio di pellicole e più di vent’anni di lavoro a ritmo forsennato dietro la macchina da presa e in produzione. Aveva già girato una quarantina di western tra il 1917 e il 1926, quindi non era assolutamente un novellino del genere, per quanto arrivasse da dodici anni di break da cavalli e pistole.

Per la sceneggiatura fu scritturato Dudley Nichols, alla sesta collaborazione con Ford in un sodalizio che fruttò anche una coppia vincente di Oscar (regia e sceneggiatura non originale) nel 1936 con il dramma irlandese Il traditore, coadiuvato da Ben Hecht che non comparve però nei credits. Nichols lavorò sul soggetto di Ernest J. Haycox, prolifico autore da pulp magazine molto più noto negli USA che altrove, che a sua volta aveva manipolato un racconto di Maupassant; la trama, piuttosto semplice e lineare, narra di una diligenza che da Tonto (Arizona) deve raggiungere Lordsburg (New Mexico) rischiando il tragitto attraverso le terre battute dagli apaches di Geronimo, appena tornato sul piede di guerra. Ciò che rende particolarmente densa e interessante la storia non è tanto la dinamicità del plot quanto la caratterizzazione dei passeggeri della carrozza, che si configurano come riflessi peculiari della società americana, e le loro conflittualità trasversali.

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Le prime sequenze riescono a costruire con rapidi tocchi essenziali quanto è necessario allo spettatore per entrare nei meccanismi della storia. Un telegramma troncato (il telegrafista è stato raggiunto da una freccia? Un indiano ha tagliato la linea? Non ci è dato sapere) avverte l’ufficio del marshall di Tonto (George Bancroft) che Geronimo ha riacceso le ostilità. Contemporaneamente, una diligenza è appena giunta in città per una sosta prima di riprendere il suo viaggio. Dalla carrozza vediamo uscire miss Mallory (Louise Platt), alquanto provata per lo stato di gravidanza, la quale intende ricongiungersi col marito ufficiale di stanza a Lordsburg in tempo per l’imminente parto, e un simpatico rappresentante di liquori (il caratterista Donald Meek). A stretto giro incocciamo anche nell’azzimato giocatore d’azzardo Hatfield (John Carradine), che avvia uno scambio di sguardi al limite dell’equivoco con la signora Mallory, e in due veri e propri “reietti” della cittadina; la prostituta Dallas (Claire Trevor) e il medico ubriacone Doc Josiah Boone (un altro grande caratterista, Thomas Mitchell) stanno infatti per venir esiliati dalla Lega per la Moralità, rappresentata da un crocchio di arcigne zitelle e da un inetto sceriffo. Il quadro introduttivo per quanto carico di personaggi riesce a non essere mai pesante (si fa più fatica a raccontarlo che a vederlo, sintomo di perfetta riuscita della sceneggiatura) tracciando i punti di intersezione tra le diverse personalità. Successivamente si aggiungono in corsa l’avido banchiere Gatewood (Berton Churchill), in fuga dalla moglie bacchettona con una valigetta di dollari sottratti alla banca, e infine il vagabondo Ringo Kid (John Wayne), ricercato per un fratricidio non commesso, che cerca la sua vendetta contro i temibili Plummer, veri assassini di suo fratello.

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Ford alterna i piani della narrazione tra l’interno della diligenza e la “cassetta”, dove siedono il marshall Wilcox con il simpatico whipster (il cocchiere munito di frusta) Buck (Andy Devine), sullo sfondo della spettacolare Monument Valley, paesaggio western per antonomasia. All’interno le dinamiche vedono inizialmente l’alleanza dei reietti della società rappresentanti dalla prostituta, l’alcolizzato e il ricercato, a cui si contrappone soprattutto Hatfield che ha prestato con affettata galanteria la sua tutela a una miss Mallory che ostenta sempre una cortese estraneità; una lotta di classe che andrà perdendo col viaggio ogni presupposto, grazie all’unione delle forze davanti agli eventi travolgenti. Chi resta sempre fuori da ogni logica, conflittuale o di alleanza, è il meschino Gatewood, preoccupato solamente della sua fuga. Anche il rappresentante Peacock non sembra affatto interessato alle schermaglie sociali ma viene coinvolto comunque nella “simpatica alleanza” da Doc Boone, evidentemente attratto dalla sua valigetta coi campioni di liquore che non manca di svuotare, una delle gag ricorrenti. La storia punta chiaramente alla redenzione o alla ribalta dei peccatori; il medico alcolizzato sarà il protagonista del parto di miss Mallory, la prostituta Dallas troverà l’amore salvifico, perfino l’antipatico Hatfield si redimerà durante il feroce attacco indiano e Ringo Kid otterrà chiaramente giustizia. Con questo ruolo, John Wayne troverà anche la rampa di lancio per la sua gloriosa carriera, lasciando impressa nella storia del cinema la sequenza di presentazione del suo personaggio con l’incedere zoomante della cinepresa sul suo mezzobusto, sella e fucile nelle mani, un movimento di macchina talmente veloce da trovare il fuoco con qualche fotogramma di ritardo.

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Formidabile la sequenza dell’assalto apache alla diligenza, con una squadra di stunt-men davvero degni di memoria imperitura; John Ford riparte da qui, da questo splendido Ombre rosse, per riscrivere il grande cinema western classico che raggiungerà le sue vette negli anni a venire. Agli Oscar del 1940 nulla poté contro il colossale Via col vento, portando comunque in scuderia le statuette al brillante Thomas Mitchell (miglior attore non protagonista) e al comparto delle musiche, sempre molto curate nei film di John Ford.

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Stagecoach (1939, USA, 96 min)

Regia: John Ford

Soggetto: Ernest Haycox

Sceneggiatura: Dudley Nichols

Fotografia: Bert Glennon

Musiche: Richard Hageman, W. Franke Harling, John Leipold e Leo Shuken

Interpreti principali: Claire Trevor (Dallas), John Wayne (Ringo Kid), Andy Devine (Buck), John Carradine (Hatfield), Thomas Mitchell (dottor Josiah Boone), Louise Platt (Lucia Mallory), George Bancroft (maresciallo Charlie Wilcox), Donald Meek (Samuel Peacock), Berton Churchill (Henry Gatewood)

4 thoughts on “Oldies but Goldies: Ombre Rosse, di John Ford

  1. Non c’era modo migliore per inaugurare la rubrica dei classici!! Ma che mi dici del formato blu-ray, intendo sia per qualità sia per (eventuali) contenuti speciali?

    1. L’edizione della Koch è datata 2010 e a fronte di un innegabile restauro visivo non fornisce nessun contenuto aggiuntivo. L’ho preso solo perché le copie restanti tendenzialmente le vendono a basso costo (io l’ho recuperato a 7 euro), ma spero davvero in una edizione più completa

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