Al cinema: Logan – The Wolverine, di James Mangold

logan-01L’ultimo film della trilogia dedicata al mutante Wolverine è probabilmente il migliore. Non che ci volesse molto, potrebbe sottolineare qualcuno. Fatto sta che, come il trailer poteva lasciar supporre, non si tratta di un episodio in cui a fare da padrona è l’azione pura e semplice, con la trama a fungere da orpello. Pur non mancando le botte da orbi (ne accennerò ancora più avanti), i minuti complessivi sono decisamente a loro sfavore. Al tempo stesso, anche la storia in sé non è particolarmente articolata. Ma allora, su cosa si regge il film? Su ricordi, rimpianti, timori, nostalgia di un passato che non c’è più, una flebile speranza.

In un futuro prossimo, in uno dei numerosi universi temporali Marvel, i mutanti sono praticamente spariti dalla circolazione. Logan (ovvero Wolverine) lavoricchia per campare e per assistere il vecchio Charles Xavier, flebile mentalmente e potenzialmente pericoloso per via dei suoi poteri psichici. In ciò è coadiuvato da Calibano, miserello anche lui senza particolari scopi nella vita. Poi, all’improvviso o quasi, compare una giovane mutante, Laura, dalle capacità simili a quelle di Logan. E ovviamente ci sono poteri forti che la vogliono nelle loro mani.

Questa la trama in breve e senza spoiler, tranne ciò che già si evinceva dal trailer. Permettetemi di partire subito in quarta parlando un po’ del protagonista. Hugh Jackman, al suo ultimo film in questo ruolo (a diciassette anni dal primo!) è davvero… posso dirlo? E’ bravo. In questo caso, il mutante non è più quella macchina da guerra potentissima che è stata in passato. E’ invecchiato, è più debole, in lui è in corso un processo degenerativo. E l’attore a mio avviso rende in maniera credibile la stanchezza fisica e mentale dell’uomo che si è arreso, che ha poco per cui vivere, che si trascina stancamente, che vorrebbe solo starsene per i fatti suoi ma per il quale non è ancora giunta l’ora della pensione. Ho paura a dirlo, lo sussurro solo, ma potrebbe essere la migliore interpretazione dell’attore australiano. Il look è accuratamente trascurato, barba lunga, occhiaie, frequenti macchie di sangue (il film Marvel con più cambi d’abito?).

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A fargli da degnissima spalla è Patrick Stewart, nel ruolo del professor Xavier, anche lui non più come un tempo. Continue crisi mentali, dipendenza da farmaci, la memoria che vacilla. Eppure, umanissimo nel suo voler aiutare Laura, nel suo comportarsi come un nonno (e un padre) affettuoso, nel suo voler mantenere una sua dignità anche nella situazione di impotenza in cui è ridotto. Estremamente realistico e anche un po’ toccante.

Difficile valutare l’interpretazione di Dafne Keen come Laura, una parte abbastanza monocorde, ma che richiedeva comunque una certa capacità. Sicuramente fa uno strano effetto vedere una bambina in un ruolo così badass. Resta la curiosità di sapere se continuerà la propria strada nel mondo del cinema oppure no. Efficaci come comprimari Boyd Holbrook nel ruolo di Pierce, l’uomo che tampina i mutanti, e Stephen Merchant come Calibano.

Il film è nel complesso riuscito, come dicevo all’inizio. L’azione è sempre ben studiata, e pur non potendo contare sulla varietà di poteri e personaggi in campo – ricordo che di fatto abbiamo un protagonista assoluto e una bambina con capacità uguali alle sue – riesce a non risultare ripetitiva. Si nota quasi un macabro gusto nel mostrare gli artigli dei mutanti che affondano nei corpi dei nemici in ogni punto e con ogni angolazione possibile. C’è uso e abuso di sangue finto. Nondimeno, prevalenti e più importanti sono le fasi di intimità tra personaggi, i dialoghi, le riflessioni che sorgono. In questo, a fare da figura centrale è il vecchio Xavier, con i suoi ricordi e le sue speranze. Tuttavia, se devo trovare un difetto è forse quello di non aver osato di più. Ok: avete deciso di fare un film degli X-Men in cui non sono i combattimenti il punto focale? Approvo la scelta e la incoraggio. A questo punto, perché non spingersi un pochino più in là? Perché non rendere la storia ancora più intimista, psicologica, soggettiva? Forse mi aspettavo troppo da questo punto di vista, ma avrei desiderato ancora più introspezione. Ma probabilmente si sarebbe snaturato troppo il fatto stesso di essere un film di supereroi… che tali non sono più, o forse lo sono più che mai, così umani e così fragili.

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Dal punto di vista tecnico, non ho particolari lamentele. Bella la fotografia, con i suoi paesaggi dell’Ovest americano, che hanno portato a chiedersi – all’uscita del trailer – se si trattasse di scenari post-apocalittici o di normali ambientazioni del mondo rurale americano, con il loro squallore e il loro degrado edilizio (la risposta esatta è la seconda). Buone le musiche, mai invasive, spesso malinconiche. Professionale il regista James Mangold (Ragazze interrotte, Quel treno per Yuma) che se nel precedente film aveva deciso di adottare il titolo di The Wolverine (Wolverine l’immortale in italiano), qui accentua il contrasto con il passato scegliendo Logan, il nome da civile dell’eroe: non è il supereroe il punto focale, ma l’uomo; non è in gioco il suo essere invincibile, ma il suo essere in vita.

In conclusione, consiglio caldamente una visione a chi ama gli X-Men e a chi apprezza Wolverine (che è il  mio supereroe preferito, per inciso). Si potrebbe rimanere delusi dalla svolta più “intima”, ma penso che un vero fan sappia apprezzare la serie anche per la sua capacità di mostrare lati nuovi. Un difetto è forse la durata, decisamente abbondante, ma non sono sicuro che tagliando qualcosa si sarebbe ottenuta maggiore snellezza o si sarebbe snaturato il prodotto. Ogni scena ha infatti un suo perché nel descrivere la natura dei personaggi e le loro debolezze. Non mi meraviglia che, all’uscita nelle sale, l’opera abbia ricevuto un’accoglienza molto positiva.

P.S. Il momento più bello è quando Xavier e Laura guardano in tv Il cavaliere della valle solitaria.

———
Logan (2017, USA, 137 min)

Regia: James Mangold

Soggetto: James Mangold

Sceneggiatura: Scott Frank, Michael Green

Fotografia: John Mathieson

Musiche: Marco Beltrami

Interpreti principali: Hugh Jackman (Logan), Patrick Stewart (Charles Xavier), Dafne Keen (Laura), Boyd Holbrook (Pierce), Stephen Merchant (Calibano)

8 thoughts on “Al cinema: Logan – The Wolverine, di James Mangold

  1. Mi è piaciuto molto! A me lo strato intimista non ha deluso, l’ho trovato della giusta misura nel contesto di questo film.
    La pecca è il villain. Avrebbero dovuto spingere di più, magari proprio sulla sua ossessione per wolverine, il voler creare un’arma perfetta con il suo dna. Perchè ci avrebbe guadagnato in credibilità anche x24. 🙂

    1. Ti dirò, temevo di peggio per quanto riguarda il villain. Avevo paura che fosse troppo poco carismatico, ma in realtà non è stato neanche malaccio. E poi un Logan più umano necessitava di nemici più umani (e del resto di mutanti non ne sono rimasti molti…). Comprendo però la tua preferenza per una maggiore caratterizzazione. 🙂

  2. Visto oggi pomeriggio: per me è il miglior X-Men di sempre. Sporco e violento ma al tempo stesso sentimentale e molto intimista, non ha paura di osare nè in un verso nè nell’altro; sicuramente è anche merito del successo di Deadpool se questo film è stato possibile.
    Due osservazioni:ho letto che era stato scritto un flashback su Westchester ma che non è mai stato girato, e la cosa mi ha spezzato il cuore, io DEVO sapere cosa è successo, e due, il doppiaggio è terribile, Laura in alcune scene non si può sentire, e nella prima scena in cui appare Xavier il doppiatore urla quando Patrick Stuart non lo fa.

    1. Da quello che ho capito, hanno preferito lasciare il “detto-non-detto”, accennare solo all’evento e lasciare all’immaginazione quanto è realmente accaduto. Insomma, hanno scelto di concentrarsi sul presente e i personaggi ancora in vita piuttosto che sul passato, lasciando del mistero. Anche se si tratta effettivamente di informazioni superflue per la comprensione del film, i fan del fumetto avrebbero certamente preferito maggiore completezza.
      Sul doppiaggio di Laura c’è di positivo che per un bel po’ non ce lo sorbiamo. 😉

      1. Sì, l’ho letto anche io stamattina; è una scelta che condivido ma che soddisfa poco il fanboy che è in me!

        Ahahah all’inizio pensavo che Laura sarebbe stata muta per tutto il film! Mi piaceva molto finché non ha aperto bocca.

  3. Vedo che hai apprezzato le musiche di Marco Beltrami. A me era piaciuta molto la sua colonna sonora di Quel treno per Yuma, che è stata la prima volta che ha lavorato con Mangold…

    1. Onestamente non avevo fatto caso al binomio Mangold-Beltrami anche in “Quel treno per Yuma”. 😀
      Da quello che ricordo però in effetti non era una colonna sonora malvagia.

      1. sarà che sul mio iPod ricorre molto spesso (e che dunque forse mi sto assuefando), ma a me il tema di 3:10 to Yuma risulta davvero grandioso 😀 😀

Commenti

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