Al cinema: T2 Trainspotting, di Danny Boyle

t2 locandinaFra Trainspotting e Porno, i due romanzi di Irvine Welsh che stanno alla base di questo atteso sequel, passano soltanto nove anni.

Gli stessi sia nella realtà che nella finzione.

La sceneggiatura di John Hodge li fa diventare più del doppio, celebrando il ventennale di un cult degli anni Novanta.

Siamo nuovamente a Edimburgo. O, per meglio dire, questa volta siamo davvero a Edimburgo.

C’è l’aeroporto con quell’enorme scritta che accoglie i turisti e i loro primi selfie. C’è l’Arthur Seat e il castello. Ci sono persino le tre celebri cabine rosse del Royal Mile. In partenza, Danny Boyle la butta un po’ in cartolina, forse per farsi perdonare l’affronto di vent’anni prima, quando aveva spacciato Glasgow per Edimburgo per il novanta percento del film. Ma lo spot promozionale della capitale scozzese dura ben poco e il regista ci fa subito immergere nello spirito nostalgico, vero leitmotiv della pellicola. Mark Renton torna in Scozia dopo vent’anni e cosa trova?

La sua cameretta con quell’allucinante tappezzeria di trenini.

Trova i suoi vecchi compagni di malefatte.

Sick Boy, che boy non è più e che è diventato una sorta di Fabrizio Corona di Scozia.

Franco, che si è fatto vent’anni di prigione.

E Spud, che vive ancora in quel postaccio che ne aveva viste di crude e di cotte (al cucchiaio).

trainspotting

Mark ci ha provato a farsi una vita normale, quella che tanto disprezzava nei suoi vaticini da tossico. Ma non ce l’ha fatta, ovviamente. E dunque eccolo tentare di riavvicinarsi ai suoi amici, di ritorno dall’Olanda. Come volete che la prendano loro? Male, per chi conosce il finale del film del ‘96. Sick Boy e Franco, in particolare, proveranno a scotennarlo in almeno un paio di occasioni.

Da Trainspotting a T2, ovvero: dalla cinica fotografia dell’autodistruzione giovanile alla compassata celebrazione del perdente.

Ancora una volta il monologo anti-sistema regala il momento più intenso di una sceneggiatura altrimenti misera, che assurge a mero pretesto per l’operazione nostalgica di fondo, accentuata dal ricorso a sequenze tratte dal film del ’96 e ad immagini dell’infanzia dei protagonisti (queste, francamente fuori luogo).

Pure il cesso della “più lurida toilette di Scozia” si merita un richiamo.

E la colonna sonora non poteva restare immune dalle citazioni, con Lust for Life cantata questa volta dai Prodigy e Born Slippy degli Underworld in versione Slow. Ad esse si aggiungono tre celebri canzoni della stagione ’83-’84 (e ci sarà sicuramente un motivo, a me ignoto): Relax di Frankie Goes to Hollywood, Radio Ga Ga dei Queen e It’s Like That dei Run DMC.

Dimenticavo. Gli attori, ovviamente, sono gli stessi di vent’anni fa. E pure i doppiatori, purtroppo. Perché il timbro di Christian Iansante, la voce italiana di Mark Renton, è davvero duro da digerire.

t2-trainspotting

Per il resto, la regia di Danny Boyle è come sempre spumeggiante e divertente, con il sagace uso di grandangoli, qualche inquadratura alla Quarto Potere di troppo e un montaggio a tratti serratissimo.

Nel complesso, ad un inizio che fatica non poco ad ingranare segue una parte centrale sostanziosa – la più interessante della pellicola – ed un finale che chiude la gaussiana rispedendo al ribasso il livello di soddisfazione. Poco a che vedere, dunque, con l’originalità e l’irruenza stilistica del film del ’96.

Merita comunque di essere visto? Forse sì.

Meritava di esser fatto? Probabilmente no.

___

T2 Trainspotting (2017, Regno Unito, 117 min)

Regia: Danny Boyle

Soggetto: Irvine Welsh

Sceneggiatura: John Hodge

Fotografia: Anthony Dod Mantle

Interpreti principali: Ewan McGregor (Mark ‘Rent Boy’ Renton), Jonny Lee Miller (Simon ‘Sick Boy’ Williamson), Ewen Bremner (Daniel ‘Spud’ Murphy), Robert Carlyle (Francis ‘Franco’ Begbie), Anjela Nedyalkova (Veronika Kovach)

9 thoughts on “Al cinema: T2 Trainspotting, di Danny Boyle

  1. Non so se dirlo o non dirlo… è una ammissione alquanto grave…
    Ok lo dico: non ho mai visto nemmeno il primo!

      1. Sì, Piccoli omicidi tra amici, The Beach, Millionaire e 127 ore.
        Lo so, devo recuperare 😦

  2. è sempre il problema dei sequel di grandi film: non potranno mai superare la bellezza del primo, salvo in casi rarissimi. Sostanzialmente si guarda sempre agli incassi dovuti alla curiosità, invece che cercare di concepire un capolavoro come si dovrebbe, anche se, come spesso succede, i miti, nascono sempre dopo e come tali rimarranno nel nostro immaginario. Ewan McGregor rimane comunque uno dei miei attori preferiti…

    1. Ewan McGregor è a suo modo un grande, ha saputo mettere d’accordo un po’ tutti con interpretazioni disparate: i nerd con l’Obi Wan Kenobi della seconda trilogia di Star Wars, le romanticone con MoulinRouge, i buongustai con film come BigFish… anche a me piace molto e purtroppo l’anno scorso mi sono perso il suo esordio alla regia, in un’opera che peraltro ho divorato su carta, American Pastoral di Roth…

  3. lo perso anch’io cavoli… concordo sul “divorato”. Io tra l’altro ho apprezzato lavori minori di McGregor come “Stay-nel labirinto della mente” o “The Eye – lo sguardo”: strani, belli e particolari.

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