touch of modern: Underground, di Emir Kusturica

underground kusturicaSono così belle le tue bugie!

Qualche mese prima che gli accordi di Dayton chiudessero mestamente la terrificante carneficina dei Balcani (1992-1995) qualcuno aveva già scritto il necrologio della Jugoslavia con un film stilisticamente flamboyant e politicamente dissacrante. Si trattava di Underground del cineasta bosniaco naturalizzato serbo Emir Kusturica, per noi terzo titolo da annoverare tra le 12 migliori Palme d’Oro a Cannes. Vero “campione” da festival europeo, Kusturica all’epoca figurava già iridato del Leone d’Oro per la miglior opera prima nel 1981 con Ti ricordi di Dolly Bell? (Sjećaš li se Dolly Bell?) e di una precedente Palma nel 1985 con Papà è in viaggio d’affari (Otac na službenom putu).

Autore geniale e controverso, con un gusto tutto particolare per il registro comico e i toni grotteschi, Kusturica fu considerato il vate della commedia politica slava per almeno tutti gli anni 90, genere di cui Underground è senza dubbio un portabandiera dall’essenza al contempo amara e vivace. Il piglio guascone del regista riscosse naturalmente molte simpatie tra i giurati di Cannes, ma a parte questa nota di colore il film con tutta la sua connotazione sui generis è diventato ben presto una pietra miliare del cinema contemporaneo europeo.

Con la sequenza d’apertura siamo trascinati nella notte brava dei compagni titini Marko e Petar per le vie di una cittadina in guerra (siamo negli anni quaranta dell’occupazione nazista), in cui al seguito del carretto trainato da un cavallo – da dove l’ubriaco Petar detto il Nero spara all’impazzata – c’è un’orchestra di trombe e tromboni che suona a passo di corsa; le sonorità di Goran Bregović, oggi arcinote, inauguravano all’epoca un trend musicale esplosivo destinato a diffondersi a macchia d’olio sfondando il perimetro folkloristico delle feste gitane o del festival trombettistico di Guča in Serbia.

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Marko e Petar il Nero sono interpretati dagli attori serbi Miki Manojlović e Lazar Ristovski; quest’ultimo in particolare indossa con esilarante disinvoltura i panni dell’homo balcanicus, roccioso campione di virilità, buontempone e iracondo, generoso e vendicativo. Completa il triangolo la femme fatale Natalija, una effervescente Mirjana Jokovic, amante di tutti e di nessuno, personaggio che ha qualcosa dell’espressività ingenua e ferina di Laura Dern nei film di Lynch.

La storia, scritta dal regista insieme a Dušan Kovačević, disegna il complicato intreccio dei tre protagonisti, in cui si frappone per una parentesi anche l’ufficiale tedesco Frantz (Ernst Stötzner), dall’epoca della lotta partigiana contro l’invasore nazista a quella della guerra fratricida tra serbi, croati e bosniaci negli anni Novanta; la diatriba amorosa tra i compagni porterà a una rocambolesca piega degli eventi, in cui un diabolico piano architettato da Marko vedrà il rude Petar insieme a un gruppo di partigiani (immancabile il corteo di musicanti) tenersi nascosto per anni in uno scantinato, un piccolo mondo segreto dove la Storia si ferma ma la vita continua, in godottiana attesa di una chiamata da parte del maresciallo Tito.

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L’aspetto che forse desta maggior stupore nel guardare questo splendido carnevale balkan è la sontuosa scenografia di Aleksandar Denic, il quale decora gli spazi con estro e affascinante disequilibrio; in questi ambienti pregni di dettagli come quadri di Bosch o fumetti di Jacovitti gli attori si muovono con coreografica teatralità, accentuata anche da alcuni personaggi pittoreschi come il fratello di Natalija dagli occhiali vignettistici o lo scimpanzè Soni.

C’è nostalgia per la Jugoslavia, la bella bugia di Tito saturata in una violenza brutale sottolineata nella parte conclusiva del film, nostalgia per la convivialità delle interminabili feste famigliari ora bagnate dal sangue dei figli, dolci ricordi che si staccano come la zattera di pietra nella sequenza finale. Nostalgia per un passato sepolto in numerose fosse comuni, narrato con una certa tristezza poetica e un pizzico di humour balcanico anche attraverso i tipici cartelli neri del cinema muto, con tanto di classica doppia cornicetta bianca.

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Underground (1995, ex Jugoslavia/Francia/Germania/Bulgaria/Rep. Ceca/Ungheria, 170 min.)

Regia: Emir Kusturica

Sceneggiatura: Dušan Kovačević, Emir Kusturica

Fotografia: Vilko Filac

Musiche: Goran Bregović

Interpreti principali: Miki Manojlović (Marko), Lazar Ristovski (Petar Popara detto il Nero), Mirjana Jokovic (Natalija)

20 thoughts on “touch of modern: Underground, di Emir Kusturica

  1. Flamboyant, dissacrante, grottesco, rocambolesco. Hai usato tutti aggettivi perfettamente calzanti con la natura guascona e totalmente sui generis di questo bellissimo film…

    1. Voglio recuperare un po’ Kusturica… mi mancano i suoi famosi ‘Gatto bianco, gatto nero’ e ‘Il tempo dei gitani ‘

  2. Mamma mia che sei andato a ricordarmi! Quante volte l’ho rivisto, all’epoca, consumando il CD della colonna sonora…
    È una vita che non mi ricapita di vederlo, forse oggi non lo capirei ma all’epoca l’ho molto amato 😉

      1. Non so, è una sensazione. Sono molto cambiato dall’epoca e magari oggi un film dallo stile così marcato forse non lo apprezzerei come allora, forse non mi conquisterebbe. Però i ricordi che ne conservo sono tutti belli e me li tengo stretti 😛

      2. Ti capisco, ho anch’io la stessa sensazione su alcuni film che infatti non oso rivedere perché sono certo che non li apprezzerei come li avevo apprezzati quella volta

      3. Ci sono film che mi sono entrati nel cuore e che potrei rivederli in ogni istante ed amarli profondamente, altri invece li ho legati a momenti precisi della mia vita e al di fuori di quelli sento che non saprei apprezzarli allo stesso modo. Infatti quelli evito di rivederli perché mi piace conservarne un bel ricordo 😉

      4. Sì esatto, è proprio così… se vuoi ti faccio ridere e ti dico qual è uno di quei film di cui parlo io… Anche se dopo farai così 😱😱😱

      5. Ma sì siamo onesti e trasparenti… devo premettere che era un periodo in cui ero bohemien a palla (in tutti i sensi) e sognatore e quant’altro… e abitavo in una mansarda vicino piazza Vittorio a Torino, non so se hai presente la bohemità della cosa 😁… comunque il film in questione è Il favoloso mondo di Amelie, anzi per essere onesto al 100% ora lo vado ad aggiungere tra i miei guilty pleasure sul “Chi siamo”… bene ora puoi ridere 😁😁😁

      6. E’ uno splendido delizioso film, dalla colonna sonora titanica che meriterebbe un Oscar lei sola. E poi c’è pure quel genio mancato di Mathieu Kassovitz, anche se fa solo l’attore. L’ho visto solo un paio di volte ma ho adorato quel film e non mi stupisce ti sia rimasto nel cuore: come si può vedere le immagini perfette di Jean-Pierre Jeunet e ascoltare “La valse d’Amélie” senza rimanerne profondamente colpiti? 😉
        Senza dimenticare “Comptine d’un autre été” e soprattutto quello che considero il vero capolavoro musicale del film, perfetto accompagnamento delle immagini: “Les jours tristes”…

      7. Fiuuu pensavo mi avresti sommerso di risa e scherzato (come dice Elio)… comunque sì la colonna sonora è pazzesca, sto cd con sopra scritto Yann Tiersen l’avrò fuso da quante volte l’ho ascoltato…poi per fortuna sono arrivati gli mp3… ps: Paolo scusa ma siamo andati leggermente OT da Kusturica…😁😁

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