Oldies but Goldies: La foresta pietrificata di Archie L. Mayo

la-foresta-pietrificataRobert E. Sherwood, prolifico scrittore a tutto tondo ed esponente di spicco della Tavola Rotonda dell’Algonquin (circolo letterario newyorkese molto in voga negli anni ‘20),  vanta nel suo carnet una straordinaria produzione di reportage, biografie, testi teatrali e sceneggiature per il cinema che lo portarono a collezionare quattro Pulitzer e un Oscar (nel ’47, con la sceneggiatura de I migliori anni della nostra vita di Wyler). Tra i suoi lavori più acclamati figura certamente La foresta pietrificata (The Petrified Forest), dramma in due atti che debuttò nella Grande Mela nel 1935, che racconta con un certo fatalismo la Grande Depressione americana sul solco della tradizione western; acquistati i diritti, la Warner col suo eclettico uomo di punta Hal B. Wallis mise sotto contratto il regista Archie L. Mayo facendo adattare la piece da Charles Kenyon in tandem con l’allora emergente Delmer Daves.
Furono presi dal palcoscenico due tra i protagonisti della prima, Leslie Howard e Humphrey Bogart, ai quali venne affiancata la diva Bette Davis fresca di premio Oscar per la sua interpretazione in Paura d’amare di Alfred Green.

The Petrified Forest (1936) 720p BRrip.sujaidr (pimprg)[17-06-13]

La sequenza iniziale conserva ancora il suo fascino avvolgente; una strada nel bel mezzo del deserto dell’Arizona sotto un sole abbacinante, i mitici cespugli rotolanti sospinti dal vento, una figura di spalle attraversa raminga questo tipico paesaggio western. La cinepresa anticipa di poco il misterioso viandante in una sperduta stazione di rifornimento gestita dalla famiglia Maple; il padre Jason (il caratterista Porter Hall), il nonno (Charley Grapewin che indossa perfettamente i panni del classico eccentrico vecchietto dalla parlantina aneddotica) e la giovane figlia Gabby (Bette Davis), anima romantica che sogna un futuro lontano da quel posto dimenticato da Dio. C’è poi il garzone Boze (un simpatico Dick Foran), la cui muscolatura riempie fiera una maglietta da football, che corteggia con perseveranza e goffaggine la ragazza.

petrifiedforest1936_678x380_04262013040525

A frustrare l’ennesimo tentativo di seduzione da parte di Boze giunge lo scrittore vagabondo Alan Squier (il divo Leslie Howard dai lineamenti dolci e dal nobile portamento), che catalizza immediatamente le attenzioni della giovane sognatrice. Il nuovo arrivato porta una ventata d’Europa (ha vissuto lungamente in Francia, dove ha peraltro divorziato dalla moglie), sebbene col suo gentile disincanto non incoraggi affatto l’estasiata interlocutrice ma anzi cerchi di stemperare quella tipica polarizzazione transatlantica, il sogno di realizzare sé stessi in una fascinosa e remota “terra promessa”. Con Squier si creano le premesse per quel meccanismo narrativo piuttosto caro ai noir hollywoodiani, la situazione drammatica che vede un gruppo di persone – assortite dal caso – ostaggio di una banda di malviventi all’interno di un luogo chiuso (in questo caso il diner della stazione). Uno stallo che consente lo sviluppo di dialoghi rivelatori.

petrifiedBogie

Sopraggiunge infatti, debitamente preannunciato da una ridda di voci e articoli di giornale, il sanguinario gangster Duke Mantee, interpretato validamente da un Humphrey Bogart al primo ruolo importante della sua folgorante carriera. Dopo aver sottratto l’automobile a un assicuratore (Paul Harvey) che stava viaggiando con la moglie (Genevieve Tobin) e lo chaffeur (Perc Teeple), il bandito irrompe con la sua cricca alla stazione, per sfuggire alla polizia. Con posa estremamente teatrale, le mani come appese all’altezza del busto e una costante espressione cupa, Bogart prende posizione su una sedia sopra il soppalco da dove dominerà sugli astanti. La durezza del personaggio non nasconde il suo essere vagamente tonto, una spietatezza animale con una parvenza di singolare bonarietà; se non esiterà a sparare su chi si ribella, si preoccuperà pure che il vecchio Maple non beva un bicchiere di troppo.

petrified-forest-51p

Tutto sarà coronato da un atto di abnegazione decisamente particolare, un atto eclatante che vuol essere ascritto all’ amore ma che di certo è discutibile. Vedere per capire, non spoilero ma getto l’esca della curiosità. L’aroma teatrale in questa storia è chiaro e pungente, Archie Mayo non sembra avere una personalità registica tale da cannibalizzare un testo del genere. Belli i chiaroscuri nella fotografia di Sol Polito, come pure la scenografia minimale di John Hughes i cui temi desert-style porterà al massimo splendore qualche anno dopo ne Il tesoro della Sierra Madre di Huston.

———

La foresta pietrificata (The petrified forest, 1936, USA, 82 min.)

Regia: Archie L. Mayo

Sceneggiatura: Charles Kenynon, Delmer Daves

Musiche: Bernhard Kaun

Fotografia: Sol Polito

Interpreti principali: Bette Davis (Gabby Maple), Leslie Howard (Alan Squier), Humphrey Bogart (Duke Mantee)

5 thoughts on “Oldies but Goldies: La foresta pietrificata di Archie L. Mayo

    1. E’ l’anno giusto per recuperare tutta la filmografia del grande Bogie, che ci ha lasciati 60 anni or sono.

Commenti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...