Lo scrigno: Intervento divino, di Elia Suleiman

intervento divino2[Lo scrigno, ovvero: film semi-sconosciuti o dimenticati che a nostro avviso vale la pena andare a recuperare, per evitare che cadano nell’oblio o che passino inosservati. Questa volta tocca ad una pellicola palestinese del 2002, distribuita in Italia ma poco conosciuta. Go get it!]

Un Babbo Natale pugnalato da bambini arabi interessati più a questioni di principio che alla ricca cesta di doni che l’uomo porta sul dorso.

Vicini di casa che litigano su piccole questioni quotidiane: l’auto che ingombra il passaggio, lo smaltimento dei rifiuti, i confini delle adiacenti proprietà. 

In mezzo a questo surreale tran tran, ES, un arabo di Nazaret, si incontra periodicamente con la sua fidanzata di Ramallah nella terra di nessuno che sta tra i checkpoint che dividono Israele e Cisgiordania.

intervento divino3Il loro rapporto si consuma nel silenzio e in un platonico intreccio di mani, l’una nell’altra. Finché lui, con uno stratagemma (fa volare in aria un palloncino con il volto di Yasser Arafat), riesce ad eludere la sorveglianza dei soldati israeliani e a far passare la donna.

Il padre di ES, sul lastrico a causa della crisi economica, ha un attacco di cuore.

C’è questo e molto altro in questo originalissimo film di Elia Suleiman, regista palestinese, nato in Israele e formatosi negli Stati Uniti.

La prima mezz’ora è totalmente spiazzante, per certi versi geniale, ricca di un’ironia agrodolce che rimanda al periodo del muto, ma anche alla comicità di Chaplin. Ed infatti i dialoghi sono ridotti all’osso, tanto che non si è ritenuto necessario prevedere il doppiaggio, che per i film arabi si risolve spesso in una discutibile forzatura.

Le situazioni ripetute (l’uomo che getta i sacchetti della spazzatura nel giardino della vicina, l’appuntamento nella terra di nessuno), l’uso del fuori campo (il ragazzino che palleggia e a cui viene bucato il pallone) dimostrano un’ottima padronanza del mezzo cinematografico da parte del regista, che sa destreggiarsi in maniera efficace con la macchina da presa e con il montaggio.

Alla lunga la pellicola perde tuttavia lo slancio iniziale, risolvendosi in una sommatoria di sketch e situazioni surreali, con una frammentazione accentuata dalla scelta dell’utilizzo delle dissolvenze.

Il regista non si risparmia qualche tuffo nel grottesco (la sequenza in stile Matrix, con una terrorista – simile al personaggio di un videogioco – che si batte contro alcuni poliziotti-ballerini israeliani) e alcune scene tra l’onirico e lo psicanalitico (il nocciolo del frutto che si trasforma in un ordigno che fa esplodere un tank).

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Non per niente il protagonista si chiama ES, come le iniziali del regista che lo interpreta, ma anche come l’inconscio di Freud.

Il film è chiaramente schierato dalla parte dei palestinesi, come dimostra l’ironia nei confronti degli israeliani: i soldati che sbeffeggiano gli automobilisti arabi fermi al checkpoint; il poliziotto che per dare indicazioni ad una turista è costretto a farla parlare con il prigioniero palestinese (chiara allusione a chi dovrebbe conoscere meglio il territorio).

Al di là delle questioni politiche ed etniche, il film merita una visione, sicuramente da parte di coloro che sono attenti alle opere dei Paesi meno presenti nella scena cinematografica internazionale.

intervento divino4Poco conosciuto in Italia, non è tuttavia passato inosservato nel Vecchio Continente, ricevendo numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio della Giuria al Festival di Cannes. Ha fatto discutere, invece, la mancata considerazione per la candidatura all’Oscar come miglior film straniero, dovuta al fatto che il film fosse palestinese e dunque di una Nazione non riconosciuta dal regolamento del premio. Visto il polverone sollevato da chi riteneva che vi fossero altre questioni politiche nella decisione, la pellicola è stata poi presa in considerazione per l’annata successiva, non riuscendo tuttavia a qualificarsi nella cinquina dei finalisti.

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Yadon ilaheyya (2002, Palestina/Francia/Germania/Marocco, 100 min)

Regia, Soggetto e Sceneggiatura: Elia Suleiman

Fotografia: Marc-André Batigne

Interpreti principali: Elia Suleiman (ES), Manal Khader (la donna), Nayef Fahoum Daher (il padre)

5 thoughts on “Lo scrigno: Intervento divino, di Elia Suleiman

    1. Eh sì, è davvero una piccola perla, soprattutto perché affronta la questione arabo israeliana in un modo totalmente fuori dagli schemi e, soprattutto, in modo abbastanza irriverente, fondendo dramma e commedia

Commenti

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