touch of modern: Apocalypse Now, di Francis Ford Coppola

Apocalypse Now 01“L’orrore… L’orrore!”

Prosegue il nostro speciale dedicato ai 70 anni del Festival di Cannes, con Apocalypse Now. Il film si aggiudicò la Palma d’oro alla 32° edizione ma, oltre a questo, guadagnò un posto nell’Olimpo del cinema di guerra con la sua visione spietata, grottesca, a tratti surreale del conflitto in Vietnam. La storia è ispirata a quella del romanzo “Cuore di tenebra”, di Joseph Conrad ma, a parte l’idea di base e qualche frase sparsa, prende una strada tutta sua.

Commentare e soprattutto analizzare un film come questo, su cui si è detto di tutto, sarebbe velleitario. Mi limiterò a fare una carrellata di osservazioni e ricordi. Il tema, per chi non lo conoscesse? In due righe: il capitano Willard (Martin Sheen) viene incaricato di trovare il colonnello Kurtz, sparito misteriosamente nella jungla del Vietnam durante la guerra. 

Il film è lungo, si prende i suoi tempi, e la versione Redux (uscita nel 2001), aggiunge ai già cospicui 150 minuti altri 47 di scene che il regista fu a suo tempo costretto a sforbiciare. La vicenda è anche una sorta di Odissea, quella di Willard, che nell’afoso, ostile, malsano ambiente delle foreste tropicali porta avanti la sua convinta ma non convintissima ricerca dell’ufficiale scomparso. Il viaggio, lungo e torrido, è punteggiato di eventi ed incontri.

Primo per ordine cronologico e direi anche per memorabilità è quello con Kilgore (Robert Duvall) e il suo amore feticista per il napalm. “Mi piace l’odore del napalm al mattino”: la morale e il senno se ne sono andati di pari passo. Non so se si possa parlare di immortalità di una scena del mondo cinematografico, ma quando penso agli elicotteri su sfondo rosso fuoco che scaricano l’inferno al ritmo della cavalcata delle Valchirie… bè, se non ci va vicino questo! “Ma quell’odore… sai quell’odore di benzina? Tutto intorno. Profumava come… come di vittoria”.

Apocalypse Now 02

Successivamente, Willard assiste alla surreale esibizione di modelle di Playboy con concerto musicale per allietare l’umore dei soldati. Una scena contraria al buonsenso e al buongusto, che stona con lo sfondo della guerra e della jungla, pur facendone parte a tutti gli effetti.

E poi ancora, l’incontro con i francesi (solo nella versione estesa), persone improvvisamente fuori posto (o forse lo sono sempre stati?), in un mondo che non è più una loro colonia e non è mai stata la loro patria, benché abbiano provato a renderla tale mantenendo costumi totalmente stranianti in quel contesto.

La ricerca prosegue, tra dubbi e interrogativi, e ci scappa pure il morto, come è inevitabile in guerra, ma non per questo più accettabile. E poi infine eccolo, Kurtz, un quanto mai bolso Marlon Brando, capace di essere incisivo anche dalla penombra in cui aveva chiesto di essere ripreso per non mostrare il decadimento fisico (del resto con il cachet che ricevette, almeno una buona performance era d’uopo che la fornisse).

Apocalypse Now 03

La filosofia dell’ex-ufficiale,  promosso – o retrocesso? – a divinità dei nativi fa breccia nel cuore di Willard, che ne è almeno in parte affascinato o perlomeno non la allontana senza porsi qualche domanda. “Noi addestriamo dei giovani a scaricare napalm sulla gente, ma i loro comandanti non gli permettono di scrivere “cazzo” sui loro aerei perché è osceno”. Il discorso-monologo di Kurtz non è neppure dei più brevi e sfiora tantissimi aspetti, abbastanza da chiedersi quanto ci faccia e quanto ci sia. Eppure tocca delle corde che si era cercato o tentato di tenere celate. Di fronte all’orrore della guerra, cos’è la scelta di un individuo di tradirla e nascondersi al resto del mondo? “Avete il diritto di uccidermi, questo sì, ma non avete il diritto di giudicarmi”.

E noi spettatori abbiamo il diritto di giudicare? Direi proprio di sì. E come giudicare Apocalypse Now? Può piacere o non piacere, ma che abbia segnato il mondo del cinema, questo credo sia innegabile. Chi lo guarda ne esce stordito, un po’ come Willard nel finale del film, in cui pare come intorpidito da quanto è accaduto, da quanto ha sentito e da quanto ha fatto. Come se tutto non fosse che un lungo sogno – o meglio incubo – cui assiste sulle note dei The Doors, nella speranza che finisca presto, mentre la pioggia scroscia inclemente e pietosa al tempo stesso, lavando via i peccati.

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Apocalypse Now (1979, USA, 150 min, 197 min la versione estesa)

Regia: Francis Ford Coppola

Sceneggiatura: Francis Ford Coppola, Michael Herr, John Milius

Musiche: Carmine Coppola, Francis Ford Coppola

Fotografia: Vittorio Storano

Interpreti principali: Martin Sheen (Willard), Robert Duvall (Kilgore), Marlon Brando (Kurtz), Frederic Forrest (Hicks), Albert Hall (Phillips)

7 thoughts on “touch of modern: Apocalypse Now, di Francis Ford Coppola

  1. Siamo al nostro secondo F.F. Coppola su 12 palme d’oro… scelta inevitabile per certi versi… devo ammettere che questo film l’ho apprezzato veramente e in pieno solo alla seconda visione…dopodiché ce n’è stata una terza, una quarta, ecc.

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