Al cinema: Guardiani della Galassia vol. 2, di James Gunn

gotg2In una recente intervista James Gunn afferma che Guardiani della Galassia Vol. 2 è stata di gran lunga l’esperienza più libera e appagante della sua carriera registica, una rielaborazione del fumetto (che oggi spacciano per fondamentale, ma è sempre stato di nicchia) pensata e scritta interamente da lui con a disposizione budget pressochè illimitato e carta bianca su ogni scelta da parte di Kevin Feige. Queste fortunate premesse creative, sull’onda del successo planetario del primo Guardiani della Galassia, hanno dato vita a quello che probabilmente è il più bel prodotto MCU uscito da quel lontano 2008 in cui l’Iron Man di Favreau indossò l’armatura di ferro riavviando il franchise. L’ho sparata troppo grossa? Forse. Mi avrà contagiato quella verde strafiga di una Gamora col suo cannone da navicella spaziale caricato in spalla.

Giostra dell’esagerazione sempre più simile per contenuti e similitudini visive al videogame, la seconda avventura degli eroi più strampalati usciti dal genio di Stan Lee è ancor più ghiotta della prima. Fin dalle prime scene regnano le spacconate, gli scontri sproporzionati, le acrobazie più assurde; una creatura mostruosa sputazza e stentacola come un gigantesco mocio, Starlord e i suoi compagni multicolor le svolazzano attorno martellandola coi laser, rotolando saltando e rimbalzando mentre la mascotte della weird crew, il rinato piccolo Groot, se la balla sulle note di Mr. Blue Sky della Electric Light Orchestra. Colonna sonora gasantel’Awesome Mix Tape vol. 2 – action spettacolare, scenografie ed effetti da sballo (date un’occhiata soltanto alla sezione “Visual effects” della pagina Imdb, più che una squadra è un battaglione) sono la spina dorsale su cui regge questo film; eppure, sembra incredibile dirlo, non è affatto un giocattolone sgargiante e vuoto.

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La storia sceneggiata da Gunn grazie al cielo non è glassata dei sentimentalismi nè ingrigita delle pippe mentali degli ultimi cinecomics, vedasi la crisi di coscienza collettiva in Capt. America Civil War, ma non sente neanche il bisogno di strafare con l’ambiguità hero/villain come avviene col guittissimo Deadpool; i Guardiani sono eroi, sanno da che parte stanno, e le loro zone d’ombra sono per lo più dinamiche interne al gruppo senza i soliti telefonici risvolti esterni o patetiche prese di coscienza. Rocket è stronzo di carattere, non riesce a fare a meno di fare sarcasmo sugli altri, così come Drax è cristallino nella sua dabbenaggine al punto da dire in faccia alla lumachiforme Mantis quanto sia spaventosamente brutta (anche no). Gamora e Nebula vivono un conflitto sororale da manuale di psicanalisi, competizione frammista a odio all’ombra di un padre troppo ingombrante (il potente Thanos). E poi il conflitto centrale, quello che dà sostanza alla storia, lo scontro/confronto atavico tra padre e figlio che vede contrapposti Starlord e il dio-pianeta Ego; in questa dinamica, nella quale interviene anche una seconda figura paterna importante (niente spoiler) si rende evidente il lavoro di fino in sceneggiatura, un bel dirozzamento delle “linee guida per conflitti famigliari” a cui Hollywood ci ha assuefatto.

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Le interpretazioni chiaramente non possono superare più di tanto ciò che ci si aspetta dai canoni del genere, limitandosi a dare brio e sfumature ai personaggi del fumetto; tuttavia anche entro certi limiti si può far benone, come dimostrano i validissimi Chris Pratt (Starlord) e Michael Rooker (Yundu), o il buffo wrestler Dave Bautista (Drax). Naturalmente la silouhette di Zoe Saldana (Gamora) passa difficilmente inosservata, ma è più che dignitosa anche la sua prova in contrapposizione alla più tormentata Karen Gillan (Nebula); ottimo l’inserimento di peso della star Kurt Russell (Ego), che come già visto per Downey jr./Tony Stark si vede anche ringiovanito da una perfetta computer graphic, timbrano il cartellino gli altri tra i quali spicca l’innesto del buon vecchio Sylvester Stallone (il capo dei ravagers Stakar).

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Le scene memorabili sono parecchie e quasi tutte infiammate dall’azione spettacolare, tuttavia la sequenza più intensa rimane quella di un imponente funerale nello spazio, con primi piani di forte impatto emozionale alternati a campi lunghi sui fuochi d’artificio galattici sparati dalle navi, accompagnato dalle immortali note della dolente Father and Son di Cat Stevens.
Continua l’irritante moda (per me) di inserire scene dopo i titoli di coda, stavolta addirittura cinque, trucchetti che fanno montare l’hype per l’inevitabile terzo capitolo; sarà per Gunn impresa assai ardua quella di raggiungere i fasti di questo Volume 2, tuttavia il suo stile originale e quel timbro divertente che non cede alla tentazione della facile parodia, fanno ben sperare.

9 thoughts on “Al cinema: Guardiani della Galassia vol. 2, di James Gunn

  1. va bene che non amo il genere supereroi, però con questi due devo mettermi in pari e guardarli…
    trovo geniale questa idea del tape “awesome mix”, che mi riporta alla mente quelle mitiche raccolte che si facevano negli anni novanta sui cosiddetti mangianastri (ah quant’è che non dicevo questa parola!!) registrando qua e là dalle radio… ah, bei tempi…

      1. Visto ieri il primo per portarmi in pari e tentare di andare a vedere il secondo al cinema, se lo trovo ancora…
        Che dire… mi è piaciuto! Da appassionato di Star Wars e ignorante di tutto il mondo Marvel, l’ho trovato un po’ un Guerre Stellari senza spade laser… non vorrei che il mio essere fan della Saga mi porti a vedere Star Wars un po’ ovunque, ma secondo me in questo caso ci sta eccome!!!
        Poi certo, è più scanzonato e divertente, ma le similitudini sono moltissime…

  2. Dimenticavo! Il pezzo in cui dici che è un film senza patemi d’animo mi ha fatto ricordare la vignetta i Leo Ortolani in Cinemah sulla differenza tra i film Marvel tutti spensierati e quelli DC tutti drammatici…

Commenti

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