touch of modern: Paris, Texas, di Wim Wenders

paris texas Non ricordo nemmeno che cosa è accaduto. C’è come un vuoto. Ed è un vuoto che non si può più riempire…

Un campo lungo cattura, tra le classiche guglie rocciose di un deserto americano, il puntino rosso in movimento di un cappellino da baseball. Un po’ come la Plymouth spielberghiana di Duel, quel dettaglio scarlatto staglia attirando tutta la nostra attenzione; a indossarlo è un uomo che vagabonda come sonnambulo in quel paesaggio western, un camminatore senza meta alla Forrest Gump. Lo spilungone Travis ha il completo gessato e la cravatta impolverati, la barba lunga e nera, il profilo da topo spaventato di Harry Dean Stanton. Sulle note languide di una bottleneck guitar, il regista tedesco Wim Wenders ci introduce così nel piccolo mondo periferico e desertico di Paris, Texas: si tratta per noi dell’undicesima Palma d’Oro che trattiamo nel nostro Speciale dedicato alla settantesima edizione del Festival di Cannes.

Il soggetto di Sam Shepard (dal suggestivo titolo Motel Chronicles) affonda le proprie radici nel mood nostalgico di un family drama americano; un uomo a un certo punto della propria esistenza sente l’impulso di andarsene e mollare tutto, diventa un laconico errante finchè non viene recuperato dal fratello minore – quello “arrivato”, coi piedi ben piantati a terra – quindi riparte alla ricerca della propria amata col figlioletto. Adattata dallo stesso Shepard insieme al regista, coadiuvati da un altro attore-scrittore, L.M. Kit Carson (padre del bambino protagonista, Hunter Carson) la storia trasuda quella calma wendersiana, quei tempi dilatati e silenzi pregnanti che sono un vero incantesimo cinematografico; la colonna sonora si fonde con assoluta grazia facendo echeggiare il vibrante ambient blues di Ry Cooder.

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L’atmosfera rarefatta è terreno ideale per il gusto tutto particolare di composizione dell’immagine di Wenders, esteta raffinato, facendo esaltare l’eccellente resa cromatica della fotografia di Robby Müller. C’è un catalogo di inquadrature che vanno dal pittorico al leziosamente vintage, come la sequenza in cui il redivivo Travis assiste ai filmini in Super8 di un felice passato in cui – nel più abusato dei luoghi comuni, le corse a sorriso spianato lungo la spiaggia, tra scherzi giocosi e abbracci – tutto sembrava perfetto e intramontabile. Il colore chiassoso è grande protagonista della pellicola; oltre ai rossi rubino che chiazzano i grigi e i beige di sfondi desertici o metropolitani, vi sono alcune sequenze ipnotiche come la chiacchierata notturna tra Travis e la cognata Anne su un punto panoramico dove dominano il verde e l’azzurro fluorescente, o gli interni del peep-show dove il protagonista incontra l’amata (una intensa Nastassja Kinski) in cui il fucsia e il vermiglio si fondono in un suadente contrasto pop.

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Per una serie di motivi tra cui un certo ritardo nel completamento della sceneggiatura, questo film giunse col fiato corto al Festival di Cannes del 1984; in pratica, lo stesso giorno di inaugurazione della kermesse Wenders e il montatore Peter Przygodda fecero le ore piccole per montare la versione definitiva. Nell’intervista di corredo alla bellissima edizione bluray della Ripley’s Home Video, Wenders affermò che il suo scoramento era tale da aver preferito fare una lunga passeggiata mentre stavano proiettando il suo film in sala. Al rientro il regista trovò invece il sorriso raggiante del produttore Anatole Dauman, che dall’accoglienza aveva già capito a cosa poteva ambire la pellicola.

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Paris, Texas (1984, Germania, Francia, UK, 147 min)

Regia: Wim Wenders

Soggetto: Sam Shepard

Sceneggiatura: Sam Shepard, L.M. Kit Carson, Wim Wenders

Fotografia: Robby Müller

Interpreti principali: Harry Dean Stanton (Travis), Hunter Carson (Hunter), Nastassja Kinski (Jane), Dean Stockwell (Walt), Aurore Clement (Anne)

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