touch of modern: Manhattan, di Woody Allen

manhattan-posterNew York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata

C’è un fiore all’occhiello nella distribuzione cinematografica italiana; si chiama Il cinema ritrovato ed è un progetto a lungo termine di Cineteca Bologna iniziato nel 2013, mediante il quale vengono proiettati in sala capolavori del passato in versione finemente restaurata. Questo mese è toccato a un caposaldo del cinema metropolitano newyorkese, uno dei più grandi film usciti dalla mente di quel brillante, spiritoso, sarcastico, controverso, idiosincratico, geniale artista qual è Woody Allen. Sto parlando naturalmente del mitico Manhattan, atto d’amore verso la “city that never sleeps” con tutte le sue nevrosi da formicaio, città-simbolo dell’immaginario moderno col suo skyline profondamente americano amalgamato a scorci che hanno qualcosa di romanticamente europeo.

La storia venne scritta da Allen assieme a Marshall Brickman, collaboratore di lungo corso che come molti altri finisce per venir quasi sempre dimenticato, adombrato dall’ego aureo del regista. La trama è nota: un commediografo televisivo di nome Isaac detto Ike frequenta Tracy, una studentessa diciassettenne (ok, a posteriori è impossibile non fare un collegamento con la morbosa vicenda personale del regista…), mentre la sua ex moglie (una Meryl Streep agli albori di una fulgida carriera) sta scrivendo un romanzo autobiografico che rischia di metterlo alla berlina e il suo migliore amico sta vivendo una complicata avventura con una giornalista insopportabile, problematica e affascinante, della quale naturalmente Ike finirà per innamorarsi innestando il corto circuito nel ménage. Agli angoli di questa pochade amorosa vi sono il medesimo Woody Allen, in uno dei suoi archetipici personaggi gesticolanti e intellettualmente tormentati, la giovane Mariel Hemingway nei panni della dolce Tracy, il bravo (forse poco utilizzato dai casting hollywoodiani) Michael Murphy in quelli dell’amico fedifrago Yale e infine la magnifica Diane Keaton è Mary, la donna contesa, tanto fragile da ricorrere a uno psicanalista (figura di riferimento dell’universo alleniano) quanto forte nelle sue scelte e libera nelle opinioni; Mary è un po’ la sintesi della donna newyorkese tipizzata: rampante, emancipata ma sola ed emotivamente instabile.

Manhattan2

Il punto forte di questo Manhattan, sembra perfino banale ribadirlo, è la tessitura dei dialoghi. Io lo dico sfacciatamente e senza remore, non ho trovato mai nessun altro in grado di scrivere “partiture” perfette per un film come il miglior Woody Allen; quando il suo indiscutibile talento raggiunge l’apice di creatività (ed è capitato molto spesso) veniamo risucchiati in un vortice di parole, cullati dalle sue gag esilaranti, dalle frasi illuminanti, dai batti e ribatti pregni di filosofia, citazioni cinematografiche e pillole di psicanalisi, sempre in equilibrio tra lo small talk e il surreale, ridontante senza una sola sbavatura. Risalta, nella sua totale e perfetta armonia, il dialogo tra Ike e Mary al Planetarium, in un pomeriggio piovoso, dove a servizio degli scambi verbali c’è un gioco fotografico a dir poco sensazionale orchestrato dal mago Gordon Willis che disegna nel buio più denso le silhouette dei due protagonisti con bellissimi profili di luce (la scena verrà simpaticamente autocitata nel grazioso Magic in the Moonlight del 2014).

manhattan-3

L’altra elegante padrona di casa è la musica, soprattutto la Rhapsody in Blue, straordinaria composizione di George Gershwin che accompagna in più di uno svincolo la storia, il cui sinfonico crescendo diviene un vero e proprio inno metropolitano. Le musiche dei suoi film, che raramente sono composizioni originali, rivelano il gusto musicale di Allen (che è tra l’altro un discreto clarinettista), il quale attinge con generosità all’inesauribile serbatoio degli standard jazz per accompagnare i suoi film a partire dagli inconfondibili titoli di testa minimal (sfondo nero, scritta bianca).

___

Manhattan (1979, USA, 96 min)

Regia: Woody Allen

Soggetto e Sceneggiatura: Woody Allen, Marshall Brickman

Fotografia: Gordon Willis

Musiche: George Gershwin

Interpreti principali: Woody Allen (Isaac Davis), Diane Keaton (Mary Wilke), Michael Murphy (Yale), Mariel Hemingway (Tracy), Meryl Streep (Jill)

3 thoughts on “touch of modern: Manhattan, di Woody Allen

  1. Non mi stancherò di dirlo, questo è il mio Woody Allen preferito! Un plauso alla Cineteca di Bologna, sperando che continui a lungo a fornirci queste chicche… l’anno scorso avevano dato il restauro di Heaven’s Gate, versione integrale, croce e delizia della New Hollywood, ma purtroppo me la sono persa…

  2. Grande capolavoro, che mi ha stregato da giovane. (Avevo circa 13 anni quando l’ho visto la prima volta!)
    Rivisto e riascoltato più volte, non fa che migliorare, nel video e nell’audio: un film denso e intenso che andrebbe riscoperto continuamente 😉

Commenti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...