Confronti: Sully vs. Flight, due quasi disastri aerei e la criminalizzazione dell’eroe

sully vs flightI temi dello scampato disastro aereo e del comandante eroe messo sulla graticola sono tornati di recente alla ribalta con Sully, che ha avuto un discreto successo di pubblico non soltanto negli Stati Uniti (dove i fatti da cui il film è tratto erano ancora ben vivi nella memoria degli americani). Il merito del successo internazionale di questa pellicola è dovuto anche (o forse soprattutto) ai grandi nomi schierati dietro e davanti alla macchina da presa (rispettivamente, Clint Eastwood e Tom Hanks). Sully ha portato subito alla memoria un film uscito quattro anni prima, a causa di una sceneggiatura che ha con esso diverse analogie: il riferimento va a Flight, pellicola del 2012 di Robert Zemeckis.

Sully è interamente tratto da una storia vera, pur avendo dato adito alle polemiche di cui si dirà più oltre. Flight è invece una sceneggiatura soltanto vagamente ispirata ad un disastro aereo del 2000. In Sully il pilota eroe otterrà una piena riabilitazione dopo una persecuzione apparentemente ingiusta. In Flight, invece, il comandante non la passerà liscia, nonostante il proprio eroismo, pagando il conto delle proprie debolezze.

Ma procediamo con ordine, partendo dal film più recente.

sully2Sully narra la vera storia del volo US Airways 1549, decollato il 15 gennaio 2009 dall’aeroporto LaGuardia di New York e costretto – a seguito dell’impatto contro uno stormo di uccelli poco dopo la partenza – ad ammarare sul fiume Hudson. Un’operazione apparentemente impossibile ma riuscita alla perfezione, senza nessuna vittima tra i 155 passeggeri, grazie alla perizia e al sangue freddo del comandante Chesley “Sully” Sullenberger, che tuttavia dovrà fronteggiare le accuse di una commissione di inchiesta che sembra determinata a volergli togliere l’etichetta di eroe che si è guadagnato agli occhi della Nazione.

Il trentacinquesimo film da regista di Clint Eastwood, girato a oltre 85 anni di età, è anche il suo film più corto, durando poco più di 90 minuti, cosa oramai abbastanza insolita in un mondo che ritiene (Woody Allen a parte) che per guadagnarsi il prezzo del biglietto un lungometraggio debba durare necessariamente intorno alle due ore (e mai troppo di più). Il buon Clint invece se ne infischia (lui può farlo tranquillamente) e non si dilunga oltremodo là dove qualcun altro avrebbe finito per menarla coi soliti cliché, giusto per allungare il brodo (vedasi oltre per Flight, che dura invece 138 minuti).

Del resto il film è incentrato sui 208 secondi che vanno dal decollo all’ammaraggio, nelle gelide acque del fiume Hudson, del volo US Airways 1549 e dunque non se ne poteva fare sicuramente un’opera alla C’era una volta in America. Ma c’è da dire che parla anche diffusamente dell’indagine compiuta dalla commissione di inchiesta della NTSB, l’autorità statunitense deputata ad indagare sugli incidenti nei grandi trasporti. E su tale aspetto qualunque regista avrebbe potuto avere la tentazione di dilungarsi, così come avrebbe potuto farlo nell’affrontare la biografia del protagonista.

sully

Il film forse esagera, come è stato rilevato con rammarico dalla stessa NTSB, nel mostrare quest’ultima come un vero e proprio tribunale dell’inquisizione che fa di tutto per mettere in cattiva luce l’operato di Sully e cancellare di conseguenza la sua fama di eroe conquistata con quel miracoloso salvataggio. Lo fa indubbiamente per rendere il protagonista un eroe-ancora-più-eroe, contro tutto e tutti, incompreso e disonorato da chi invece dovrebbe celebrarne i meriti.

L’incongruenza emerge abbastanza nettamente (unica evidente falla di sceneggiatura) nella scena dell’udienza pubblica, in cui i commissari mostrano, dapprima, che i piloti nei simulatori sono riusciti ad evitare la rischiosa manovra di ammaraggio rientrando in aeroporto, salvo poi congratularsi con Sully subito dopo che questi ha evidenziato le sue apparentemente elementari contro-deduzioni:

  • quante volte i piloti hanno provato quella manovra nei simulatori?
  • perché non considerate il tempo di reazione dopo il bird strike necessario a prendere una decisione? (nei simulatori, subito dopo l’impatto, i piloti iniziano la manovra come se nulla fosse accaduto)

Eccezioni che anche un non addetto ai lavori avrebbe potuto facilmente formulare.

Al di là di questo aspetto, il film è ben costruito, sia grazie alla già citata scelta di contenere il minutaggio, sia per l’altrettanto intelligente decisione di strutturare la pellicola in modo da far occupare all’incidente la parte centrale della stessa (dalla mezz’ora all’ora) preceduta soltanto da alcuni accenni ad esso (e da alcuni incubi del protagonista che immagina di schiantarsi contro i grattacieli di New York), nonché da un assaggio di quello che sarà il “processo” finale alla manovra di Sully.

Ovviamente notevoli, e non avrebbe potuto essere diversamente, gli effetti speciali. Così come immancabile è un pizzico di retorica patriottica a stelle e strisce.

Il repubblicano Eastwood si schiera contro le istituzioni (anche se Obama si sarebbe dovuto insediare di lì a qualche giorno, ed era dunque ancora in carica il repubblicano George W. Bush) e a favore degli eroi solitari e incompresi: esattamente come per alcuni suoi personaggi del selvaggio west.

flightPassando all’analisi del secondo film, la prima cosa che si nota, confrontandolo con Sully, è la differenza nella struttura. Flight parte a razzo, esattamente come un aereo di linea che decolla, inchiodando la schiena dello spettatore alla poltrona fino alla scena in cui si completa lo spettacolare atterraggio di fortuna. Poi però si blocca.

Zemeckis tira il freno a mano in quota e ciò provoca lo stesso effetto dell’avaria descritta nel film: una vorticosa caduta verso un finale che, a rifletterci bene, era probabilmente l’unico che non avrebbe portato a una chiusura banale (e dunque era di per sé prevedibile).

Una buona partenza, quindi, uno stallo centrale e un atterraggio di fortuna. Il film rispecchia, in questo senso, l’andamento del volo su cui è incentrato.

La storia, come detto, è liberamente ispirata al disastro del volo Alaska Airlines 261, che si schiantò nel 2000 al largo delle coste della California. Nel film, tuttavia, non avviene alcun disastro, bensì un atterraggio miracoloso dovuto ad una manovra straordinaria del pilota, a seguito della quale perdono la vita soltanto sei persone. Nessuna sceneggiatura avrebbe del resto potuto azzardare un salvataggio privo di conseguenze, almeno senza risultare poco credibile, e in ciò Sully è stato aiutato dalla proverbiale realtà che supera l’immaginazione.

flight2

C’è da dire, però, che il comandante Whip Whitaker è dedito al consumo di alcool e sostanze stupefacenti, che ha assunto, rispettivamente, la notte e la mattina prima del volo, nonché subito dopo il decollo (un bel vodka-orange per premiarsi dell’ottima partenza). La questione delle dipendenze viene trattata con un piglio superficiale (si dà più peso alle immagini che alle parole), e nemmeno un discreto Denzel Washington riesce a tenere vivo l’interesse nei confronti della lenta e soporifera corsa all’autodistruzione del protagonista.

Il personaggio di Whip è dunque agli antipodi rispetto al quasi pensionabile e integerrimo Sully, che ha consumato alcool oltre una settimana prima di quel fatidico volo sullo Hudson, come afferma alla commissione che lo interroga. In generale, Denzel Washington fornisce un’interpretazione meno convincente di quella del protagonista di Sully. Tom Hanks, del resto, è sempre eccellente in questi ruoli da eroe suo malgrado, quasi spaesato.

Contrariamente a Sully, Flight può ritenersi dunque nel complesso una parziale delusione e l’eccezionale colonna sonora pop-rock non può attenuare tale giudizio.

Il soggetto era infatti decisamente interessante e il tema dell’eroe con gli scheletri nell’armadio, della mutevolezza delle passioni collettive, della ricerca del capro espiatorio ad ogni costo, si prestavano a moderne disamine kafkiane. Temi solo in parte trattati da Sully, che del resto aveva una storia vera a cui attenersi.

Per Whip la domanda di fondo è molto più complessa: può colui che compie un gesto eroico concedersi di travalicare le regole?

Gli americani, pur con tutto il loro buonismo progressista hollywoodiano, hanno dato la loro risposta. Eroe sì, ma in galera.

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Sully (2016, USA, 96 min)

Flight (2012, USA, 138 min)

9 thoughts on “Confronti: Sully vs. Flight, due quasi disastri aerei e la criminalizzazione dell’eroe

  1. Non ho ancora visto Sully (ma lo farò) e ho visto invece Flight. Non posso quindi paragonarli, ma devo ammettere che Flight non mi era dispiaciuto. Denzel Washington mi era sembrato molto credibile. Comunque grazie per l’ottima recensione!

    1. Grazie a te per il commento. Denzel resta un grande attore ma quel che mi ha portato a giudicare negativamente Flight (sempre secondo la mia opinabile opinione) è il fatto che il tema di fondo era davvero interessante e forse poteva venire trattato meglio. Tutto qui. 😀

  2. Concordo su Fligth: un tema così si poteva trattare meglio, anche se non mi era dispiaciuo la prima volta che l’ho visto. Sarà che quando rimango a vedere film a casa sono più “magnanimo” 😀

  3. Ho visto solo Sully e mi è sembrato un ottimo film. Flight invece non mi ha mai ispirato granchè, ma prima o poi dovrò recuperare gli ultimi Zemeckis che sono fermo agli anni ’90 🙂

    1. Flight aveva più potenziale ma non l’ha usato benissimo…
      Sully è un ottimo film considerato quello che aveva da raccontare e il fatto che doveva per forza di cose attenervisi…

Commenti

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