Al cinema: Tanna, di Martin Butler e Bentley Dean

a68d886ba416d5db23a6839b9cfbe497_500x735A leggerla su wiki io vorrei vivere a Vanuatu, che è uno stato di isole oalmenocredo, e Tanna è una di queste isole e siamo in Melanesia, oalmenocredo. Verde, foresta, mare, un vulcano. Natura, canzoni di Battiato sugli aborigeni, nel villaggio Yakel c’è Selin, che è una cacchio di ragazzetta che corre sempre e mai non fa quel che le dicono, e poi sua sorella maggiore Wawa, che è innamorata di Dain, che è il ficoh del villaggio. Bene, e ora scambiamoci un segno di maiale. Il maiale a Tanna è piuttosto importante. Per porre fine a una guerra con i vicini della tribù Imedin (parliamo di tribù di poche decine di persone eh, non aspettiamoci gli eserciti di Serse), Wawa viene promessa sposa a uno brutto e dell’altra tribù. E lei ovviamente, perché qui siamo dalle parti di Romeo + Juliet ma di tamarro c’è solo Dain, che potrebbe benissimo avere il chiodo e la Harley dalle facce che fa (è il primo poser di Tanna!), lei, che è gnocca ma mica scema, col cazzo, vuol stare con Dain. Fuga, figa, tutti corrono a inseguirli., va da sè che Selin arriva prima. Wawa e Dain provano ad andare dai cristiani lì vicino, i quali sembrano totalmente strafatti, abbastanza da sembrare idioti persino a chi mette il naso fuori da una foresta. E gnente, morte, sul ciglio del vulcano, che è lo spirito madre e il soffio e fiato di tutte le tribù di Tanna. Il bello è che tutto è una storia vera, e dopo questa vicenda d’il y a 30 ans le tribù si accordarono per modificare il Kastom (insieme di usanze/tradizioni/religioni) e fare in modo che i matrimoni d’amore venissero accettati. Bravi Wawa e Dain! Cioè, siete schiattati, ma vuoi mettere. Alla fine festone, cantando tutti insieme Obladì Oblada

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e ballando in tondo (non può essere peggio di Gangnam style). La storia del film è piuttosto pazzzbizzarra, con i due registi partiti per fare documentari sul culto del cargo e su quello del Principe Filippo (qui un articolo di un giornalista che non cita il film nonostante si sia palesemente venduto questo articolo dopo aver visto il film), fermatisi poi a convivere con la tribù per svariati mesi; hanno finito per far recitare tutto il villaggio, gente che non ha l’elettricità e vive tra capanne tradizioni e maialoink; non hanno niente ma il machete sì, come la Nord Korea che non ha un cazzo ma no eh, l’atomica guardi, mai più senza. Lussureggia la natura, apre e chiude la radura, e questi vivono con pocomencheniente perché, ma ormai lo si sa solo che farlo è difficile, è di niente che si ha bisogno. Dain è davvero il ficoh del villaggio (chiodo-chiodo. Sai che ridere, lui nudo, tutti nudi ma lui col chiodo), tutti gli altri sono davvero quel che recitano, Tanna è davvero il paradiso in terra e i cristiani sono davvero str… no vabbè. Strambi.

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Tanna (2015, Australia/Vanuatu, 104 min)

Regia: Martin Butler e Bentley Dean

Sceneggiatura: Martin Butler, Bentley Dean e John Collee

Fotografia: Bentley Dean

Musiche: Antony Partos

Interpreti principali: Marie Wawa (Wawa), Mungau Dain (Dain)

2 thoughts on “Al cinema: Tanna, di Martin Butler e Bentley Dean

  1. “questi vivono con pocomencheniente perché, ma ormai lo si sa solo che farlo è difficile, è di niente che si ha bisogno”
    ah! come hai ragione…
    ps.: Vanuatu dev’essere una specie di paradiso in terra… era uno di quei nomi di cui da bambino mi vantavo non solo di sapere cosa fosse e dove fosse, ma addirittura di saperne a memoria la capitale (infanzia difficile la mia)…
    e comunque appena ho letto Melanesia mi è venuto in mente l’incipit di La sottile linea rossa (anche se lì erano le isole Salomone) e mi hai fatto venire una voglia matta di vedere sto film (e rivedere il suddetto incipit)…

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