Al cinema: Wonder Woman, di Patty Jenkins

Wonder Woman 01Il quarto film dell’universo esteso [cinematografico] DC (DCEU) vede come protagonista la più famosa eroina della casa fumettistica americana. Già introdotta in Batman v. Superman: Dawn of Justice, è qui star assoluta di una storia che è di fatto un lungo flashback sulle sue origini. Andato al cinema con tutti i dubbi e i preconcetti d’uopo con questo tipo di baracconate tutte botte ed effetti speciali, ne sono uscito con un’idea più positiva del previsto. Wonder Woman potrebbe (ma sottolineo l’uso del condizionale) essere infatti la migliore prova del DCEU fino a questo momento. La recensione che segue contiene accenni alla trama, ma nulla di più di quanto si possa evincere già dal trailer.

Dal mondo isolato e quasi idilliaco – benché piuttosto spartano nelle sue tradizioni – del regno delle amazzoni, Diana Prince (o meglio, la principessa Diana) si ritrova per sua scelta e un po’ per caso nella realtà dell’Europa del primo conflitto mondiale. Qui, prima di diventare la supereroina Wonder Woman, ha comunque la possibilità di mettere in mostra quanto abbia gli attributi e sappia il fatto suo. Come prevedibile, il film gioca su tre elementi.

1. Il sottile piacere di vedere una donna che picchia come un fabbro: dopo tanto testosterone nel mondo dei superuomini, è sempre dilettevole ammirare le forme aggraziate di una donzella che si prestano a tirare mazzate a destra e a manca ai malcapitati di turno (i tedeschi). Chiaramente, non si evita di sottolineare lo stupore di una società patriarcale nei confronti di una donna che si mostra molto più forte fisicamente di qualsiasi uomo si sia mai visto. Al di là di questo, lo stile di combattimento maggiormente basato sull’agilità e la velocità rispetto a quelli di Superman e Batman è per me un pollice su.

Wonder Woman 03
2. La goffaggine di chi viene da un’altra dimensione quando si trova nel mondo reale: inevitabilmente gran parte della verve comica del film si basa sull’inesperienza della protagonista nei confronti del XX secolo, essendo cresciuta in un’isola di sole donne caratterizzata da una civiltà “antico-grecizzante”. In misura minore, è presente anche l’impaccio del tipo nella foto sopra sull’isola popolata da sole donne (comunque penso sia già più facile farsela piacere…).

3. Il contesto storico: la Grande Guerra permette di inserire quell’elemento tragico e drammatico che è tutto sommato una costante nei film di supereroi, giusto per far capire che non sono i soliti mena-botte contro cattivoni, ma persone calate in una realtà che risulta tremenda per loro quanto per i comuni mortali. Contestualizzare storicamente l’avventura contribuisce inoltre a darle un tocco di realismo e un certo fascino vintage (e a ricordare parecchio Captain America – Il primo vendicatore).

Wonder Woman non è privo di mancanze. Come per molti film di questo tipo, la linearità e la prevedibilità fanno sì che, in termini di trama, quanto verrà offerto allo spettatore sarà grossomodo quello che poteva sperare quando ha sganciato i soldi del biglietto, non molto di più. Tuttavia, pur avendo a disposizione del materiale tutto sommato semplice e forse meno stimolante dei suoi predecessori, il film riesce a mio avviso a giocarsi meglio le carte. Man of Steel risentiva infatti di un prologo piuttosto puerile, quasi imbarazzante e con una spiegazione degli eventi alquanto raffazzonata, oltre che di uno scontro finale prolisso e poco credibile. Batman v. Superman ha sprecato le ottime potenzialità scegliendo di introdurre un cattivo come Doomsday che, se ben giocato, poteva essere perfetto per un film a sé, trascurando invece di sceneggiare in maniera più delineata il conflitto tra i due eroi. Su Suicide Squad sorvolo direttamente.

Wonder Woman 02

La regista Patty Jenkins, al suo esordio di un certo peso, fa centro al botteghino e anche nel rendere interessante un personaggio e una storia introduttivi della Justice League. Nulla da dire sul cast. Gal Gadot, anche lei priva di un gran curriculum, è forse più efficace nelle scene non di battaglia, quando si tratta di interpretare l’amazzone alle prese con il mondo reale. Ad affiancarla, tutta una serie di spalle comiche e l’immancabile partner maschile, che svolgono il loro ruolo con professionalità ma non sono neppure troppo memorabili.
Buoni gli effetti speciali. Perfino l’utilizzo massiccio della slow motion, che pure in sé può risultare ridicolo se sovra-sfruttato, non ha fatto che farmi esclamare interiormente “tutto giusto”.

Insomma, pur con tutti i suoi difetti – e non mancano alcuni bug o domande senza risposta per quanto riguarda la trama, così come una morale finale riciclatissima – il film si presenta come un godibile intrattenimento, senza dubbio non peggiore dei precedenti e che lascia sperare in un trend in ascesa per il DCEU.

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Wonder Woman (2017, Stati Uniti/Cina/Hong Kong, 141 min)

Regia: Patty Jenkins

Sceneggiatura: Allan Heinberg

Fotografia: Matthew Jensen

Musiche: Rupert Gregson-Williams

Interpreti principali: Gal Gadot (Diana Prince), Chris Pine (Steve Trevor), Connie Nielsen (Ippolita), Robin Wright (Antiope), Danny Huston (Gen. Ludendorff), David Thewlis (Sir Patrick), Said Thagmaoui (Sameer), Ewer Bremner (Charlie), Eugene Brave Rock (il Capo), Lucy Davis (Etta), Elena Anaya (Dr. Maru)

13 thoughts on “Al cinema: Wonder Woman, di Patty Jenkins

  1. Il film non è esente da difetti ma, come hai detto tu, riesce ad essere molto piacevole e si fa guardare con interesse. Anche il messaggio finale, che è molto semplice e diretto, ma riesce ad arrivare allo spettatore anche per come è stato gestito il film. E semplice ma non banale.
    Ottima recensione!

  2. Secondo me regge molto bene fino al finale, dove il fantasy prende un po’ troppo il sopravvento in un film che si era mantenuto, per certi versi, piuttosto realistico. Avrei quasi preferito che la storia di Ares fosse una leggenda, così da mettere ancora più in crisi Diana.
    Per il resto sono molto d’accordo con te. Nonostante qualche debolezza (la barriera protettiva dell’isola che si supera semplicemente attraversandola… caspita che protezione! Curioso che nessuno ci sia mai inciampato contro) resta un buon film che lascia ben sperare. Quando un franchise nn decolla, affidalo a una donna!

    1. Bè, non è che ci sia chissà quale umorismo, però i toni sono un po’ smorzati in vari passaggi. Sicuramente più che nei precedenti film.

  3. L’ho visto per sbaglio, anzi, per sbadiglio.
    Questo film è noioso (e a tratti imbarazzante). È vero che sembra tutto al punto giusto, ma come può essere tutto giusto, se il risultato è noioso da sbadiglio?

    1. Mh, a me non è parso così terribile, ovviamente considerando che si tratta di un film di supereroi, quindi può offrire solo un certo tipo di intrattenimento. Non è il mio preferito nel suo genere, ma neppure il peggiore. Tu quali prediligi tra i film supereroistici (sia DCEU che Marvel CU)?

      1. Ammetto di avere apprezzato Deadpool e Logan, che però appartengono a generi diversi (action comedy e western) rispetto al classico ‘supereroi’.
        Ma anche Batman Begins, Iron Man o Avengers hanno il loro perché.
        Questo Wonder Woman non è il peggiore della cumpa, perché come dici tu è tutto ‘al posto giusto’, eppure è moscio, scontato.
        Credo che sia perché manca di conflitto, che è il sale dell’emozione. I conflitti quasi non ci sono, e se ci sono sono a malapena accennati in modo molto scolastico (innocenza/imbroglio, femminismo/maschilismo, mondo fantastico/mondo reale, guerra/amore) e mai portati alle loro naturali conseguenze. Temo che questo sia un peccato gravissimo per un film di supereroi, che dovrebbero trattare di conflitti un po’ più gravi dell’ordine di acquisti sulla lista della spesa…

    2. Non sei il solo a pensarla così. Dalle rencensioni lette online vedo che in molti lo hanno criticato pesantemente. Io pensavo di vederlo, ma ci sto ripensando. C’è tanta roba buona in giro e non mi va di sprecare tempo con filmacci.
      In generale i film sui supereroi sono bistrattati da chi li crea. Una sceneggiatura brillante dovrebbe essere il loro punto di forza visto che l’elemento fantastico alla base è risibile. Chi guarda un film lo fa per godersi una buona storia non le mazzate tra gente dotata di superpoteri… tanto varrebbe andare ad assistere a un incontro di boxe.
      Uno dei pochi film a tema superpoteri/supereroi meritevole che ho visto è stato l’italiano “Lo chiamavano Jeeg Robot”.

      1. Lo chiamavano Jeeg Robot è un gioiello!
        Mi spieca di non averlo citato prima tra i film da salvare (e incensare), ma devo averlo proprio messo in un’altra categoria rispetto ai film Marvel / DC

  4. Ahhh quanto me piasce Gal Gadot!!! ❤❤❤
    La critica americana ha esaltato questo film, che in effetti è ben piazzato nelle valutazioni Rottentomatoes e Metacritic. Gli italiani sono stati più tiepidi, ma qua sono tutti marvelloni si sa 😀

Commenti

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