Speciale Vacanze – Vacanze suspense: Lo squalo, di Steven Spielberg

Jaws-movie-posterAlla seconda tappa del nostro Speciale Vacanze troviamo un film che è davvero difficile non aver mai visto (in tal caso, fortunosa innocenza: ma affrettatevi a rimediare). Lo Squalo, molto semplicemente, è la sua colonna sonora. Quell’incedere drammatico di due sole note gravi ancora incute terrore nei bagnanti di ogni latitudine; a proposito della immortale soundtrack per la quale John Williams vinse un meritatissimo Oscar, ed anzi in particolare del suo main theme, possiamo affermare apoditticamente che si tratta dell’esempio di sposalizio più totale e perfetto tra un film e la sua colonna sonora, la quale è riuscita subito a sfondare i confini del film come quelli dell’immaginario marino per dilagare in ogni piega del quotidiano, nazional-popolare compreso (quel zan-zan-zan-zan può attagliarsi perfettamente anche a una prof che sta scegliendo l’interrogato di turno, per dire).

Jaws Amity poster

Ebbene, grazie alle musiche di Williams e alla geniale regia di un ancor giovane Steven Spielberg che faceva così il suo ingresso nel mirabolante mondo dei blockbuster, questo Jaws (titolo che allude alle poderose ganasce del Carcharodon carcharias, il grande squalo bianco) è un capolavoro di tensione subacquea. La ridente Amity Island, nome di fantasia che probabilmente ammicca agli orrori di Amityville e la sua infestatissima 112 Ocean Avenue – che nella realtà geografica è Martha’s Vineyard, isola a un braccio di mare dalla costa nordest degli USA – è un ottimo compendio di quell’entertain or die proprio di una società istupidita dall’incasso che cerca di silenziare ogni allarmismo per non mettere a repentaglio “la stagione balneare”. Ed è così che in seguito al primo macabro ritrovamento del corpo dilaniato di una donna portato a riva dalla marea, il nuovo capo della polizia Brody (Roy Scheider) si troverà solo in un angolo a passare per il classico farneticante profeta di sventure, mentre il sindaco (Murray Hamilton) col suo corteo di inguaribili ottimisti stempera tutto con rassicurante pragmatismo. Lo schema hollywoodiano per eccellenza.

Jaws attacks

Il capitano Brody con la sua innata fobia per l’acqua si troverà a combattere un mostro che per buona parte del film, come nella tradizione dei migliori slasher, non si vede. Se ne “sente” solo la presenza; le antologiche inquadrature delle gambe che si muovono sott’acqua, il chiacchiericcio ovattato che arriva indistinto dalla superficie, la telecamera che si avvicina alla preda sono i segni cinematografici della tensione più pura.  E’ di fatto il mare in sé – profondo, oscuro, sconfinato – un magma di suspense; è il luogo attraversato dalla morte silenziosa e invisibile, il sostituto della notte, fonte millennaria di incubi marinareschi. La strategia di Spielberg di restituire allo spettatore il senso dell’ineluttabile funziona come un meccanismo a orologeria; la sola fugace apparizione della pinna scura nella celebre sequenza dell’attacco al canale navigabile lascia il segno molto più dell’iconica e potente emersione a zanne sguainate.

jaws channel attack

Lo Squalo è anche inequivocabilmente Moby Dick. C’è un coriaceo capitano Achab nella figura di Quint (Robert Shaw), cacciatore di squali che ostenta sicurezza e sprezzo del pericolo, con il suo vissuto traumatico; nell’atto finale del film assistiamo alle concitatissime fasi della pesca al mostro a bordo dell’Orca, rugginoso peschereccio dove il terzetto di cacciatori viene completato dal simpatico oceanografo Hooper (Richard Dreyfuss), in cui si inscena l’eterna lotta tra l’uomo e la natura selvaggia e indomita. Canne con lenze d’acciaio, argani, arpioni, barili, fucili e pistole, una gabbia di metallo, perfino un machete sono gli inutili strumenti di battaglia che si frantumeranno sui bianchi triangoli appuntiti che spuntano dalle polpose gengive di questa brutale e grigia divinità marina. Il pupazzone dagli occhi neri e inespressivi, alternato a un intelligente footage di vere inquadrature di squali bianchi, fa ancora oggi la sua onesta figura; tuttavia, Hitchcock insegna, l’attesa ansiosa funziona meglio di qualsiasi sorpresa, e quando la minaccia è ovunque, da qualche parte, un gustoso panico ci serpeggia dentro.

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Jaws (1975, USA, 124 min)

Regia: Steven Spielberg

Soggetto: Peter Benchley

Sceneggiatura: Peter Benchley, Carl Gottlieb

Fotografia: Bill Butler

Musiche: John Williams

Interpreti principali: Roy Scheider (Martin Brody), Robert Shaw (Quint), Richard Dreyfuss (Matt Hooper), Lorraine Gary (Ellen Brody), Murray Hamilton (Larry Vaughn), Carl Gottlieb (Ben Meadows)

18 thoughts on “Speciale Vacanze – Vacanze suspense: Lo squalo, di Steven Spielberg

  1. Molto azzeccato il commento alla colonna sonora. Credo che insieme agli stridenti colpi d’archetto dei violini in Psycho sia il tema che immediatamente instilla ansia e aspettativa di qualcosa di tremendo.

    1. anch’io ho visto la ricostruzione di Amity con annesso megasqualobianco agli Universal, ma quando sono andato io lo facevano vedere da lontano con il tour in bus in mezzo agli Studios… quindi niente foto con lo squalo per me 😦

      1. Sì mi ricordo! Bella foto, confermo che quello squalo l’ho visto a 3-4 metri di distanza a bordo del “tram” che faceva fare la gita in mezzo ai set… sempre più percorsi guidati nei parchi a tema, non ti fanno più girare da solo né toccare o avvicinarti a niente

  2. Quando uscì questo film ero bambina e a quei tempi non c’era l’attenzione che i genitori di oggi hanno verso i piccoli. Una mia amichetta, terrorizzata dall’acqua, venne portata al cinema dai suoi amorevoli parents a vedere proprio Lo squalo… Se prima non voleva bagnarsi il pancino poi non volle più bagnarsi nemmeno un piedino…

  3. Un mio regalino per gli amanti del genere. Ci sono i sequel, se li desiderate con un commento. ❤ 😉 Sabry

  4. Ottima recensione, as usual, di un film che è stato croce e delizia della New Hollywood.
    Da un lato ha dato risalto e successo al movimento (e ad uno dei suoi esponenti principali, Spielberg). Dall’altro lato costituì l’inizio della sua fine, essendo di fatto il progenitore dei blockbuster che negli anni Ottanta riprenderanno il pieno possesso della scena.
    Per il resto, ritmo impeccabile e una suspense che soltanto il miglior Hitchcock aveva saputo regalare in modo così intenso.
    Azzeccata infine la scelta di utilizzare attori non di primo piano per far sì che non venga oscurata la vera star del film.

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