touch of modern: Nato il quattro luglio, di Oliver Stone

nato il 4luglioDei poco più di sessanta lungometraggi che parlano della guerra in Vietnam, Born on the Fourth of July si colloca nel quartile più recente, essendo uscito sul finire del 1989, al termine di un lustro in cui si erano contati ben 24 film che affrontavano il tema del conflitto nello Stato indocinese. Lo stesso Oliver Stone, soltanto tre anni prima, aveva girato un altro film sul Vietnam, Platoon, che aveva avuto un grande successo di critica e di pubblico (oltre a vincere quattro Oscar, tra cui miglior film e miglior regia). E ne farà un altro nel 1993, Tra cielo e terra, completando quella che viene considerata una trilogia. Il regista newyorkese aveva peraltro esordito dietro la macchina da presa proprio con un cortometraggio sul Vietnam, girato nel 1971, pochi anni dopo il suo rientro da quei luoghi in cui egli stesso aveva combattuto.

In Nato il quattro luglio Stone decide di affrontare soltanto di sfuggita le vicende belliche, per concentrarsi principalmente su due temi ad esse collegati: quello della contestazione e quello del reducismo. Per farlo, si affida ad una storia vera, quella dell’ex marine Ron Kovic, che aveva raccolto le sue memorie nel libro da cui la pellicola prende il titolo.

È il 4 luglio 1956 e il piccolo Ron festeggia il suo compleanno nel giorno in cui negli Stati Uniti si celebra l’Independence Day. Siamo a Massapequa, Long Island, praticamente un sobborgo di New York City, e Ron è uno dei cinque figli di una famiglia cattolica e fortemente attaccata al Paese, nonostante le chiare origini europee. Ideali che vengono trasmessi a Ron, il quale, imbevuto di patriottismo, decide di arruolarsi volontario nei marines dopo aver partecipato ad un incontro con due reclutatori e ancora memore del celebre discorso inaugurale di JFK (“Miei concittadini americani, non chiedete cosa il vostro Paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro Paese”).

Diventato sergente, viene inviato in Vietnam nell’ottobre 1967, dove scopre la crudeltà e la confusione di una guerra che non risparmia vittime innocenti. Una confusione che lo porta addirittura a sparare accidentalmente ad un commilitone, uccidendolo.

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Gravemente ferito, Ron viene congedato e rimandato negli Stati Uniti, dove tenta una riabilitazione pressoché impossibile dalle lesioni riportate alla spina dorsale. Quando si rende conto che non può fare più nulla e che è condannato alla paralisi dal bacino in giù, viene dimesso dall’ospedale per veterani del Bronx, dove aveva trascorso alcuni mesi in condizioni pessime.

Tornato a Massapequa da eroe di guerra, Ron si trova di nuovo a partecipare alla festa del 4 luglio: questa volta la vive da protagonista assoluto, ma assiste anche per la prima volta dal vivo – dopo averne sino ad allora avuto notizia soltanto tramite la tv – al fenomeno della contestazione alla guerra in Vietnam.

Qualcosa di apparentemente inaccettabile per chi in quella guerra ha perso l’integrità fisica e alcuni compagni d’arme, le cui vite sono state falciate a più di diecimila chilometri dalla patria per cui combattevano.

O ami l’America o te ne vai” è il motto di Ron, che vede anche uno dei suoi fratelli schierarsi dalla parte dei contestatori. L’incontro con Donna – la sua fugace vecchia fiamma, che nel frattempo è diventata un’attivista pacifista – e l’assistere alle violenze con cui la polizia cerca di sedare la contestazione studentesca scuoteranno le convinzioni di Ron.

Quello di Nato il quattro luglio è il solito Stone, che se ne infischia di apparire smaccatamente anti-sistema (come farà ancor più nettamente due anni dopo in JFK) e anche un po’ parziale, ma che del resto poteva permettersi di farlo vista la reputazione di Nixon. L’ex presidente appare nella parte finale, quella in cui Ron si reca a contestare la guerra, insieme ad altri veterani, alla convention repubblicana di Miami del ’72.

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È una delle scene più importanti dell’intera pellicola: vedere un reduce del Vietnam – che si era arruolato volontario per combattere il comunismo e che è tornato paralizzato dal torace in giù – venire accusato a muso duro di essere comunista, dà l’idea di quanto la contesa elettorale e in generale la politica possa raggiungere livelli infimi di ottusità e menzogna.

Gli Stati Uniti avevano del resto sperimentato qualcosa del genere già nell’era maccartista, ma evidentemente vent’anni dopo quei bacilli non erano ancora del tutto accantonati.

Ancora oggi, a dire il vero, l’accusa di essere comunista è divenuta un metodo qualunquista per etichettare l’avversario politico, un grido di battaglia dietro al quale taluni si rifugiano in assenza di argomentazioni razionali.

Con questo film Oliver Stone si aggiudicò il suo secondo Oscar alla regia (dopo Platoon per l’appunto) con un uso forse un po’ esasperato della m.d.p. a mano, che talvolta ha tuttavia effetti interessanti come nel piano sequenza in soggettiva in cui il protagonista vaga tra le prostitute messicane. Interessante anche la fotografia, che gioca sulle tinte dei tre colori della bandiera americana, e memorabile la colonna sonora, che oltre al tema di John Williams propone una serie di brani pop-folk-rock del periodo 1956-1976 (Rock Around the Clock, My Girl, American Pie e due pezzi da novanta di Bob Dylan – del resto si parla di contestazione – come The Times They Are a Changin e A Hard Rain’s a Gonna Fall).

Con Ron Kovic, il regista newyorkese condivideva molto: entrambi nati nel 1946, tutti e due si erano arruolati volontari ed erano stati mandati a combattere in Vietnam, dove furono feriti (Kovic, ovviamente, in modo più grave); anche Stone, inoltre, aveva fatto un’esperienza non esattamente limpida in Messico.

Tom Cruise (che è nato il 3 luglio 1962 e che quindi proprio ieri ha compiuto 55 anni) interpreta il protagonista in maniera eccellente, negli anni in cui ancora non ci si era stufati delle sue smorfie espressive. In una piccola parte troviamo Willem Dafoe, già protagonista di Platoon, che riesce a farsi notare anche con un breve minutaggio, da grande attore qual è. Del cast fanno parte anche tre dei quattro fratelli Baldwin, Daniel, Stephen e William, tutti e tre nati nella città di Kovic, Massapequa, e fratelli del più celebre Alec, che invece è nato nella vicina Amityville.

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Born on the Fourth of July (1989, USA, 144 min)

Regia: Oliver Stone

Soggetto: Ron Kovic

Sceneggiatura: Oliver Stone, Ron Kovic

Fotografia: Robert Richardson

Musiche: John Williams

Interpreti principali: Tom Cruise (Ron Kovic), Kyra Sedgwick (Donna), Raymond J. Barry (Eli Kovic), Caroline Kava (Patricia Kovic), Tom Berenger (sergente reclutatore Hayes), Oliver Stone (giornalista), Willem Dafoe (reduce), Tom Sizemore (reduce), Daniel Baldwin (reduce), Stephen Baldwin (Billy Vorsovich), William Baldwin (marine)

10 thoughts on “touch of modern: Nato il quattro luglio, di Oliver Stone

  1. Stone è un grande regista, ma in effetti è parecchio snobbato. Questo film lo vidi quando apparve la prima volta in TV, ricordo ancora l’annuncio solenne al TG della sera, insomma il ricordo non è proprio freschissimo 😀

    1. Eppure, per quanto possa valere, due Oscar alla regia se li è portati a casa, e non è cosa da tutti.. in ciò ha fatto meglio anche del suo maestro alla NY university, niente meno che Scorsese

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