Approfondimenti: viaggio nella New Hollywood

newhollywood - CopiaCome ho indicato nella pagina di presentazione personale, tra le correnti cinematografiche che più mi appassionano c’è quella della New Hollywood. Anzi, si può dire tranquillamente che sia quella che prediligo in assoluto e che più ho approfondito, tra visioni e letture. Ma che cos’è la New Hollywood? Per chi non lo sapesse (e/o per chi volesse approfondire) pubblico questo mio bignami personale, confezionato in modo certosino dopo aver partecipato ad alcuni corsi e aver letto vari libri sulla materia (nonché dopo aver visto una valanga di film riconducibili a tale corrente). Un approfondimento che terrò costantemente aggiornato e a cui seguiranno post monografici su singoli registi/generi/tematiche/attori, comunque raggiungibili da questa pagina.

CHE COS’E’ LA NEW HOLLYWOOD: UNA BREVE INTRODUZIONE (ovvero una sintesi, per chi vuole sapere giusto l’essenziale)

Con il termine New Hollywood si indica quel fenomeno di rinnovamento del cinema americano – il più importante dai tempi dell’introduzione del sonoro – che va dalla seconda metà degli anni Sessanta alla fine degli anni Settanta e che comportò il superamento di una crisi profonda del cinema statunitense grazie alla formazione di una nuova generazione di cineasti, portatori di nuove idee, che finiranno per dominare il panorama cinematografico hollywoodiano per i decenni a seguire.

I PERCHE’ DELLA CRISI DEL CINEMA CLASSICO

I motivi della crisi del cinema classico americano, tra gli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Sessanta, furono molteplici:

tv-1– il costante calo di pubblico ai botteghini (iniziato a partire dal ’47) dovuto all’avvento e allo sviluppo della televisione, che spinse alcune delle major dell’età d’oro (le Big Five: RKO, Paramount, MGM, 20th Century Pictures e Warner Bros) e delle mini-major (le Little Three: Columbia, Universal, United Artists) a dedicarsi ad altri settori, in particolare quello televisivo (caso eclatante fu quello della RKO, la casa di produzione di King Kong e di Quarto Potere, che cessò completamente la produzione di film sul finire degli anni Cinquanta); non andava certamente meglio alle sale indipendenti: tra il 1947 e la metà degli anni Cinquanta ne chiusero a migliaia;

– il successo del cinema d’autore europeo, nonché di quei cineasti del Vecchio Continente che avevano saputo intrufolarsi, portando nuove idee, nei generi che da sempre erano prerogativa del cinema statunitense (l’esempio emblematico è quello dello Spaghetti Western);

cleopatra– il fallimento della concezione pomposa e monumentale che in buona parte connotava il cinema classico (con budget che andavano incrementandosi vertiginosamente, nonostante il calo degli incassi). Emblematico (in quanto da molti considerato il simbolo della crisi del cinema classico hollywoodiano) è il caso di Cleopatra, di Joseph L. Mankiewicz (1963): il punto più alto del kitsch a stelle e strisce, un film che quasi mandò in fallimento niente meno che la 20th Century Fox, con costi incrementati di oltre venti volte rispetto alle previsioni e che furono recuperati soltanto dopo svariati anni (mentre Hollywood puntava al recupero della spesa entro massimo due mesi).

DALLA CRISI ALLA NEW HOLLYWOOD

SUBCORMAN-popupDurante il periodo di crisi, si fecero spazio i piccoli produttori indipendenti con film a basso budget destinati principalmente ai giovani, l’unica fascia di pubblico che tutto sommato continuava a recarsi nelle sale. Vi fu così un’inflazione di film horror, di fantascienza, o musicali legati al fenomeno del momento, il rock and roll. Uno dei registi clou di quell’epoca (il periodo 1955-1970) è Roger Corman, con la sua elefantiaca produzione di b-movie, principalmente di genere fantascientifico o horror tratti da racconti di Edgar Allan Poe.

Sebbene la svolta della New Hollywood sia stata per certi versi graduale, vengono generalmente identificate due pellicole del 1967 a cui si fa risalire la nascita del fenomeno:

GANGSTER STORY, di Arthur Penn

IL LAUREATO, di Mike Nichols

Si tratta, in entrambi i casi, di film per certi aspetti ancora legati al cinema classico, ma che rappresentano simbolicamente una svolta, una rottura rispetto al passato: sia da un punto di vista tecnico-stilistico, sia per l’aspetto contenutistico, nonché per l’infrazione di tabù tradizionalistici, come quello della rappresentazione cruda della violenza.

Tutti aspetti che in altri Paesi – soprattutto in Europa – erano tutt’altro che nuovi: la rottura degli schemi tradizionalistici si era già vista in Francia con la Nouvelle Vague; per quanto riguarda invece la violenza, i western all’italiana di Sergio Leone avevano fatto scuola.

haysNegli Stati Uniti la resistenza alle innovazioni fu più forte, anche a causa della presenza del famigerato Codice Hays, il codice di autocensura che le case di produzione si erano autoimposte fin dagli anni Trenta, per evitare di incappare nelle più stringenti censure federali. Un Codice che venne ufficialmente abbandonato soltanto nel 1966-67, ancorché negli anni precedenti alcuni registi avessero provato a farvi breccia e/o a violarlo con metodi ingegnosi.

Altri commentatori fanno risalire la New Hollywood ad un altro importantissimo film, di due anni successivo ai due citati, che rappresentò una vera rivoluzione culturale:

EASY RIDER, di Dennis Hopper (1969)

Si può dire tranquillamente che tutti e tre questi film hanno avuto grandi meriti nell’aver dato il via a qualcosa di assolutamente nuovo nel panorama cinematografico americano.

NUOVI REGISTI, NUOVI ATTORI

In quegli anni si formerà una nuova generazione di registi, che aveva fatto di tutto per entrare nel mondo del cinema e che avrà la possibilità di dare il proprio contributo per il definitivo superamento dei canoni del cinema classico:

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– da coloro che si erano formati nella scuola di Roger Corman, ossia, tra gli altri, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese, Peter Bogdanovich;

– a quelli che avevano frequentato scuole di cinema: George Lucas, Steven Spielberg;

– fino a quelli di estrazione televisiva, formatisi sulle fiction per il piccolo schermo: Sydney Pollack, Sam Peckinpah, Robert Altman.

Questi ultimi, in particolare, vennero subito apprezzati dai produttori per la loro attitudine all’economia e alla velocità delle riprese, nonché all’efficienza organizzativa, tipiche dei lavori per la televisione e che comportava grandi risparmi sui costi.

Con la Nuova Hollywood il regista diventa sempre più un autore (come avveniva in Europa) e in certi casi fa anche il produttore, da solo o in associazione con altri registi (come nel caso della Directors’ Company di William Friedkin, Francis Ford Coppola e Peter Bogdanovich, o la American Zoetrope dello stesso Coppola e George Lucas).

Non mancano, tra gli autori, alcuni grandi nomi della vecchia Hollywood. Si avvicinarono a tale corrente soprattutto coloro che avevano da sempre l’etichetta di ribelli e che erano pronti ad abbracciare la ventata di freschezza portata dalle nuove generazioni: John Huston, Don SiegelDalton Trumbo su tutti.

Il ricambio generazionale tra i registi è anche l’occasione per l’esordio di una nuova generazione di attori, che domineranno la scena hollywoodiana della seconda metà del Novecento: Robert De Niro, Al Pacino, Jack NicholsonDustin Hoffman, Gene Hackman, quelli più significativi.

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Controversa è la collocazione all’interno della New Hollywood di un regista come Woody Allen, il quale, sebbene in quel periodo raggiunse il suo apice artistico e sebbene per certi versi aveva tratti (stilistici e contenutistici) in comune con il movimento, mantenne sempre una connotazione sui generis.

Stesso discorso vale per un autore come Stanley Kubrick, americano di nascita ma presto trasferitosi in Inghilterra, anche proprio per evadere dagli schemi hollywoodiani. Kubrick fu un grandissimo innovatore tra fine anni Sessanta e inizio anni Settanta (rispettivamente, con 2001: Odissea nello Spazio e Arancia Meccanica); tuttavia la connotazione assolutamente originale del Maestro newyorkese non permette di incasellarlo in alcuna corrente cinematografica.

IL VENTAGLIO DI NOVITA’

La Nuova Hollywood portò ampie novità nell’ambito dei temi trattati, con l’infrazione di vari tabù del cinema classico, sia in senso stretto (come detto, nel 1966-67 era stato definitivamente superato il certificato censorio, il famigerato Codice Hays), sia in senso strutturale (la regola della continuità temporale, quella della linearità dell’intreccio).

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Il finale di Gangster Story, di Arthur Penn (1967): una scena del genere, con una tale violenza, così brutalmente ostentata, era impensabile nella Hollywood della Golden Age

Il collegamento con l’attualità e con i temi sociali si risolve nel fatto che i film sfuggono raramente alla regola dell’ambientazione hic et nunc (con l’eccezione delle pellicole del filone nostalgico e dei western).

Sempre meno happy ending, sempre più film che dopo uno stallo interminabile esplodono violentemente nel finale.

LE NOVITA’ CONTENUTISTICHE

Le principali novità contenutistiche riguardarono:

– la rappresentazione della solitudine e dell’inquietudine e del disagio giovanile, spesso attraverso l’utilizzo della metafora della strada; oltre ai già citati IL LAUREATO e EASY RIDER, alcuni film significativi in tal senso sono:

CINQUE PEZZI FACILI, di Bob Rafelson (1970)

PUNTO ZERO, di Richard C. Sarafian (1971)

STRADA A DOPPIA CORSIA, di Monte Hellman (1972)

LA RABBIA GIOVANE, di Terrence Malick (1973)

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– un nuovo approccio al lato intimista e la rappresentazione esplicita di tematiche sessuali controverse; oltre al già citato IL LAUREATO:

UN UOMO DA MARCIAPIEDE, di John Schlesinger (1969)

HAROLD E MAUDE, di Hal Ashby (1971)

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– la riflessione critica sulla guerra, in particolar modo su quella in Vietnam (dapprima in modo indiretto – parlando di altre guerre ma riferendosi in realtà al Vietnam – poi in modo esplicito):

M*A*S*H, di Robert Altman (1970)

COMMA 22, di Mike Nichols (1970)

IL CACCIATORE, di Michael Cimino (1978)

VITTORIE PERDUTE, di Ted Post (1978)

APOCALYPSE NOW, di Francis Ford Coppola (1979)

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– il pessimismo verso le istituzioni, che diventa vera e propria paranoia politica (e mania di persecuzione), generata dalle inquietanti e drammatiche vicende degli anni Sessanta (su tutte, gli assassinii dei fratelli Kennedy):

CIAO AMERICA!, di Brian De Palma (1968)

BERSAGLI, di Peter Bogdanovich (1968)

AZIONE ESECUTIVA, di David Miller (1973)

PERCHÉ UN ASSASSINIO, di Alan J. Pakula (1974)

LA CONVERSAZIONE, di Francis Ford Coppola (1974)

I TRE GIORNI DEL CONDOR, di Sydney Pollack (1975)

TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE, di Alan J. Pakula (1976)

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– la rielaborazione nostalgica del passato (uno dei temi che dimostra come i nuovi autori fossero sì alla ricerca di novità, ma contemporaneamente rispettosi dell’eredità del passato):

L’ULTIMO SPETTACOLO, di Peter Bogdanovich (1971)

MA PAPÀ TI MANDA SOLA?, di Peter Bogdanovich (1972)

AMERICAN GRAFFITI, di George Lucas (1973)

PAPER MOON – LUNA DI CARTA, di Peter Bogdanovich (1973)

VECCHIA AMERICA, di Peter Bogdanovich (1976)

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– la violenza, rappresentata con crudezza e senza censure; oltre al già citato GANGSTER STORY:

IL MUCCHIO SELVAGGIO, di Sam Peckinpah (1969)

CANE DI PAGLIA, di Sam Peckinpah (1971)

UN TRANQUILLO WEEK-END DI PAURA, di John Boorman (1972)

LE DUE SORELLE, di Brian De Palma (1973)

TAXI DRIVER, di Martin Scorsese (1976)

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– il tema del loser, ossia il fatto che i protagonisti siano dei perdenti, degli anti-eroi:

NON TORNO A CASA STASERA, di Francis Ford Coppola (1969)

NON SI UCCIDONO COSÌ ANCHE I CAVALLI?, di Sydney Pollack (1969)

ANCHE GLI UCCELLI UCCIDONO, di Robert Altman (1970)

IL RE DEI GIARDINI DI MARVIN, di Bob Rafelson (1971)

CITTÀ AMARA – FAT CITY, di John Huston (1972)

LO SPAVENTAPASSERI, di Jerry Schatzberg (1973)

CALIFORNIA POKER, di Robert Altman (1974)

VOGLIO LA TESTA DI GARCIA, di Sam Peckinpah (1974)

TORO SCATENATO, di Martin Scorsese (1980)

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– si puntano i riflettori sui bassifondi delle metropoli e sul disagio urbano; oltre al già citato TAXI DRIVER:

PANICO A NEEDLE PARK, di Jerry Schatzberg (1971)

MEAN STREETS, di Martin Scorsese (1972)

QUEL POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI, di Sidney Lumet (1975)

LE NOVITA’ NEI GENERI

Si riscontrano anche delle grandi novità nell’approccio ai generi cinematografici. Se da un lato viene quasi del tutto accantonata la commedia, alcuni dei generi tradizionali vengono sottoposti a decise revisioni o comunque a modifiche sostanziali:

– nei film western, l’attenzione si sposta sulle ragioni degli indiani d’America, spesso visti soltanto come i villains di turno nell’età classica:

UN UOMO CHIAMATO CAVALLO, di Elliot Silverstein (1970)

SOLDATO BLU, di Ralph Nelson (1970)

IL PICCOLO GRANDE UOMO, di Arthur Penn (1970)

CORVO ROSSO NON AVRAI IL MIO SCALPO, di Sydney Pollack (1972)

BUFFALO BILL E GLI INDIANI, di Robert Altman (1976)

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– i film polizieschi sono connotati da un maggior realismo:

IL BRACCIO VIOLENTO DELLA LEGGE, di William Friedkin (1971)

ISPETTORE CALLAGHAN: IL CASO “SCORPIO” È TUO!!, di Don Siegel (1971)

SERPICO, di Sidney Lumet (1973)

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– il road movie (un genere che esplode proprio con la New Hollywood) viene utilizzato per affrontare la questione del disagio generazionale (si vedano in particolare i già citati PUNTO ZERO e STRADA A DOPPIA CORSIA), ma anche per approfondire temi sociali o legati alla paranoia e all’angoscia esistenziale dell’individuo:

DUEL, di Steven Spielberg (1971)

SUGARLAND EXPRESS, di Steven Spielberg (1974)

CONVOY – TRINCEA D’ASFALTO, di Sam Peckinpah (1978)

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– il film musicale viene rivisitato perdendo il disincanto dei musical dell’età d’oro:

IL FANTASMA DEL PALCOSCENICO, di Brian De Palma (1974)

NASHVILLE, di Robert Altman (1975)

NEW YORK, NEW YORK, di Martin Scorsese (1977)

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– la fantascienza passa dal pessimismo distopico all’esaltazione epica:

INCONTRI RAVVICINATI DEL TERZO TIPO, di Steven Spielberg (1977)

GUERRE STELLARI, di George Lucas (1977)

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Con riferimento al genere fantascientifico, è da segnalare che secondo alcuni commentatori fanno parte della New Hollywood anche quegli stessi film di vecchia impostazione (fantascienza distopica) ma prodotti a partire dalla fine degli anni Sessanta. Tra i tanti:

L’UOMO CHE FUGGÌ DAL FUTURO, di George Lucas (1971)

2022: I SOPRAVVISSUTI, di Richard Fleischer (1973)

LE NOVITA’ TECNICO-STILISTICHE

Le novità tecniche, invece, sono molto variegate e basate sullo stile dei diversi registi.

Intanto occorre premettere che, sebbene i film della New Hollywood siano generalmente delle produzioni a basso costo, non mancano pellicole dai budget più elevati, nei quali i registi che avevano avuto successo venivano messi in condizione di avere mezzi più sostanziosi per le proprie sperimentazioni (anche se ciò significava generalmente un più incisivo controllo da parte dei produttori, in quanto i film ad alto budget erano solitamente finanziati dalle majors).

È difficile, in ogni caso, fare un sunto delle principali novità tecniche se non richiamando in generale la ventata di anarchia rispetto ai dettami assai rigorosi del cinema classico hollywoodiano (divieto di sguardo in macchina, regola dei 30 e dei 180 gradi).

Tra le tecniche di ripresa più in uso in quegli anni si rileva il frequente ricorso alla macchina da presa a mano, l’utilizzo del teleobiettivo in contesti urbani (per restituire una sensazione di oppressione e soffocamento), la fotografia sgranata (spesso per ragioni di risparmio sui costi) e dalle tinte insature, in contrasto ai colori sgargianti delle pellicole dell’età classica.

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Una delle più celebri inquadrature de Il laureato, di Mike Nichols (1967)

Si torna a girare all’aperto, per strada, dopo anni di registrazioni in studio dei kolossal e di dispendiose ricostruzioni di set monumentali.

C’è da sottolineare che le innovazioni vi furono – questo è fuor di dubbio – ma difficilmente si arrivò a degli strappi netti rispetto ad una tradizione che i nuovi autori comunque rispettavano.

LE NOVITA’ RIGUARDANTI LA MUSICA

Altra novità assai importante riguarda il rapporto, sempre più stretto, che i nuovi film avranno con la musica: se IL LAUREATO inaugura tale tendenza con una indimenticabile colonna sonora pop-folk firmata Simon & Garfunkel, gli risponderà a stretto giro EASY RIDER con un memorabile accompagnamento rock. Alcuni film utilizzeranno espedienti interessanti per proporre lunghe playlist (i disc-jockey che seguono le vicende dei citati PUNTO ZERO e AMERICAN GRAFFITI).

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La scena di Easy Rider in cui si può sentire If You Want To Be A Bird

Senza dimenticare i film documentario di carattere musicale, che arrivano, sul finire degli anni Sessanta e nei primi anni Settanta, a descrivere la nascita e il declino delle controculture. Se DONT LOOK BACK e EAT THE DOCUMENT (i film che avevano raccontato le tournée inglesi di Bob Dylan del 1965 e 1966) hanno ancora un carattere di proto-documentario musicale, ascrivibili alla New Hollywood sono invece le due pellicole che immortalarono due tra i più grandi concerti di quel periodo:

WOODSTOCK – TRE GIORNI DI PACE, AMORE E MUSICA, di Michael Wadleigh (1970)

GIMME SHELTER, di Albert e David Maysles (1970)

Il documentario musicale verrà ripreso dopo la metà degli anni Settanta, con ulteriori innovazioni stilistiche, da un autore che nella sua carriera di queste pellicole ne sfornerà parecchie:

L’ULTIMO VALZER, di Martin Scorsese (1978)

L’APICE E LA CRISI

Il capolavoro della New Hollywood è generalmente identificato in un film di Francis Ford Coppola che per certi versi è abbastanza sui generis e tradizionalista (anche perché prodotto da una major), e che ebbe un sequel – diretto dallo stesso regista – di pari se non superiore intensità:

IL PADRINO (1972), seguito da

IL PADRINO – PARTE II (1974)

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Dalla metà degli anni Settanta (con qualche avvisaglia che era giunta già prima) alcuni film degli autori della New Hollywood cominciano ad avere un enorme successo ai botteghini:

L’ESORCISTA, di William Friedkin (1973)

LO SQUALO, di Steven Spielberg (1975)

oltre al già citato GUERRE STELLARI.

Il grande successo di questi film sarà paradossalmente una concausa della conclusione dell’esperienza della Nuova Hollywood: essa aveva infatti esaurito la propria funzione primaria, quella di portare novità e freschezza ad un cinema in crisi. Da allora, i produttori torneranno alla carica proponendo blockbuster spettacolari e monumentali.

Il film che tuttavia viene simbolicamente considerato come la chiusura “ufficiale” dell’esperienza della Nuova Hollywood è

I CANCELLI DEL CIELO, di Michael Cimino (1980)

La pellicola, oggi rivalutata, fu allora un flop colossale, facendo tramontare la promettente stella di Cimino, ma soprattutto portando al collasso la United Artists, fondata sessant’anni prima da Chaplin e D.W. Griffith. Da quel momento i produttori riacquisirono il potere perduto negli anni a favore dei registi, ai quali negarono il final cut.

Il cerchio si era chiuso. Hollywood era tornata alla sua natura originaria. Ma era anche profondamente cambiata.

18 thoughts on “Approfondimenti: viaggio nella New Hollywood

    1. Grazie! Sì l’avevo iniziato proprio con quella finalità, per non perdere il filo nel mare magnum dei film di quel periodo… poi mi son fatto prendere la mano 😀

    1. grazie! sì la difficoltà quando si scrivono post così lunghi è sempre quella di mantenere l’attenzione alta… in questo caso mi sono affidato ad una struttura schematica e farò poi gli approfondimenti degli approfondimenti in altri post futuri..
      grazie, ciao

  1. Lavoro monumentale: davvero complimenti!
    Mi dà anche qualche spunto, per esempio spiega perché negli anni Sessanta c’è stata la corsa a copiare i giapponesi, per riproporre in patria – senza crediti – storie di grande spessore che riportassero la gente al cinema. E l’arrivo della “violenza” fu aiutata dal fatto che agli inizi dei Sessanta l’Europa scoprì le arti marziali giapponesi, che poi al cinema gli agenti segreti hanno portato in modo parecchio sconclusionato, da Bond a Flint ad Helm. Un colpo a mani nude era considerato fino a poco tempo prima altamente volgare, non degno di un protagonista buono, ma la passione per judo e karate trasformava un gesto negativo in uno fichissimo.
    Grazie per il “bignami”: è un’iniziativa lodevole che tornerò a spulciare 😉

    1. Grazie a te… sì è un lavoretto che avevo fatto da tempo e che era arrivato il momento di condividere…
      per il resto ti do ragione: nella storia del cinema difficilmente c’è qualcosa fuori posto o non spiegabile con un’analisi approfondita del contesto… difficile che i temi o gli stili o le tecniche andassero totalmente controcorrente o fossero completamente fuori contesto (storico-sociale-cinematografico)…
      torna pure perché man mano che recensiremo i film citati metterò i collegamenti e poi farò degli approfondimenti dell’approfondimento suddivisi per registi/generi, ecc.
      ciao!

      1. Mi è molto caro il tema dei giustizieri, di cui Callaghan è giusto la punta dell’iceberg. Però in effetti è un fenomeno nato nei romanzi e sviluppato nella narrativa di genere (e, contemporaneamente, nei fumetti col personaggio del Punisher). Al cinema, ad esclusione appunto di Callaghan o dello sceriffo Pusser del ciclo “Walking Tall”, non credo abbia avuto grande risalto.
        Se ci pensi, lo spaghetti western imparò dagli americani a copiare dai giapponesi (penso a “Per un pugno di dollari”) ma poi trovò un suo stile, non più scopiazzando ma lasciandosi ispirare. Penso alla nascita troppo sottovalutata del “kung fu western”, fenomeno italiano a cui ho dedicato un ebook 😛 Diciamo che niente nasce dal nulla, è tutto un fiume di contaminazioni…

Commenti

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