Al cinema: Spider-man: Homecoming, di Jon Watts

spidermanhomecoming01Quando un filone si esaurisce arriva il tempo del riciclo, e quando si è già riciclato parrebbe saggio cambiare soggetto. Eppure anche un buon reboot di secondo grado può essere capace di scrollarsi di dosso ogni etichetta e lasciare il segno della propria personalità; del resto, chi avrebbe scommesso un centesimo sul Batman di Nolan dopo l’illustre precedente di Burton e quello molto più infelice di Schumacher? Ecco, lo Spider-man di Jon Watts ha avuto vita dura fin dal suo lancio sul mercato (che come è noto avviene ben prima della proiezione nelle sale) anche perché aveva sul solco non soltanto le tracce della ottima trilogia di Sam Raimi ma anche (e soprattutto, per affinità) quelle lasciate da Marc Webb, già tarato su una dimensione più teen col simpatico personaggio di Andrew Garfield.

L’apparizione del bimbo-ragno interpretato da Tom Holland in Captain America: Civil War nel 2016 non aveva certo sollevato un coro unanime di consensi; troppo ragazzino, troppo logorroico, la zia May troppo giovane (che poi una zia cinquantenne per un adolescente ci sta tutta, il fatto è che Marisa Tomei sembra non invecchiare mai); ci sono stati poi i sentori di una fidanzata per Peter Parker dalla pelle bruna, con l’annuncio del casting della brillante Zendaya, e i fans ultraortodossi – a disagio com’è d’uopo quando si tocca l’argomento razza – hanno animato il dibattito obiettando con guardinghe circonlocuzioni tale scelta. Insomma, il popolo Marvel aveva cominciato a sbuffare già prima dell’uscita, ma alla fine come sempre è il botteghino a dirimere ogni questione: non è escluso infatti che il film di Watts possa sorpassare i pantagruelici incassi di quello di Webb, viste le ottime premesse. Accompagnato pure dal plauso della critica, risuonata qua e là forse un pelino troppo esultante, il nuovo Spider-man tirando le somme è un cinecomic divertente, dinamico e spettacolare.

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Tenuto un po’ a freno dai paternalismi del nume tutelare Tony Stark e dal suo chaffeur Happy Hogan (toh, il regista di Iron Man, Jon Favreau!), il giovane Peter Parker si trova stretto nel suo ruolo di friendly neighbour a New York e ha ambizioni da Avenger. L’occasione di dimostrare il suo valore gli arriva dalla occasionale scoperta di un traffico di armi potenziate da una materia aliena, gestito da un capocantiere incazzato perché la Stark Industries gli ha revocato su due piedi l’appalto per la ricostruzione cittadina dopo i fatti narrati in Civil War. Si tratta di Adrian Toomes, in arte Avvoltoio, interpretato dal birdman per eccellenza Michael Keaton in un ruolo molto convincente; siamo ai margini dell’autentico villain, in quella zona grigia in cui l’uomo defraudato si incattivisce per induzione e per il quale non si riesce a provare mai vera repulsione ma anzi, in tempi di perdurante crisi del lavoro, si risulta anche un po’ solidali. Mai come in questo film sono gli Avengers a risultare distanti e irraggiungibili, tronfi come Captain America nei suoi tutorials scolastici, pedanti come il saccente Iron Man, un mondo di potenti déi al cospetto dei quali si muove un mondo di adulti devoti; viene spontaneo simpatizzare per il liceale pasticcione interpretato da Holland, che prende la città come un gigantesco luna park e le cui imprese sono ancora un coacervo di capitomboli in stile slapstick e decisioni sistematicamente sbagliate.

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Oltre al grande tasso di spettacolarità, per il quale restano impresse almeno le scene della “ricucitura” del traghetto e dello scontro finale sull’aereo tra Spider-Man e l’Avvoltoio, questo Homecoming si apprezza soprattutto per alcuni spunti piuttosto originali. Innanzitutto la bella adesione al reale, quell’arte non facile di coniugare il fantastico del fumetto con l’esigenza di contemporaneità, un equilibrio dal quale solo il frizzante Guardiani della Galassia sembra in grado di potersi bellamente affrancare; lo spettatore oggi non accetta più ad occhi chiusi una identità perfettamente doppia per il supereroe, la contestualizzazione si è fatta più esigente, e in questo Watts ha saputo sfumare molto bene tra la maschera e il faccino acqua e sapone di Peter. Questa spinta verso un realismo paradossale, che porta sempre più lontani dalla magia infantile dei fumetti primordiali, viene sottolineata anche in vari aspetti secondariamente importanti: ad esempio la parabola amorosa con la bella Liz (Laura Harrier) assume i contorni più veri di una cotta adolescenziale, liberandosi dai dettami canonici che vorrebbero il bacio a coronamento di un corteggiamento travagliato o in alternativa la svolta della bella angelicata che si rivela improvvisamente una mean girl. Rimane sempre leggermente discosto, in una zona d’ombra e quindi più interessante nel suo mistero, il personaggio della selvatica e vagamente cinica Michelle interpretato da Zendaya, viso naturale al punto di sembrare quasi struccata; un frammento di dialogo farà trarre evidenti conclusioni sulla sua identità che qui ovviamente non spoilero.
Il film si inserisce felicemente nel contesto estivo, piuttosto leggero, privo di epicità mostruose, virilità muscolari come pure di quei toni apocalittico/crepuscolari che hanno caratterizzato l’ultima avventura degli Avengers. Ed è molto, molto meglio così.

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Spider-man: Homecoming (2017, USA, 133 min)

Regia: Jon Watts

Soggetto: Stan Lee

Sceneggiatura: Jonathan Goldstein, John Francis Daley, Jon Watts, Christopher Ford, Chris McKenna, Erik Sommers

Fotografia: Salvatore Totino

Musiche: Michael Giacchino

Interpreti principali: Tom Holland (Peter Parker/Spider-man), Marisa Tomei (zia May), Michael Keaton (Adrian Toomer/Avvoltoio), Robert Downey jr. (Tony Stark), Jon Favreau (Happy Hogan)

8 thoughts on “Al cinema: Spider-man: Homecoming, di Jon Watts

  1. ottima analisi, condivido in pieno. una delle poche volte, negli ultimi anni, che sono uscito dalla sala contento di aver pagato il biglietto. due elementi non mi sono piaciuti di questo film godibilissimo: l’inizio, sovraccarico di elementi che ti costringono a capire che il protagonista è un millennial del 2017 (cioè: se il film fosse ambientato negli anni ’60 tutti i ragazzi sarebbero alle prese con un hula hoop!?), e poi un paio di buchi di sceneggiatura troppo evidenti in un copione in generale molto ben scritto. invece, cosa su cui mi sono dovuto ricredere, la scelta di attori multirazziali è assolutamente convincente, a partire dall’antipaticissima nuova incarnazione di Flash. grandissimo Michael Keaton, il migliore di tutti!
    PS
    un unico appunto nella tua recensione: i Batman di Burton sono antecedenti agli sgorbi di Schumacher

    1. Caspita, sulle datazioni dei Batman hai ragione! E non sono neanche andato a controllare, tanto ne ero sicuro!!! :-O

  2. Grazie alla tua segnalazione ho apportato una piccola correzione.
    Quale miglior soddisfazione per uno che scrive dell’attenzione dei suoi lettori? Thank you so much

  3. Sarò io, ma l’ho trovato davvero un brutto film. Scritto male e con personaggi fastidiosi, non mi ha emozionato nè divertito, e sopratutto lì dentro non c’è nulla di Spider-Man. Sono proprio rimasto deluso.

    1. premesso che “de gustibus…”, per chi cerca lo Spiderman uscito dai fumetti ci sono i – per me – bellissimi film di Raimi. questa qui è una ricollocazione nell’universo cinematografico Marvel creato con gli Avengers. e secondo me l’analisi di Paolo rende merito al vero intento del film, che non vuole essere né emozionante né divertente. tutt’al più ironico se non a volte salace: “Mai come in questo film sono gli Avengers a risultare distanti e irraggiungibili, tronfi come Captain America nei suoi tutorials scolastici, pedanti come il saccente Iron Man, un mondo di potenti déi al cospetto dei quali si muove un mondo di adulti devoti; viene spontaneo simpatizzare per il liceale pasticcione interpretato da Holland, che prende la città come un gigantesco luna park e le cui imprese sono ancora un coacervo di capitomboli in stile slapstick e decisioni sistematicamente sbagliate”.

  4. Grande, mi hai proprio convinto ad andare a vederlo! 🙂
    Anche se non condivido la distanza che prendi da “Civil War” che per me, per ora, è il miglior film della saga degli Avengers. 😉

Commenti

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