Lo scrigno: Il profumo della papaya verde, di Anh Hung Tran

papaia_verde[Lo scrigno è la rubrica in cui “spacciamo” film semi-sconosciuti o dimenticati che vale la pena andare a recuperare. Questa volta la segnalazione arriva da una nostra lettrice, la blogger di Tratto d’unione, che ci ha chiesto di parlare di questo film dopo aver partecipato al concorso Speciale Vacanze]

Con la lentezza tipica di alcuni film asiatici, Anh Hung Tran costruisce sostanzialmente una versione vietnamita della celebre favola di Cenerentola (che viene citata pressoché esplicitamente nella scena della scarpetta), attingendo al minimalismo orientale e ai vezzi di certo cinema giapponese, in particolar modo quello di Ozu.

La storia è essenzialmente divisa in due parti: nella prima, ambientata nel Vietnam dei primi anni Cinquanta, la protagonista è Mui, una bambina di dieci anni, figlia di contadini, che viene mandata a fare la domestica presso una famiglia facoltosa. La famiglia è composta da madre, tre figli e un padre che più volte ha manifestato e messo in atto il suo desiderio di fuga da quella realtà per lui opprimente. Proprio in una di queste occasioni, sette anni prima, il padre aveva trovato morta, al suo rientro, la figlia più piccola, scatenando i suoi sensi di colpa.

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Nella seconda parte, dopo un doloroso (di)stacco, Mui, di dieci anni più grande (l’attrice che la interpreta è la moglie del regista), va a lavorare da Khuyen, un musicista fidanzato con una ragazza frivola e del tutto diversa da Mui. Ed è qui che la favola giunge a compimento.

Anh Hung Tran è un regista vietnamita cresciuto e formatosi in Francia. Ciò gli ha consentito di unire la sensibilità orientale, fatta di armonia con il creato, tempi morti e ritmi lenti, ad un approccio tipicamente occidentale ai rapporti interpersonali. Sembra quasi di assistere ad una storia da Nouvelle Vague calata in un contesto asiatico e questa è la particolarità che forse ha fatto breccia nel mondo della critica.

Il Vietnam del film è quello delle due guerre, quella d’Indocina dei primi anni Cinquanta e quella del Vietnam dei primi anni Sessanta, gli anni precedenti all’escalation americana. Il rombo di elicotteri ed aerei giunge sovente a disturbare il sonoro di una quotidianità che per il resto non sembra minimamente scalfita dal contesto. Ma in realtà il Vietnam de Il profumo della papaya verde è completamente ricostruito in studio, nell’hinterland parigino, con regista, scenografo e direttore della fotografia che avranno faticato non poco per restituire le atmosfere orientali che connotano fortemente la pellicola.

Si era citato Ozu in apertura: lo si vede nelle trame dei set, nei dettagli di una scenografia ricercata, attorno alla quale il regista si muove con discrezione e cautela, in punta di piedi, abusando delle carrellate laterali che spesso sfociano nel piano sequenza.

La caratterizzazione della protagonista viene resa discretamente: nella prima parte mediante il contrasto con la personalità dei figli della coppia, che sfogano il proprio malessere con atti di gratuita malvagità.

Nella seconda parte mostrando la delicatezza di un’anima dentro un corpo ormai attraente.

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Il gesto con cui accarezza i semi della papaya è emblematico della sua sensibilità.

Il film, candidato all’Oscar come miglior film straniero (primo e tutt’ora unico film vietnamita ad avere la nomination) si è aggiudicato la Caméra d’or per la miglior opera prima al Festival di Cannes 1993 ove era stato presentato nella sezione Un Certain Regard.

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Mùi đu đủ xanh (1992, Vietnam/Francia, 104 min)

Regia e Sceneggiatura: Anh Hung Tran

Fotografia: Benoît Delhomme

Musiche: Tôn-Thât Tiêt

Interpreti principali: Tran Nu Yên-Khê (Mui a 20 anni), Man San Lu (Mui a 10 anni)

5 thoughts on “Lo scrigno: Il profumo della papaya verde, di Anh Hung Tran

    1. devo dirti che è il primo film che vedo di questo regista, ma in effetti, leggendo la trama, anche Cyclo potrebbe piacermi e in effetti mi interessa vederlo…
      lo metto in lista!
      grazie a te, ciao!

Commenti

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