Contemporary stuff: Gangs of Wasseypur, di Anurag Kashyap

Gangs of Wasseypur 01Avete presente Il padrino, di Francis Ford Coppola? Sì? Bene, Gangs of Wasseypur è considerato una sorta di sua versione indiana. Viene da ridere, quando si sente una cosa del genere. In mezzo a tanti film di Bollywood, che in genere non brillano per qualità (ma ci sono eccezioni e dipende dai gusti, si veda questa nostra recensione), devo dire che… mi è piaciuto! Forse avevo solo bisogno di staccare, forse non mi aspettavo alcunché, fatto sta che sono riuscito a farmi coinvolgere.

La difficoltà principale, lo ammetto, è stata per me districarmi tra i vari personaggi, che non sempre sono stato in grado di distinguere tra loro. Viva lo stereotipo dei non-bianchi tutti uguali! No, vabbè, è stata colpa mia, lo ammetto. Fatto che sta che la storia,  che si dipana in ben due film, copre un arco di tempo molto lungo e non sempre è facile capire chi è chi dopo un tot di anni.

Essendo il personaggio principale un padrino indiano, il film tratta ovviamente di criminalità organizzata. Forse, come suggerisce il titolo, più che di vere e proprie mafie si dovrebbe parlare di gang, dato che non hanno la stessa sottile psicologia, gli stessi intrallazzi con il potere e l’economia, lo stesso giro di minacce e agganci. Tuttavia, violenza e paura le scatenano, eccome.

Il protagonista vede suo padre ucciso da dei criminali locali e giura di vendicarsi. Inoltre, come corollario, si rade a zero e promette che non si farà crescere i capelli fino a quando non avrà ottenuto il proprio obiettivo. La vicenda, come dicevo, copre vari anni. Di conseguenza, oltre alla storia di questo Corleone al curry, assistiamo a quella dei suoi amici (o meglio, complici?) e parenti, nell’arco di generazioni.

Gangs of Wasseypur 03

Complessivamente, l’opera dura un cinque ore e venti. Sì, esatto. Bè, dopotutto sono due film indiani, cosa ci si poteva aspettare? Assicuro, però, che non è pesante, affatto. I momenti di stanca sono davvero pochi e la sceneggiatura non si perde in fronzoli: taglia relativamente corto con le smancerie amorose, tralascia quasi del tutto le canzoni coreografiche varie, non piazza continuamente riflessioni filosofiche o psicologiche. Questi tre aspetti, di distacco dal tradizionale prodotto bollywoodiano, rendono il prodotto relativamente appetibile anche ad un pubblico occidentale.

Da un altro punto di vista, sono presenti comunque alcuni “canoni” della produzione indiana, ad esempio gli intrecci familiari, l’importanza della famiglia e dell’onore, i legami sentimentali (ok, non si dilungano in giochetti amorosi puerili, ma comunque è una storia di generazioni e qualcuno si innamorerà pure, no?) e, soprattutto, la coreografia. Gangs of Wasseypur è monumentale per la durata e inoltre, puntando in alto, non può trascurare una certa attenzione alle ambientazioni, alla mise-en-scène, ai costumi. Memorabile è la scena della folla che acclama il signore della criminalità locale che si fa accompagnare per le strade dall’idolo musicale del momento, che con la sua sola presenza mostra di appoggiarlo.

Gangs of Wasseypur 02

Ho accennato alla violenza. Ce n’è, eccome se ce n’è. Anche per questo è difficile annoiarsi. Non so quanti proiettili vengano sparati complessivamente in quei 320 minuti, ma c’è un profluvio di corpi crivellati, fontanelle rosse che escono da ogni orifizio, botte da orbi, torture che… insomma, bastano per un mesetto di visioni cinematografiche. Non voglio esaltare la violenza, ovviamente, ma devo dire che rende piuttosto bene la crudezza dell’ambiente in cui diverse persone, ancora oggi, vivono (pur con tutte le esagerazioni narrative del caso). Non affezionatevi troppo ai personaggi!

Insomma, eccomi qua a pubblicizzare un film che ritengo non sia particolarmente noto in Italia, ma che in patria ha fatto faville. Okay, forse non ci vuole molto, dato che in India si è molto esaltati con la propria produzione cinematografica e si tende a valutarla un po’ troppo bene. A maggior ragione, quindi, sento di dover segnalare Gangs of Wasseypur in mezzo alla nutritissima produzione del sub-continente tanto più che, a differenza di numerose altre opere, non tratta una tematica leggendaria o religiosa, ma è calato in un contesto quanto mai reale.

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Gangs of Wasseypur (2012, India, 320 min)

Regia: Anurag Kashyap

Sceneggiatura: Akhilesh Jaiswal, Anurag Kashyap, Sachin K. Ladia, Zeishan Quadri

Musiche: Sneha Khanwalkar

Fotografia: Rajeev Ravi

Interpreti principali: Manoj Bajpayee (Sardar Khan), Richa Chadha (Nagma Khatoon), Nawazuddin Siddiqui (Faizal Khan), Tigmanshu Dhulia (Ramadhir Singh)

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