Confronti: La sanguinaria vs. Gangster Story, ovvero: dall’età classica alla New Hollywood (passando per il succo di pomodoro)

CA.0313.beattyIl 4 agosto 1967, esattamente cinquant’anni fa, in Canada, al Montréal Film Festival, si teneva la premiere di Gangster Story, un’opera che segnerà profondamente la storia del cinema americano, in quanto verrà in seguito ritenuta, pressoché unanimemente, come il primo film della corrente della New Hollywood.

Nel narrare le gesta e i misfatti della coppia criminale composta da Bonnie Parker e Clyde Barrow, il regista Arthur Penn entrerà nella storia della settima arte, ovviamente senza sospettarlo, come in tutte le rivoluzioni che si rispettino. 

Per capire la portata di una pellicola come Gangster Story, è utile partire dall’analisi di un altro film, quello che viene considerato il suo corrispondente dei tempi della Hollywood dell’età classica.

gun crazyStiamo parlando di La sanguinaria, titolo sicuramente poco noto al grande pubblico, uscito nel 1950, poco più di quindici anni prima del film di Penn, eppure così diverso da quest’ultimo per tutta una serie di aspetti.

Innanzitutto, anche La sanguinaria (Gun Crazy, noto anche come Deadly Is the Female) è ispirato alla storia di Bonnie e Clyde. Sceneggiato da MacKinlay Kantor, autore del racconto da cui è tratto il soggetto, e da Dalton Trumbo – ai tempi già nella lista nera maccartista e che infatti dovette nascondersi dietro il prestanome Millard Kaufman – il film prende le mosse descrivendo la storia del piccolo Bart, un giovane con una passione quasi incontrollabile per le armi, che lo porta a rubare una pistola in un negozio, azione a seguito della quale viene mandato in riformatorio. Dopo esserne uscito, Bart torna nella sua città dove incontra una giovane donna, Annie, che condivide la sua stessa passione per le pistole, lavorando in un circo itinerante come tiratrice scelta. I due si innamorano e decidono di iniziare una vita insieme, ma la loro misera situazione finanziaria li convince a mettere a frutto la loro abilità nell’uso delle armi da fuoco in altro modo, dandosi alle rapine. Durante una di queste, Annie ucciderà due persone, dando il via ad un’accanita caccia all’uomo.

Nato come film di serie B, La sanguinaria è diventato col tempo una chicca idolatrata dalla critica, che ha visto nelle soluzioni low cost adottate da Joseph H. Lewis – un vero esperto in materia – alcune trovate geniali da un punto di vista artistico. Il riferimento va, in primis, alla celebre scena della rapina in banca, girata con un unico piano sequenza con la macchina da presa collocata nei sedili posteriori della Cadillac. Un colpo di genio del regista, che colloca l’intera rapina fuori campo, restando ad attendere il ritorno di Bart e intrattenendo intanto lo spettatore con un diversivo (Annie distrae un poliziotto per non fargli capire cosa sta accadendo e infine lo stordisce con un colpo quando il suo uomo sta tornando). Una scena improvvisata, senza che ci si premurasse di avvertire i passanti del fatto che si stesse girando un film e che dunque si trattava in realtà di una finta rapina.

gun crazy3

Vale la pena recuperare questo film anche per la bellissima fotografia in bianco e nero di Russell Harlan, esaltata dall’eccezionale opera di restauro eseguita in occasione dell’uscita in home video.

gangster-storyPassando a Gangster Story (Bonnie and Clyde), si è già detto come esso sia ispirato (direttamente, a differenza di Gun Crazy) alla vera storia dei due criminali che nella prima metà degli anni Trenta sconvolsero l’America rurale, scorrazzando fra il Texas e l’Iowa.

Il soggetto di David Newman e Robert Benton era stato proposto per la sceneggiatura e per la regia a due dei cineasti francesi allora più in voga, quelli che soltanto pochi anni prima avevano dato il via alla rivoluzione della Nouvelle Vague: François Truffaut e Jean-Luc Godard.

Se il primo si tirò indietro fornendo comunque alcuni suggerimenti per la sceneggiatura (recepiti dagli autori), il secondo, che non era nuovo a storie di questo tipo (Il bandito delle ore undici, Fino all’ultimo respiro), si accapigliò con quelli che sarebbero stati i produttori, i quali, da buoni reazionari del cinema, mostravano una certa ritrosia alle innovazioni (Godard voleva girare il film in inverno nel New Jersey e di fronte alle obiezioni dei suoi interlocutori rispose con la famosa frase: “Je vous parle de cinéma, vous me parlez de météo. Au revoir”).

In ogni caso, il soggetto ispirato ai due criminali texani, affidato infine alla regia di Arthur Penn, ben si prestava, con la sua escalation criminale, allo sdoganamento e all’esplosione di una violenza cinematografica che, fino a quel momento, era considerata uno dei limiti pudici del cinema classico statunitense, anche in generi intrinsecamente violenti come il western.

La memorabile scena finale dei due fuggitivi ridotti a un colabrodo dagli sceriffi è in ciò assolutamente rappresentativa e fu per l’epoca stravolgente.

gangster story

Non si lesinava sul succo di pomodoro (che in realtà era un composto a base di sciroppo di mais e colorante alimentare) in un periodo in cui le sparatorie avevano quasi soltanto effetti teatrali.

Fino a qualche anno prima, i film che dovevano mostrare scene di sangue venivano girati preferibilmente in bianco e nero, per evitare problemi di censura (vedi l’esempio emblematico di Psyco, dove peraltro come sangue finto venne usato il cioccolato – più denso e meglio adatto al contrasto b/n – non avendo problemi di rispetto dei colori).

Qui abbiamo invece un colore vivido (fotografia di Burnett Guffey, che si aggiudicò l’Oscar) e addirittura la scelta registica di utilizzare il ralenti per esaltare la drammaticità di alcune scene violente (ancora una volta, la sequenza che chiude la pellicola, in un malinconico silenzio di fondo).

Come detto, La sanguinaria era uscito diciassette anni prima di Gangster Story, eppure i due film sembrano divisi da un’eternità. Il superamento del codice Hays (proprio in quella stagione, 1966-1967), il codice di autocensura che le major applicavano dagli anni Trenta, aveva portato ad infrangere il tabù della rappresentazione cruda della violenza e qualche libertà in più nella descrizione delle vicende sentimentali (il pur appassionato bacio tra Annie e Bart in Gun Crazy si dissolve in un’immagine sfocata con premurosa rapidità). In Gangster Story vengono addirittura messe a nudo le debolezze sessuali del protagonista maschile (l’impotenza di Clyde).

Gangster_story

È principalmente per tali aspetti che il Bonnie and Clyde di Arthur Penn viene considerato l’antesignano della Nuova Hollywood, insieme a Il laureato, uscito qualche mese dopo. Eppure, rispetto al film di Mike Nichols, non si può non rilevare come Gangster Story sia meno innovativo da un punto di vista della tecnica cinematografica, avendo ancora una certa connotazione visiva tipica del cinema classico.

Ciò che è certo è che Gangster Story fece la fortuna dei suoi giovani attori protagonisti (un Warren Beatty spavaldo, ma che recita un po’ all’antica, e l’esordiente Faye Dunaway, in tutta la sua bellezza), e non protagonisti (un giovane Gene Hackman e l’iconico Gene Wilder, alla sua prima apparizione sul grande schermo). La meno celebre Estelle Parsons, grazie all’interpretazione del personaggio di Bianca – l’isterica cognata di Clyde diventata delinquente suo malgrado – si aggiudicherà l’Oscar come miglior attrice non protagonista.

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Gun Crazy / Deadly Is the Female (1950, USA, 86 min)

Bonnie and Clyde (1967, USA, 111 min)

10 thoughts on “Confronti: La sanguinaria vs. Gangster Story, ovvero: dall’età classica alla New Hollywood (passando per il succo di pomodoro)

  1. Splendido parallelismo! Qualche anno fa Newton Compton ha portato in libreria una titanica antologia strapiena di racconti pulp ormai introvabili, fra cui campeggia l’originale “Gun Crazy”. Purtroppo non lo ricordo molto ma credo il film sia abbastanza fedele all’originale. Sicuramente vederli insieme è un gran bel “viaggio” 😉

    1. Grazie, l’analisi è farina del mio sacco ma, devo ammetterlo, non l’idea del confronto tra questi due film, che mi era stato suggerito ad un corso dell’Aiace da un bravo critico torinese… La sanguinaria l’avevo ritrovato anche nella bella “odissea cinematografica” The Story of Film, di Mark Cousins… e allora mi son deciso a fare questo confronto in occasione del cinquantenario di Gangster Story… quanto al libro non l’ho letto e del resto solo un bibliofilo come te poteva conoscerlo😁😁

  2. Grazie della citazione di “Gun crazy”, e in particolare della scena della rapina in soggettiva: l’ho sempre considerata una sequenza molto interessante e insolita, e decisamente in anticipo sui tempi. Però per qualche motivo non è molto ricordata o citata, e mi fa piacere vedere che ha colpito anche altri.

    1. Sì è una scena poco celebre, come del resto il film stesso, ma non per i critici e per gli appassionati… come dicevo a Lucius, l’idea per fare questo confronto me l’aveva data un critico torinese che fa i corsi per l’Aiace e che a questo punto tanto vale citarlo con il link a questa scena che è presente nel suo canale youtube:

      Poi, come dicevo, ne parla anche Cousins nel suo monumentale e formativo The Story of Film…
      Mi ricordavo che ne aveva parlato qualcuno anche su wordpress, metti pure il link del post qui in un commento, se ti va… 😉😉

    1. grazie per il link al canale, vincenzo, è un onore. e complimenti per l’analisi.
      Cousins però mi fa uno strano effetto: affascinante e scorrevole, la sua odissea cinematografica, ma spesso pecca di parzialità analitica per legittimare una prospettiva a tratti discutibile e non sempre storicamente impeccabile.

  3. Grazie, il parallelismo fra due film offre un’interessante prospettiva. Conoscevo Gangster Story. ma non La Sanguinaria e sono perciò molto lieta di poterne vedere una scena. Complimenti per il pezzo!

    1. Grazie!
      sì mi piace fare questi confronti, perché è spesso interessante analizzare i film in una prospettiva comparativa…
      poi – certo – c’è il rischio che se uno non li ha visti entrambi fatica a comprendere l’analisi, ma non sempre è così…
      in questo caso il rischio era molto elevato, visto che La sanguinaria è un film poco conosciuto…
      ciao

Commenti

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