Confronti: film giusti al momento sbagliato (ovvero, Lumet & Altman vs. Kubrick)

timingIl successo di un’opera cinematografica e la memoria che di essa si conserva non di rado dipendono da fattori esterni al film stesso. Oltre a creare i film giusti, registi e, soprattutto, produttori devono stare attenti a indovinare il momento giusto. Esistono numerosi esempi di film pronti per approdare nelle sale ma la cui uscita è stata rimandata per ragioni commerciali, spesso per non sovrapporsi con film simili che avevano riscosso grande successo. È il caso, ad esempio, di Full Metal Jacket, uscito nei cinema un anno dopo del previsto per non doversi confrontare con Platoon, opera che trattava anch’essa il tema della guerra in Vietnam e che aveva avuto un buon successo di pubblico e svariati riconoscimenti. Al giorno d’oggi la strategia della calendarizzazione mirata è sempre più osservata dai distributori, per evitare flop o anche soltanto minori guadagni. È il caso di Dunkirk, nuova fatica di Christopher Nolan, che uscirà nelle sale il 31 agosto, un mese dopo rispetto agli altri Paesi, “perché in Italia ad agosto la gente va poco al cinema” (o almeno questo sembrerebbe il motivo che sta dietro alla scelta). In certi casi si assiste addirittura a delle anticipazioni, come è avvenuto in Italia per il settimo episodio della saga di Star Wars, la cui uscita nelle sale nel 2015 fu anticipata dalla Disney per non pestarsi i piedi con il fenomeno dei botteghini Checco Zalone. A volte tuttavia non bastano giorni o mesi in più (o in meno) per evitare di far cadere nell’oblio film apparentemente buoni, ma che hanno avuto la sfortuna di incrociare opere divenute fondamentali nella storia del cinema o eventi di cronaca che hanno relegato in secondo piano la finzione cinematografica.

È il caso dei due film presentati di seguito, entrambi usciti negli anni Sessanta e diretti da due registi tutt’altro che secondari.

a-prova-di-errore-1A prova di errore (Fail-Safe) esce al cinema nel settembre del 1964. Racconta di uno stormo di bombardieri americani che, in piena guerra fredda, si reca presso il “punto inizio attacco” a seguito di un allarme generato da un oggetto volante non identificato. Si tratta di uno dei molteplici falsi allarme che, in quei tempi difficili, si verificano ogni mese. Eppure questa volta, a causa di un guasto ad un congegno elettronico, ai bombardieri perviene in volo l’ordine di attaccare l’Unione Sovietica. Il loro obiettivo, in particolare, è quello di sganciare ordigni atomici su Mosca. Resosi conto della catastrofe imminente, lo Stato maggiore americano darà l’ordine ai caccia di abbattere i propri bombardieri e il presidente degli Stati Uniti cercherà di convincere il premier sovietico che si è trattato di un errore, per evitare una drammatica escalation nucleare.

La trama della pellicola di Sidney Lumet – una sceneggiatura eccellente che affronta il tema dell’incubo di una guerra nucleare e della possibile conseguente distruzione reciproca delle superpotenze americana e sovietica – ricorda, come qualsiasi cinefilo avrà inteso, quella de Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba.

Il capolavoro di Stanley Kubrick era tuttavia uscito nelle sale già nel gennaio di quell’anno (1964), ossia otto mesi prima del film di Lumet. Forse un tempo sufficiente per consentire a Fail-Safe di incassare quanto serviva per recuperare i pur contenuti costi di produzione, ma sicuramente non abbastanza per non sembrare un emulo di Dr. Strangelove.

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Le somiglianze si riflettono anche nelle scenografie. Questa la “war room” di Fail-Safe.

Vero che il film di Kubrick aveva un tono completamente differente, un’ironia grottesca ancora oggi per molti aspetti insuperata. Ma l’oggetto della pellicola è praticamente lo stesso, con qualche piccola variante (il “guerrafondaio” di Fail-Safe è un consulente del Pentagono, interpretato da Walter Matthau, mentre in Dr. Strangelove è un generale a scatenare – intenzionalmente – l’attacco).

In A prova di errore, il ruolo del Presidente degli Stati Uniti è affidato nientemeno che a Henry Fonda, mentre in Strangelove è appannaggio dell’assoluto mattatore Peter Sellers (che interpreterà tre diversi personaggi nel film).

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Il soggettista di Strangelove, Peter George (dal cui romanzo Red Alert è tratto il film di Kubrick) arrivò addirittura a denunciare per plagio Eugene Burdick e Harvey Wheeler, dalla cui omonima opera letteraria era stato tratto Fail-Safe. Per gli stessi motivi Kubrick aveva ottenuto dalla Columbia (che produceva entrambi i film) che la sua opera uscisse prima di quella di Lumet.

Ecco dunque che un film decisamente interessante, dotato di un ritmo impeccabile e di risvolti morali e sociali degni di nota, finisce per passare praticamente nel dimenticatoio (16.000 voti su IMDB contro 370.000, se vogliamo usare un criterio che di solito non mente, almeno quando si deve giudicare la popolarità internazionale dei film).

Certo: c’è da dire che con Kubrick e con un Sellers così in forma era difficile competere, anche per un regista di tutto rispetto come Sidney Lumet. Il suo film merita tuttavia altro destino rispetto a quello che sembra essergli stato riservato, senza con ciò voler intaccare l’assoluto primato di un’opera come Il dottor Stranamore.

contoallarovescia 1 - CopiaIl secondo film “uscito al momento sbagliato” è Conto alla rovescia (Countdown) apparso nelle sale americane nel febbraio 1968. Diretto da un Robert Altman agli inizi di una lunga e proficua carriera, racconta dello sbarco sulla Luna che la Nasa, di lì a un anno (nella finzione, si badi bene), si sta preparando ad effettuare tramite il programma Apollo. Quando si viene a sapere che i russi sono pronti a fare la stessa cosa, ma nel giro di qualche settimana, la corsa americana alla conquista del satellite terrestre deve subire una netta accelerazione. Viene così predisposto un piano per far atterrare un astronauta statunitense sulla Luna tramite un modulo Gemini, per poi fargli attendere l’arrivo della missione Apollo dentro un rifugio inviato appositamente.

In questo caso il film uscì qualche mese prima del suo principale concorrente, dunque con un apparente vantaggio sui tempi. Tale concorrente, tuttavia, aveva la sfortuna di essere l’opera che avrebbe rivoluzionato il mondo della fantascienza cinematografica: 2001: Odissea nello spazio, dell’aprile 1968 (qui i dati di IMDB sono addirittura impietosi: 1.500 vs. 470.000 votazioni).

In più, come se non bastasse, il film di Altman dovette scontrarsi con il fatto che, circa un anno dopo, nel luglio 1969, gli eventi descritti nella finzione sarebbero stati superati dalla realtà, con l’allunaggio della missione Apollo XI.

Ciò che poteva – a priori – sembrare un motivo valido affinché il film fosse quello giusto al momento giusto (la corsa allo spazio era del resto sulla bocca di tutti fin dai tempi di JFK), si ritorcerà invece contro, decretandone la ineluttabile caduta nell’oblio.

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Countdown è il secondo lungometraggio di Robert Altman. La sua prima fatica risaliva a metà degli anni Cinquanta (tredici anni prima), cui era seguito un documentario su James Dean e una lunga gavetta in tv, con una serie sterminata di episodi di telefilm.

A 43 anni di età, Altman era dunque sufficientemente maturo ed esperto, nonostante quello che si preparava a girare fosse, per l’appunto, soltanto il suo secondo film a soggetto. Countdown non ebbe tuttavia grande successo (il paragone con 2001 è davvero impietoso) ma resta interessante per il fatto di essere l’antenato dell’Apollo 13 di Ron Howard e del recente The Martian di Ridley Scott, con i quali condivide molto, mutatis mutandis.

Tutta la prima parte è incentrata sul rapporto tra i due astronauti americani, la cui amicizia viene inevitabilmente incrinata a seguito della scelta della NASA di mandare sulla Luna il meno preparato Lee solo perché è un civile, a differenza di Chiz, che è un militare. I due attori principali sono interpretati dal sempre impeccabile Robert Duvall e da James Caan, che pochi anni dopo si ritroveranno insieme sul set de Il padrino.

Nella seconda parte – che pare sia stata opera del produttore esecutivo, con un Altman esautorato nel finale – si assiste allo svolgimento della missione lunare, che non è esattamente memorabile per verosimiglianza tecnico-scientifica (la gravità sembra simile a quella terrestre) e per scenografie (siamo appena sopra il livello b-movie), ma che si fa apprezzare quanto meno per il finale aperto.

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Il tema della lotta tra le due superpotenze per la conquista dello spazio è assolutamente centrale e il film cerca anche un approccio conciliativo con la scena (invero un po’ forzata) delle bandiere.

Conto alla rovescia è infine un film sicuramente molto tradizionalista, anche e forse soprattutto per quanto concerne lo stile. È difficile credere che nel giro di due anni Altman se ne uscirà con M*A*S*H, dallo spirito assolutamente antitetico, per la critica diretta alle istituzioni militari, sbeffeggiate senza pietà.

È dunque probabile che questo Countdown rappresentasse un compromesso che Altman aveva dovuto accettare per tornare a dirigere per il grande schermo, vista la sua storia di quel periodo.

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Fail-Safe (1964, USA, 112 min)

Countdown (1968, USA, 101 min)

13 thoughts on “Confronti: film giusti al momento sbagliato (ovvero, Lumet & Altman vs. Kubrick)

  1. Ottimo articolo!
    Countdown è uno dei pochi Altman che mi mancano; una cosa però è certa, uno dei più grandi (per me, il più grande) registi americani non ha mai avuto fortuna con il botteghino, per cui ci sta anche il surclassamento (inevitabile) di Kubrick. Conto di vederlo, prima o poi

    1. Beh Altman non si discute… Poi c’è da dire che anche Kubrick ha avuto i suoi film minori… Però questa credo sia un’opera davvero poco altmaniana, girata molto probabilmente per necessità e sotto il controllo dei produttori…

  2. Ottimo articolo di critica cinematografica, very good! Alle lezioni di “Storia del cinema” il grande Rondolino ci spiegava che l’uscita ad hoc di un film è quasi tutto. Non solo per gli altri film in uscita, ma anche per il pubblico che non sempre è pronto. Penso a “The Truman Show”, sempre più capolavoro.
    A presto, Es.

    1. Grazie! Detto poi da un’allieva del grande Rondolino fa ancora più piacere! Questo tema del tempismo mi piace molto e voglio fare mente locale su altri film dimenticati o che non hanno avuto il successo che meritavano non per colpa loro o, meglio, per la sola colpa del tempismo sbagliato… Credo che ce ne siano parecchi… ciao

  3. A prova d’errore è un capolavoro, riuscì bene anche il remake con Clooney.
    È pur vero che in tempi pre-internet i film crescevano e negli anni guadagnavano tantissimo, vivendo una vita che si calcolava in decenni. Oggi un film, anche il più blasonato, esce e dopo 20 giorni nessuno lo ricorda più né lo citerà mai più, quindi i distributori devono giocarsela tutta nei primi giorni d’uscita, perché i guadagni successivi saranno irrisori. Invece i film che noi consideriamo classici sono stati a volte per dieci anni proiettati in sala e con l’avvento dell’home video sono stati riscoperti da milioni di persone: impensabile, dal Duemila in poi…
    La questione dell’agosto italiano mi fa rabbia sin da ragazzo: è il mese in cui far uscire le cazzatine perché tanto nessuno va al cinema. Quanto ho odiato questo razzismo becero…

    1. Ovviamente sono d’accordo, dei due A prova di errore è quello che mi è piaciuto di più, ma è vero che è anche il più simile al concorrente kubrickiano… e Strangelove è un film troppo ben riuscito per farsi spodestare dal pur ottimo film di Lumet, non so che ne pensi…

      1. Ho una venerazione per Lumet anche prima di conoscerlo! ^_^ Nel senso che un giorno il suo nome mi sembrava familiare, mi sono messo a guardare la sua filmografia… e ho scoperto che tanti film che avevo adorato erano suoi! Quindi Stanley può consolarsi con la sterminata fama di cui gode, perché il mio cuore parteggerà sempre per Sidney 😛

      2. Lumet è un grandissimo, forse poco conosciuto al grande pubblico come nome, ma appunto se inizi a vedere la sua filmografia troverai minimo (e dico minimo) due/tre film che ti hanno segnato… Lo vedo inoltre simile ad Altman sotto questo profilo: ha saputo unire un’ottima qualità alla quantità… ci sono quelli che girano capolavori ma fanno passare anni e anni da un film all’altro… Lumet e Altman invece erano molto regolari e prolifici, un po’ come era stato in passato anche Hitchcock… sulla questione cinema d’agosto anche lì sono d’accordo… per fortuna in qualche città organizzano almeno delle rassegne interessanti (e all’aperto, in luoghi di interesse storico artistico) come hanno fatto ad esempio a Torino con Cinema a Palazzo Reale…

      3. Lumet ha fatto poi tanta TV, sia propria che per conto d’altri. E’ un perfetto di esempio di professionista che passa il tempo sul set invece che sul red carpet 😛
        Sicuramente i proprietari di cinema avranno dei dati che dimostrano come i cinema guadagnino di meno d’estate, e infatti un tempo spesso chiudevano per ferie ad agosto, ma dagli anni ’80 ad oggi l’Italia è cambiata cento volte, quindi magari è il momento di dare una ricontrollata a quei grafici…
        E’ come le TV: danno per scontato che la gente smetta di guardare la TV da giugno ad ottobre. Poi si lamentano dei bassi ascolti: la gente guarda mille volte di più la televisione rispetto ad un tempo, perché ce l’ha sempre in tasca, e le stra-pagate emittenti ancora non l’hanno capito…

      4. Sì infatti, anche in quello Lumet e Altman erano uguali: hanno entrambi girato molto per la tv e non erano animali da red carpet, come hai giustamente sottolineato… sono l’opposto di quello che può essere oggi un Tarantino, con tutto il rispetto per Quentin che ha fatto anche lui grandi film ma che non disdegna di apparire ovunque…
        Sulla tv ti dirò che son contento che ragionano così, perché tanto io la tv non la guardo (intendo i programmi) e almeno d’estate riempiono i palinsesti di film, tra cui alcuni che davvero non ti spieghi dove li abbiano recuperati…😁😁

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