Contemporary stuff: Sing Street, di John Carney

sing street locandinaJohn Carney è stato anzitutto un musicista, come attesta il suo passato di bassista nei più che discreti The Frames (digressione: amo le sonorità dell’album Fitzcarraldo, che però è del ’95 e lui all’epoca aveva già lasciato la band). E se sei stato musicista, puoi anche aver appeso il basso al chiodo, ma lo rimani dentro per sempre. Il cinema rappresenta per Carney il punto di arrivo di una transizione che è passata per i videoclip (e forse c’entra qualcosa pure il furto di una clapperboard dal set de I Committments); l’arte ha i suoi snodi, tutto passa dal cuore, dalla passione oltre che naturalmente da un innato talento e così in tempi recenti abbiamo visto Cameron Crowe portare la sua esperienza dalle colonne di Rolling Stone al capolavoro della rock comedy Almost Famous, Adam Shankman dalle coreografie al geniale e sbrilluccicoso musical Rock of Ages e così via, in una illustre tradizione di affluenze e convergenze artistiche che hanno portato epoche e generi musicali sul grande schermo.

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In Sing Street sono in scena gli anni ’80 con la loro inconfondibile patina glamour; l’ambiente è l’Irlanda cattolica e proletaria che guarda alle sponde britanniche come all’El Dorado del pop, mentre alla TV trasmettono l’ultimo clip in cui Simon Le Bon, figaccione dall’ hair-style ultra laccato, canta: “Her name is Rio and she dances on the sand…”. Il protagonista è un giovane di periferia, tipica figura da Bildungsroman, appena iscritto in un rigido college dove gli insegnanti menano – magistrale la figura altera in abito talare, ma con un piglio da irlandese incazzato, di Don Wycherley – e i compagni non sono da meno; Conor (un ottimo Ferdia Walsh-Peelo, nome che più irish non si può) è un bravo ragazzo, non reagisce mai ma nemmeno si chiude in un lacerante silenzio, ostenta sé stesso e la sua imperturbabile calma anche di fronte ai bulletti rasati in bomber, classici figli del sottoproletariato alcolico, come il magnifico Barry (guardatelo nella foto qua sotto e ditemi se non è perfetto) interpretato da Ian Kenny.

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Oltre la violenza del cortile scolastico, a due passi seppur idealmente inaccessibile, c’è la donna angelicata. Una annoiata, fascinosa e misteriosa ragazza più grande di nome Ann, la stupenda Kelly Thornton, per la quale Conor metterà su la sua scalcinata band; è l’amore a spingere verso la musica, l’eros adolescenziale così come l’amore fraterno, quello di Brandon, un fratellone capellone che definire adorabile è poco, ribelle solitario, il modello del fallito che piace, con la sua collezione di vinili e il gusto musicale cool, un perfetto Jack Reynor. E’ dunque il follow your dreams più autentico e viscerale quello che spinge Conor e i suoi simpatici compagni di band a improvvisare set per esilaranti videoclip fai-da-te; ed è in questo contesto casareccio che emerge la visione artistica perfettamente skinny di John Carney, insuperabile nel rappresentare il processo creativo con una sintesi e una energia vitale davvero inedite (come già si era visto nel suo precedente Once, in cui Glen Hansard plasmava le sue folksongs con Markéta Irglová).

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Tutto questo porta naturalmente a una OST di altissimo livello, dove ai pezzi cult dell’epoca (Duran Duran, Motörhead, The Cure…) si alternano composizioni originali che hanno il sapore gustosissimo dell’inesperienza, quel tocco di realistica improponibilità nei testi, propria delle band giovanili, ma anche l’intensità di una fresca, pulsante energia pronta a spaccare sul palco come nell’emozionante esibizione finale al classico concerto scolastico.  La scena finale al molo è di una bellezza lancinante, in cui emerge una delle più belle e cristalline manifestazioni di amore fraterno degli ultimi decenni di cinema e in cui assistiamo alla pervicacia del sogno (irlandese eh, finalmente non americano) che affronta barra a dritta qualsiasi tempesta.

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Sing Street (2016, Irlanda, 106 min)

Regia: John Carney

Soggetto: Simon Carmody, John Carney

Sceneggiatura: John Carney

Fotografia: Yaron Orbach

Musiche: v. Soundtrack

Interpreti principali: Ferdia Walsh-Peelo (Conor), Kelly Thornton (Ann), Jack Reynor (Brendan), Aidan Gillen (Robert), Maria Doyle Kennedy (Penny), Ian Kenny (Barry)

5 pensieri riguardo “Contemporary stuff: Sing Street, di John Carney

    1. no, non è bravo… è un maestro nel farlo… 🙂
      e infatti ho dovuto guardarmelo stasera, anche perché mi era già stato segnalato in passato ed era nella mia lista-visioni da ormai troppo tempo…
      è un film davvero godibile per questo mix di sogni e disillusione…
      poi ha il pregio di rivolgersi sia ai più giovani, sia ai nostalgici, con questo fatto di avere per protagonisti degli adolescenti, ma con il film ambientato negli anni Ottanta…
      per cui, fa’ come me: aggiungilo alla wishlist e poi fagli fare un bel balzo davanti a tutti 😀

  1. Il film è una vera chicca. Dieci anni dopo il bellissimo “Once” un lavoro che sta a quei livelli. E’ piaciuto alquanto ai miei studenti di prima liceo, perché si sono identificati nei protagonisti. I richiami agli anni ’80 sono uno zuccherino, ma solo per le generazioni che non hanno necessità di legende sul nome “Duran Duran”…
    A presto, Es.

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