touch of modern: Dersu Uzala, di Akira Kurosawa

Dersu Uzala 01Dersu Uzala – Il piccolo uomo delle grandi pianure è una riuscita co-produzione sovietico-giapponese. La storia fu oggetto di un film già in precedenza (1961), ma questa volta l’URSS decide di puntare in alto e affida la regia al mattatore Kurosawa, facendo centro e aggiudicandosi l’Oscar per il miglior film straniero.
La vicenda è tratta dai libri autobiografici dell’esploratore Arsen’ev, che conobbe personalmente il cacciatore indigeno Dersu e compì con lui una serie di peregrinazioni nella zona dell’estremo oriente siberiano.
Il regista giapponese per una volta si allontana dal tema a lui più congeniale, il passato feudale del suo Paese, per consegnarci un capolavoro di lirismo. Il film narra di (quasi) nulla per due ore e un quarto, senza per questo risultare vuoto o privo di contenuti. È la capacità del buon Akira di lasciare che siano i personaggi e il contesto in cui sono immersi a coinvolgere lo spettatore, rendendoli del tutto sufficienti a non deludere anche in mancanza di una trama particolarmente elaborata.

Dersu Uzala 02

Il vero contenuto è l’animo umano, i sentimenti, il rapporto che si crea tra persone in contesti particolari, insomma il bromance. È l’accettazione dell’altro non per quello che appare, ma per quello che è. Dersu, uno zotico cacciatore che nulla sa della civiltà, è però una persona eccezionale quando è calato nel suo ambiente, la natura selvaggia delle foreste siberiane. Una guida ideale per Arsen’ev e la sua squadra che, partendo da un’iniziale diffidenza e derisione, giunge ad un sentimento di ammirazione e rispetto verso colui che accetta di accompagnarli. Dersu, dal canto suo, mostra di non disprezzare mai quegli intrusi, così inermi e inetti a sopravvivere in quelle lande inospitali, ma anzi li aiuta senza pretendere alcunché in cambio. Il suo candore è disarmante e la sua bontà spinge i russi a volerlo a loro volta aiutare come possono, fornendogli soldi (respinti) e armi per cacciare.

Se il contenuto sono i rapporti umani, lo sfondo sono i magnifici paesaggi siberiani, filmati con maestria nelle varie stagioni dell’anno. La macchina da presa si fa strumento di poesia, lasciando che siano i colori e i suoni della natura ad avvolgere lo spettatore così come i personaggi. La frontiera russa, quell’immenso spazio aldilà degli Urali, era ancora in gran parte vergine a inizio Novecento, non toccato dalla mano dell’uomo (bianco) e dalle sue speculazioni. Il tema della conquista del territorio è stato molto caro al cinema sovietico, che lo riprenderà in Esploratori della grande taiga (1979) – che ha in comune vari aspetti con Dersu Uzala – ma anche nell’epico ed encomiastico Siberiade (1979).

Dersu Uzala 03

La recitazione è sobria, semplice, verrebbe da dire spontanea. Maksim Munzuk ha il compito di rendere la naturalezza di Dersu e ci riesce bene, mostrandoci un uomo senza ambizioni, con un suo microcosmo fatto di tradizioni ancestrali e rispetto per il creato, amore verso il prossimo e mancanza di avidità. Lo affianca Yuriy Solomin, “gigante” del cinema sovietico il cui personaggio inevitabilmente sbiadisce accanto a quello di Dersu, ma che nondimeno viene reso con buona capacità recitativa.

Dersu Uzala è un film consigliatissimo, a meno che non siate facili a stancarvi di fronte ad opere che fanno dell’estetica e delle relazioni interpersonali il loro caposaldo. Si tratta, insomma, di una pellicola da gustare in tutta calma, rimanendo suggestionati dai paesaggi, dalla poesia dei sentimenti e dal lirismo delle musiche.
Oltre ad essere valido di per sé, il film merita attenzione per il suo essere “anomalo”. Diverge dai canoni di Kurosawa, come già detto, per il tempo e il luogo in cui è ambientato. Inoltre è un’opera sovietica molto poco elogiativa dell’ideologia che fu alla base di quel Paese, a differenza di altre su questo tema (come quelle citate in precedenza), forse anche per il fatto di essere collocata prima della Rivoluzione.

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Дерсу Узала / デルス·ウザーラ Dersu Uzala (1975, URSS/Giappone, 134 min)

Regia: Akira Kurosawa

Sceneggiatura: Akira Kurosawa e Yuriy Nagibin

Fotografia: Fyodor Dobronravov, Yuriy Gantman, Asakazu Nakai

Interpreti principali: Maksim Munzuk (Dersu Uzala), Yuriy Solomin (Arsen’ev), Mikhail Bychkov (uomo di Arsen’ev), Vladimir Khrulev (uomo di Arsen’ev)

3 pensieri riguardo “touch of modern: Dersu Uzala, di Akira Kurosawa

  1. Bellissimo articolo , devo precisare che vidi questo film che avevo più k meno dieci anni , ma dopo aver comprato la VHS qualche anno dopo(che ho ancora con me ) sono riuscito a
    Convincere la mia ex moglie e una coppia di nostri amici a vederlo in un cinema d’essai a Milano , ogni tanto lo riguardo volentieri , specialmente quando ho necessità di capire cosa vuol dire vivere 😀

  2. L’ho visto molti anni fa ma ne conservo un ottimo ricordo, ma non faccio testo: amo il cinema sovietico e adoro Kurosawa, quindi era davvero impossibile che non mi piacesse questo film 😀
    Scherzi a parte, mi sa che è giunta l’ora di rivederlo!

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