Al Cinema: Easy – un viaggio facile facile, di Andrea Magnani

easyLe lande e le strade più desolate, luoghi umidi e freddi dove ruderi e capannoni si fondono con roccia, neve e fango, foreste di conifere dove il silenzio ovattato viene spezzato dal gracchiare dei corvi; non è il paesaggio di un thriller coeniano ma è la remota Ucraina, fotografata splendidamente da Dmitriy Nedria, sfondo naturale della commedia on the road dell’esordiente (al lungometraggio) Andrea Magnani. Un contrasto, quello tra l’ambiente e il tono della storia, che il regista triestino ha saputo disegnare andando a toccare abilmente le corde dell’intimamente cupo e del visibilmente comico in una treccia compatta, continua e indissolubile, mettendo sopra al cavo del funambolo la grottesca dolcezza di un corpo catalizzante, un caratterista di classe che sa far ridere senza tradire mai il portato drammatico del suo personaggio.

Il mattatore della scena è Nicola Nocella, già due Nastri d’Argento nel curriculum, il quale indossa i panni di Isidoro detto Isi (appunto traslitterabile in Easy) un ex pilota di go-kart fallito ora dipendente dal cibo ipercalorico e dagli psicofarmaci che vive il suo stato larvale in una Trieste ben poco svelata (unico indizio, l’ospedale di Cattinara che si staglia a un certo punto sullo sfondo). Il plot prende l’abbrivio con la commissione da parte del fratello scaltro – il chimico lavapiatti di Smetto quando voglio, Libero Di Rienzo – di riportare in patria la salma di un operaio ucraino tragicamente morto in cantiere; incomincia per Easy un viaggio con il morto (più precisamente: con la bara) che porterà a una serie di eventi comico surreali prima di raggiungere in maniera rocambolesca l’agognata meta, una cittadina sperduta tra i Carpazi.

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La bara, il katafalk che contiene i resti del povero operaio Taras, da oggetto inanimato diventa una cosa, una forma cinematografica in grado di riempire la casella vuota del buddy, il compagno che completa il classico tandem necessario al racconto on the road che vuole uscire dai confini del viaggio interiore. Easy intrattiene un vero e proprio rapporto amichevole con la bara: ci parla, la cerca, ci viaggia, ci dorme sopra, si fonde perfino artisticamente con essa nel graffito di un writer buontempone di passaggio. Attorno a questa strana coppia si polarizza un mondo deliziosamente slavo, quell’umanità singolare dotata di un umorismo incarnato, di uno spirito contradditorio, tanto accogliente quanto ritroso, che al tempo stesso condivide il calore di un boršč o una vodka ma vive la sua identità appartata e tradizionalista. In questo senso la scelta di inserire la famiglia cinese in un simile contesto rivela una visione antropologica piuttosto fine; è una matrioska di popoli caratterizzati da un forte senso identitario e al contempo rappresenta la realtà storica di un’Europa in cambiamento.

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Il picaresco Isidoro percorre questi luoghi (la loro desolazione porterebbe a definirli non luoghi, ma hanno invece un’anima profondissima) senza mai trovare il conforto del linguaggio. Lui capisce solo l’italiano e nessuno lo parla, inglese solo a smozzichi, il navigatore è impazzito; c’è una barriera culturale che permane lungo tutto il film ed è interessante scoprire come si possa raccontare una fiaba dell’incomprensione, poterla affrontare di petto senza facili soluzioni che vadano a smussare il film. Di fatto, dal confine ucraino in poi non c’è quasi mai un vero dialogo ma somme di monologhi come nella divertente scenetta con il prete. Una esilarante parabola della comunicazione empatica, sulla quale si fondono come cioccolata calda le note del compositore Luca Ciut.

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Easy – Un viaggio facile facile (2017, Italia/Ucraina, 91 min.)

Regia e sceneggiatura: Andrea Magnani

Fotografia: Dmitriy Nedria

Musiche: Luca Ciut

Interpreti principali: Isidoro (Nicola Nocella), Filo (Libero De Rienzo), Delia (Barbara Bouchet)

 

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