Due anni di Netflix: 30 film che valgono il prezzo dell’abbonamento (30-21)

binge-watching-2Netflix è ormai una presenza consolidata nel mercato dell’home video italiano, leader dello streaming legale a costi abbastanza contenuti e con un catalogo variegato, ormai sufficientemente vasto. Io sono uno degli entusiasti della prima ora, in quasi due anni ho visto 130 film e qualche serie-tv – di cui non sono un super appassionato – tra le quali posso citare le ottime Stranger Things, Marvel’s Jessica Jones, Una serie di sfortunati eventi, BoJack Horseman ed Expanse (più aggiungerei un gustoso rewatch di Friends). Ma io sono e resto un fanatico dei film, quindi è in base a questo settore che giudico questa piattaforma…

Il catalogo dei lungometraggi è variabile (molti titoli entrano ed escono, poi magari ricompaiono per ragioni oscure di diritti), piuttosto fornito anche se di base c’è anche parecchia morchia. Avete presente quei cestoni del supermercato dove trovate i dvd a un euro? Ecco, a essere onesti tanta parte del catalogo Netflix contiene produzioni trascurabili se non proprio monnezza. Ciò nonostante, sussiste almeno un 50% (a spanne) di buoni e ottimi film, più alcuni grandi capolavori. Io qui vorrei ripercorrere con voi i 30 migliori film che mi sia capitato di vedere su questa piattaforma, quindi un punto di vista soggettivo che peraltro non tiene conto di capolavori in catalogo già visti o comunque da me posseduti in dvd o bluray (i titoli di Sergio Leone, molto Woody Allen o Steven Spielberg, Tarantino etc.).

Cominciamo con qualche dato statistico su questa magnifica trentina:

– 26 su 30 sono stati per me una prima visione (solo 4 di questi avevo già visto, in TV se non al cinema, tempo addietro);

– 19 su 30 sono titoli degli anni Duemila;

– 20 su 30 sono film di produzione hollywoodiana;

– sono 30 film di 30 registi diversi.

Farò un countdown, quindi dal trentesimo al primo, dividendo in tre post da dieci film ciascuno. Prendete questa classifica come volete, magari solo come spunto di ispirazione per i prossimi film da vedere; forse qualcuno potrà scandalizzarsi di vedere tale titolo meglio piazzato di talaltro, ma si sa come vanno i gusti. Ovviamente questa NON è la classifica dei miei film preferiti in assoluto; diciamo però che almeno i primi dieci potrei collocarli in una mia ipotetica top 50.

Prima di iniziare faccio almeno doverosa menzione di alcuni titoli comparsi nel catalogo Netflix in questi due anni che ho apprezzato, diciamo così, solo un po’ meno dei famosi Trenta: In Bruges di McDonagh, 21 grammi di Iñarritu, Le vite degli altri di Von Donnersmarck, Point Break della Bigelow, Walk the line di Mangold, The Millionaire di Boyle, Shame di McQueen, Benvenuti a Zombieland di Fleischer, Nella casa di Ozon, Young Adult di Reitman, Kick-Ass di Vaughn, The Lone Ranger di Verbinski, 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni di Mungiu, Cous Cous di Kechiche, 13 Assassini di Miike, Tangerine di Sean Baker, Un disastro di ragazza di Apatow, Hell or High Water di Mackenzie… Ok basta basta se no poi li scrivo tutti!

E dunque via, senza troppi ripensamenti, scaliamo questa Top 30 dei film che ho apprezzato di più su Netflix (prima che io cambi idea!)

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  1. Giovani si diventa (While We’re Young, 2014) di Noah Baumbach

Grazie a Netflix ho scoperto il geniale Noah Baumbach. Dopo aver visto questa brillante commedia ho voluto recuperare un po’ tutta la sua filmografia e sono in attesa del suo ultimo The Meyerowitz Stories, che approderà sulla piattaforma a giorni. While we’re young mette in relazione/contrapposizione il mondo adulto deluso con quello giovane rampante; il quartetto di protagonisti è perfettamente calibrato, i quarantenni Ben Stiller e Naomi Watts da una parte, Adam Driver (qui eccezionale!) e Amanda Seyfried dall’altra. Una commedia trascinante dai dialoghi briosi con semplici ma efficacissime soluzioni narrative.

  1. The Dreamers (id., 2008) di Bernardo Bertolucci

E siamo al mio primo “recupero illustre”; ebbene sì, non l’avevo ancora mai visto. Ne avevo sentito parlare tanto solo per i suoi contenuti pruriginosi, ma non è affatto il resoconto erotico di un mènage a trois! Quanto dolore, quanta sofferenza dietro quei giochi nell’appartamento parigino, microcosmo affacciato sulla strada dove monta la rivolta sessantottina. Questo film è inoltre una stupenda collezione di citazioni cinematografiche e uno sguardo acuto sulle “rivoluzioni da salotto” di una generazione inquieta. Michael Pitt è un angelo dannato, ottimi anche Eva Green e Louis Garrel (che sono curioso di vedere in Le Redoutable di Hazanavicius, recente biopic su Godard).

  1. Il ladro di orchidee (Adaptation, 2008) di Spike Jonze

Film a cui non si concedono le mezze misure: o lo si ama o lo si detesta. Per il Morandini è addirittura una sorta di trappola nella quale cadono anche “spettatori acculturati di media intelligenza” (asserzione di una spocchia irritante). Meta-cinema affascinante che racconta il percorso creativo di quel genio della scrittura che è Charlie Kaufman, in cui vengono inseriti con grazia e puntualità il tema del doppio, l’ossessione amorosa, la commedia screwball, la farsa del mondo editoriale, il risvolto noir. Il film si avvale della solita infallibile Meryl Streep, di uno stupendo Chris Cooper giustamente premiato agli Oscar e di un valido Nicholas Cage (lo ammetto sono tra i suoi detrattori, ma tra quelli più soft), imbolsito ad hoc, che con il ricciolo vaporoso assomiglia parecchio – in modo forse non casuale? – a Gene Wilder. La regia di Jonze è un velo, non sottrae nulla al suo ingombrante sceneggiatore; ciò che però gli riesce davvero bene è la compresenza sul set di due Cage senza far percepire il benché minimo effetto digitale.

il ladro di orchidee

  1. The Tree of Life (id., 2011) di Terrence Malick

Altro esempio di film che divide pubblico e critica tra l’amore e l’odio più viscerale. Io generalmente non stravedo per il cinema di Malick, così prono alla sensazione dell’immagine che quasi si dimentica di raccontare; ma qui l’immagine davvero distrugge ogni membrana, esonda, culla e ipnotizza lo spettatore. La simbologia è sicuramente ricercata, forse un po’ leziosa, ma hai come l’impressione che Malick abbia talmente esagerato in questa sua dimensione cosmica da averci magicamente azzeccato. E poi c’è una delle migliori interpretazioni di Brad Pitt (nemmeno per lui stravedo) nei panni di un padre inflessibile.

  1. Rock of Ages (id., 2012) di Adam Shankman

Questo invece non divide… lo detestano quasi tutti! Io ho un debole per i film musicali, e qui Shankman – coreografo di grande esperienza – ha imbastito un circo rock coloratissimo e pacchiano, che trasuda sensualità e testosterone nella prova fantastica di Tom Cruise (un personaggio che fa il paio con quello di Magnolia). Le musiche sono grandiose, si muove la testa a ritmo e si ride di gusto. E tanto basta.

  1. Reality (id., 2012) di Matteo Garrone

Una grande tragicommedia napoletana, tra pop e kitsch, con una interpretazione davvero sensazionale dell’ex galeotto Aniello Arena (storia pazzesca la sua…) in un crescendo di ossessioni orwelliane. Garrone sa confezionare atmosfere popolari fuggendo dal realismo, immergendosi invece golosamente nella fantasia e nel barocco; bellissima la parte iniziale del matrimonio pacchiano, con una stupenda ripresa aerea su una fiabesca carrozza trainata da cavalli bianchi con pennacchio. Se siete rimasti delusi da Tale of Tales, questo è il titolo da recuperare.

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  1. City of God (Cidade de Deus, 2002) di Fernando Meirelles

Dici: oh, finalmente un crime non “americano” (quando si intende statunitense). E invece… Per quanto di produzione brasiliana, il film di Meirelles è di fatto una reinvenzione ipercromatica dello Scorsese più allucinato, un taglio pazzesco che ha lasciato il segno nel cinema cattivo e di strada. Una discesa agli inferi nelle periferie di Rio di cui rimane impresso soprattutto il ghigno malefico di un bambino di strada, nell’eccezionale prova del piccolo protagonista, che ti punta il ferro dritto in faccia.

  1. L’ illusionista (L’illusioniste, 2010) di Sylvain Chomet

Film d’animazione di una delicatezza unica, un personaggio chiaramente ispirato a Jacques Tati che ispira simpatia e malinconia in una atmosfera tipicamente parigina trapiantata nelle highlands scozzesi. I disegni sono quelli belli, quel bidimensionale di qualità che da Gli Aristogatti a Appuntamento a Belleville (quest’ultimo sempre di Chomet) non ha mai mancato di far sognare grandi e piccini, anche senza l’ausilio della tecnica ultra-digitale a cui ci hanno abituati Pixar & Co.

  1. L.A. Confidential (id., 1997) di Curtis Hanson

Dalla penna di Ellroy, maestro nei plot dagli incastri perfetti, nasce questo gioiellino del poco noto Curtis Hanson. Il cast gira a meraviglia; a dirla tutta, Kim Basinger qui è un po’ una pupona ingessata, eppure riuscì a vincere addirittura l’Oscar (sic!) soffiandolo nientemeno che alla Julianne Moore di Boogie Nights (sic!!). Magnifico James Cromwell (che per me resterà sempre il fattore di Babe maialino coraggioso, e chi mai se lo può scordare un naso così), bravi Spacey, Pearce e Crowe.

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  1. Edward mani di forbice (Edward Scissorhands, 1990) di Tim Burton

Questo l’avevo già visto, ma il ricordo era un po’ sbiadito. Autentica fiaba dark che rivela l’anima nera della consueta America di periferia, nella confezione colorata delle perfette villette a schiera con le sue desperate housewives e i suoi mariti assenti e vaghi. Edward è l’archetipo dark con la sua (s)pettinatura, il cerone bianco, il completo in pelle nera e l’animo poetico crepuscolare. Johnny Depp è sempre stato una splendida maschera; qui indossa i panni di questo pupazzo con le mani a forbice e l’andatura pinguinesca con una naturalezza impressionante, così come dà il meglio di sè nella caracollante figura di Sparrow, non l’ho mai ritenuto un “grande attore” ma sa essere un mimo d’altri tempi. In questo film trovo stupendi Alan Arkin e Dianne Wiest, genitori svampiti dal buon cuore a cui il mondo piccolo borghese sta stretto, ma dal quale non si ribellano mai, strenuamente alla ricerca dell’addobbo natalizio anche quando le illusioni crollano loro intorno fragorosamente.

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To be continued…

6 pensieri riguardo “Due anni di Netflix: 30 film che valgono il prezzo dell’abbonamento (30-21)

  1. Ho messo in lista “da vedere” Giovani si diventa e City of God, grazie per i consigli. Condivido appieno la tua opinione su Johnny Depp.

  2. davvero una splendida carrellata…
    se l’inizio è questo c’è da farsi ingolosire per il prosieguo…
    di questi dieci ti dirò che me ne manca più di qualcuno e con le tue descrizioni sintetiche ma tendenti a ingolosire mi hai fatto venir voglia di colmare qualche lacuna…
    ma invece mi interessa un altro aspetto, legato a Netflix, se ti va di spiegarmelo, perché non so proprio come funziona: in pratica hai tutti questi film sempre a disposizione oppure ogni giorno ne passano un tot?
    sono proprio ignorante su quella piattaforma, anche perché l’ho sempre legata alle serie tv e anch’io tendo a non farmi incastrare da esse, se non proprio quelle che diventano talmente celebri che se ne stai fuori sei fuori dal mondo…

    1. No il catalogo è tutto disponibile, sono centinaia (forse un migliaio ora non ricordo bene) di titoli. La modalità a cui ti riferisci è quella usata da Mubi che ne mette a disposizione un po’ alla volta ed è una piattaforma per amanti del cinema d’essai

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