Al cinema: Valerian e la città dei mille pianeti, di Luc Besson

valerian 1Per le stesse ragioni che hanno comportato lo slittamento dell’uscita di Dunkirk, Valerian e la città dei mille pianeti, l’atteso nuovo film di Luc Besson, è arrivato nelle sale italiane soltanto nel primo giorno d’autunno, due mesi dopo rispetto agli altri principali Paesi occidentali. E ci è arrivato con l’antipatica etichetta di grande flop, dato che gli incassi globali sono stati decisamente al di sotto delle attese, appena sufficienti a ripagare il budget del film francese più caro di sempre (è costato circa 200 milioni di euro). È andato male persino in Francia, dimostrando quanto poco i cugini d’oltralpe siano propensi in questo periodo a sostenere le loro proverbiali pulsioni scioviniste (almeno da un punto di vista cinematografico). E siccome le leggi del business non conoscono pietà è già saltata la prima testa all’EuropaCorp… 

In ogni caso, il film è arrivato anche da noi e pure in Italia non è che ci siano le code ai botteghini, anche perché molti hanno risparmiato gli otto euro per Blade Runner 2049 (come dar loro torto), dopo averne già spesi altrettanti, poco prima, per Dunkirk.

Come noto, Valerian e la città dei mille pianeti è un progetto cullato a lungo da Besson, che è infine riuscito ad adattare per il cinema il fumetto francese Valérian and Laureline, che proprio nel 2017 compie cinquant’anni. Uno di quei film dalla lunghissima gestazione che spesso finiscono per essere ossessioni personali di un regista (o, per i romantici, sogni nel cassetto) più che prodotti di cui il mercato sente realmente la necessità. Besson è andato avanti per la sua strada e ha comunque messo tutto in pista, dopo essersi fermato una prima volta, a progetto già ben avviato, in occasione dell’uscita di Avatar (campanello d’allarme ascoltato soltanto in parte dal regista).

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Valerian e Laureline, due agenti del governo dei territori umani, peraltro con una tresca in corso (in cui è coinvolto più lui che lei), vengono incaricati di una pericolosa missione: devono recarsi nell’ultradimensionale Big Market del pianeta Kirian per recuperare l’ultimo esemplare di convertitore Mül di cui si conosca l’esistenza. Dopo esserci riusciti, i due raggiungono Alpha, la Città dei Mille Pianeti (conta infatti migliaia di specie diverse, provenienti da ogni parte dell’Universo), per proseguire la loro missione in un crescendo di mistero e di minacce. Questa in estrema sintesi la trama, che in pellicole di questo genere conta peraltro relativamente.

Il (grosso) problema di questo film è che dopo un incipit affascinante, sulle note di Space Oddity di David Bowie e all’insegna della fratellanza (mais oui, les français!!), non c’è un solo minuto che non dia allo spettatore un senso di déjà vu (che forse non a caso è un termine francese). Avatar, Blade Runner, i vari Star Wars, I guardiani della Galassia, pure un film come il Contact di Zemeckis sembrano fare continuamente capolino per ricordarci che quel qualcosa lo avevamo già visto da qualche altra parte. Poca originalità dunque (l’esospazio, maddai!).

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Per dare il via ad una nuova space opera (perché il progetto era quello di creare una trilogia, ma ora ovviamente tutto viene messo in discussione) servono idee nuove e che si distinguano dall’esistente, su cui invece possono tranquillamente sopravvivere i grossi franchise (è l’esempio di Star Wars VII).

Il film sembra ricordare, per tutti questi aspetti, il Jupiter Ascending dei fratelli Wachowski, che due anni fa fu un flop paragonabile, se non peggiore.

I due protagonisti fanno il loro, per carità, e neanche l’eterogenea (si va da Rihanna a Rutger Hauer) schiera di celebri comprimari riesce a sollevare il livello complessivo.

Per la fantascienza servono le idee. Buone idee. E nuove.

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Valérian et la Cité des mille planètes (2017, Francia, 137 min)

Regia e Sceneggiatura: Luc Besson

Soggetto: Pierre Christin, Jean-Claude Mézières

Fotografia: Thierry Arbogast

Musiche: Alexandre Desplat

Interpreti principali: Dane DeHaan (Maggiore Valerian), Cara Delevingne (Sergente Laureline), Clive Owen (Comandante Arün Filitt), Rihanna (Bubble), Ethan Hawke (Jolly), Sam Spruell (Generale Okto Bar), Kris Wu (Capitano Neza), Mathieu Kassovitz (Camelot), Rutger Hauer (Presidente della Federazione umana)

16 pensieri riguardo “Al cinema: Valerian e la città dei mille pianeti, di Luc Besson

  1. Adoro Luc, ma… il tempo passa anche per lui. E per un “genere del genere” è facile scadere in ripetizioni, rimandi e ovvietà. Poteva quanto meno spenderci meno soldoni 😉

    1. sì, sono d’accordo… una cifra del genere su un progetto totalmente nuovo, per quanto ambizioso era veramente un salto nel buio… eppure l’hanno fatto…
      nella fantascienza non si sa mai (anche Blade Runner all’inizio ebbe poco successo) ma qui secondo me si rischia che il film passi alla storia solo per il record di budget europeo, più che per altro…

  2. Beh, spezzo una lancia a favore. Lucas ha ripreso dal fumetto per Star Wars. Quindi ci credo che alcune cose fossero già viste. Però, mi dispiace, il budget non è stato ripagato, sia l’Europa Corp che tutti i piccoli distributori perderanno abbastanza.

    1. sì, come discutevo con Lucius qua sotto, innegabilmente Lucas si è ispirato anche a quel fumetto per Star Wars… ma una volta che l’ha fatto ha bruciato il soggetto e quindi un film che esce nel 2017 o prende atto di ciò e tenta strade nuove oppure non può basarsi sull’anteriorità del soggetto per pretendere di essere originale… perché Star Wars quelle cose le faceva nel ’77 (al cinema)…
      certo che se invece parliamo di fumetti allora possiamo tranquillamente dire che i fumetti di Star Wars sono meno originali di quelli di Valerian… ma per l’appunto stiamo spostando il discorso su un’altra forma d’arte…
      e comunque sì, il flop è stato abbastanza clamoroso…
      faranno la trilogia come inizialmente ipotizzato? chissà…
      grazie per il contributo

      1. Hai perfettamente ragione, infatti per me è un film che si poteva non fare e sono felice del flop, ma io non lo ritengo clamoroso. Era abbastanza annunciato.

  3. Non condivido l’opinione finale: visto che al cinema ci sono Blade Runner, Alien, Ghostbusters e Star Wars, è la prova che la fantascienza porta su schermo solo roba già vista 😀 La differenza è che quelli citati sono franchise internazionali con radici profonde, mentre i fumetti della Valeriana non se li fila nessuno fuori dalla Francia. (Il Moro di “Storie da Birreria” li ha letti e dice che sono belli, pieni di idee da Star Wars PRIMA di Star Wars: quindi il senso di déjà-vu va invertito: è la celebre saga che probabilmente ha attinto alla Valeriana 😛 )
    Ho odiato “Il quinto elemento” di Besson quindi dubito che mi piacerà questa sua versione ancora più (inutilmente) costosa, ma sul tema della “originalità” temo che la regola sia: ripeti quanto già detto, solo in modo che sembri diverso. 😛

    1. ma infatti io ho precisato poco sopra la frase finale – con riferimento alla quale mi rendo conto che per il fine di renderla una frase ad effetto l’ho formulata in modo leggermente impreciso – che una cosa sono i franchise, che possono vivere di rendita (ed infatti ho fatto l’esempio di Star Wars, ma anche quelli che citi tu sono altri esempi corretti)…
      altra cosa è chi vuole invece dare il via ad una nuova Space Opera e a quel punto deve tirare fuori idee nuove anche rispetto ai precedenti filmici, non basta giustificarsi con l’anteriorirà del soggetto… 😛
      per continuare con l’esempio di Star Wars, ormai quella saga è diventata (piaccia o meno) patrimonio del cinema di fantascienza, e non basta al Besson di turno vantare un soggetto precedente per rendere originali le sue idee… anzi avrebbe dovuto rendersi conto (come stava per fare quando gli è arrivata l’ennesima mazzata dell’uscita di Avatar) che il suo soggetto (ancorché anteriore) era cinematograficamente bruciato su quasi tutti i fronti… ma ha voluto andare avanti per coronare il suo sogno nel cassetto…

      1. Eh sì, eppure Luc aveva un esempio perfetto: la sfortuna di Allan Quatermain al cinema, sfruttato per fare concorrenza ad Indiana Jones, personaggio che nasceva proprio da Allan. Ma non c’era minimamente confronto, anche perché la qualità era drasticamente inferiore.
        Un tempo Besson era noto perché si era tirato indietro dalla regia ed era diventato fenomenale produttore: tornando a dirigere ha preso solo schiaffi… Diciamo che non è sopravvissuto al suo mito 😛

    2. esatto, bravissimo, l’esempio di Allan Quatermain è assolutamente calzante… che fosse anteriore e addirittura ispiratore di Indiana Jones è palese, ma ciò nonostante una volta usciti i film di quest’ultimo era un personaggio cinematograficamente bruciato!

    1. beh per un bessoniano non può mancare… anche perché questo è appunto il sogno nel cassetto di Besson finalmente ( per lui 😀 ) giunto a realizzazione… fammi poi sapere quando l’hai visto, ciao!

  4. Hai perfettamente ragione poca originalità e dejà vu costanti, pensa che in una scena ci ho rivisto anche un omaggio (voluto o no, non lo so) a “Grosso guaio a Chinatown”. Ma poi lungo, non tanto per la durata ma per le singole scene, troppo troppo lunghe, peccato perché per assurdo i protagonisti funzionano (non lo avrei mai detto) e alcune scene, come quella del mercato, sono davvero molto belle. Cheers!

    1. beh sì quella del mercato è davvero bella, ed è l’unica concettualmente originale… ma solo concettualmente, non visivamente, questo è il problema…
      per il resto: wow, si potrebbe fare un concorso “indovina il film che hai già visto in Valerian”… vince chi prima arriva a dieci… 😀 😀

  5. Mi incuriosice molto questo film, nonostante ne abbia sentito parlare solo male o al massimo con toni tiepidi. Lo recupererò sicuramente quando finirà nel circuito home video, ma nel frattempo prendo nota di quanto dici a proposito di una fantascienza senza idee… Secondo me il genere non sta passando un buon periodo, vista anche la china psicologica e intimista degli ultimi “pezzi forti” (Interstellar, Arrival)

    1. sì poche idee… e qui in particolare… un mischione di dejavu…
      ad esempio Arrival aveva delle idee originali, anche se mixate a citazioni quasi esplicite di capolavori del passato (che però ci possono stare)…
      boh non so, non vorrei fare il pessimista sui generi dopo aver già avanzato dubbi sul war movie in occasione di Dunkirk…

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