Due anni di Netflix: 30 film che valgono il prezzo dell’abbonamento (20-11)

Netflix 2Continua la classifica dei 30 film che più ho amato su Netflix, iniziata con questo post in cui dettagliavo le posizioni dalla 30 alla 21. Come avevo scritto in premessa nel primo post, si tratta di trenta film di trenta registi differenti, per cui abbiamo già lasciato alle spalle alcuni “pezzi da novanta” come Tim Burton, Bernardo Bertolucci, Terrence Malick e Noah Baumbach. La prossima decina è ancor più sfacciatamente americana (8 su 10! Lo so, sono un patetito Hollywood-addicted) con una discreta preminenza della tonalità noir…

20. The Walk (id., 2015) di Robert Zemeckis

I capolavori di Zemeckis probabilmente sono altri, per citarne due presenti su Netflix: Ritorno al futuro e Forrest Gump. Se c’è una cosa che va riconosciuta a questo regista è quella di essere tra i pochi a conoscere la ricetta segreta per rendere squisito anche un impasto canonicamente hollywoodiano. Non c’è nulla di imprevedibile in questa storia eppure avvince e dà letteralmente le vertigini. Il format mockumentary col protagonista che guarda in camera e spiega le sue avventure funamboliche sarebbe sulla carta il nonplusultra del didascalico; eppure, magia di Zemeckis e incanto di Gordon-Levitt, staresti a sentirlo per ore (preferibilmente in lingua originale per cogliere meglio i salti tra l’inglese e il francese). Ottimi i commenti musicali di Alan Silvestri, specialmente quelli jazzy che vanno a braccetto con lo spirito del film, per il quale la camminata tra le Twin Towers si configura come un vero e proprio “colpo”. Struggente l’inquadratura finale delle Torri che si accendono d’oro al tramonto per essere poi inghiottite dalle tenebre.

19. Onora il padre e la madre (Before The Devil Knows You’re Dead, 2007) di Sidney Lumet

Ultimo colpo di genio di Lumet, un noir sopraffino con un cast di prima scelta. Torbido gioco di incastri con un editing dal taglio contemporaneo, conferma di una mente fervida senza età, un genio del cinema crime che non ha voluto accontentarsi di ripetere vecchi cliché. Seymour Hoffman è tragicamente perfetto, ottimi Ethan Hawke e Albert Finney, strepitosa e sexy (mooolto sexy!) Marisa Tomei. Forse il finale lascia uno spiraglio di troppo, ma il soggetto di Kelly Masterson fila liscio che è una meraviglia.

18. Come un tuono (The Place Beyond The Pines, 2012) di Derek Cianfrance

Preferisco di gran lunga il titolo originale. Un film intelligente, costruito come un’elica a due pale ben distinte, con un punto di giunzione che dura un tragico attimo. Prima assistiamo alla parabola discendente del “balordo” Luke Handsome (un perfetto Ryan Gosling), poi a quella ascendente del poliziotto “eroe” Avery Cross (ottimo Bradley Cooper). I rispettivi figli incrociano i loro destini, ed è la parte più intensa del film; qui secondo me emerge il talento freddo di Dane DeHaan, degno erede (tanto all’interno della narrazione quanto a livello di tipologia di attore) dell’espressività laconica di Gosling.

Come-un-tuono-01

17. Heat – La sfida (Heat, 1995) di Michael Mann

Questo film è per me l’esempio lampante di come cambiano i nostri gusti nel tempo. Quando lo vidi al cinema lo trovai noiosissimo, forse mi addormentai in sala; rivisto vent’anni dopo (e con parecchie miglia di pellicola in più nel mio bagaglio culturale) ne ho potuto gustare degnamente forma ed essenza.
I film di Mann sono riconoscibili per la fotografia livida, con quella inconfondibile tavolozza di verdi e di blu che catturano la Los Angeles notturna, per il sonoro peculiare – commento musicale sempre molto ricercato, persistente e a bassa intensità, dialoghi ovattati – e per il campionario di inquadrature che denotano il tocco artistico, vagamente inquieto, che non si accomoda mai nell’ordinario narrativo. Qui il centro della scena ovviamente è occupato da due giganti del cinema; personalmente trovo che Al Pacino con Mann abbia tirato fuori il meglio di sè (si veda anche la sua magistrale interpretazione in Insider), con una gestione formidabile di eccessi d’ira e sangue freddo, mentre De Niro, complici le sue espressioni cliché (comunque grandissimo eh, ci mancherebbe altro), ritorna un po’ al suo personaggio tipo. Grande cast intorno, sul quale si distingue un efficacissimo “brutto, sporco e cattivo” interpretato dal viscido Kevin Gage, scene d’azione strepitose ad alto tasso di adrenalina.

16. Tess (id., 1979) di Roman Polanski

Qui va riconosciuto a Netflix un grande merito per aver caricato questa perla nascosta, di cui era difficile recuperare anche il dvd. “Capolavoro timido” che forse non trova molta luce nella densa filmografia di Polanski, ma la trova eccome con la meravigliosa fotografia di Cloquet e Unsworth (giustamente premiati con l’Oscar) fin dalle sequenze iniziali con una pallida luce serotina di campagna che va progressivamente rabbuiandosi. Una meraviglia per gli occhi e una intensa prova di Nastassja Kinski.

15. Traffic (id., 2000) di Steven Soderbergh

Soderbergh non gode di molta stima tra i cinefili e non è neanche tanto mainstream, forse non ha una faccia particolarmente simpatica e ogni tanto si concede instabili carrellate a mano che possono compromettere la digestione. A parte questo in Traffic io ho visto una regia sempre viva e interessante per una storia che ha la pelle del classico narco-poliziesco ma l’anima del thriller psicologico: si vedono poche pallottole, si assiste piuttosto al crollo delle sicurezze famigliari, alla compromissione dei legami. Bella la scelta di dare differenti sfumature cromatiche ai diversi subplot; ottimo il cast, sul quale a mio parere primeggiano Benicio Del Toro, Catherine Zeta-Jones e Don Cheadle. Che il generale Salazar fosse Tomas Milian l’ho capito solo a fine film, sorpresona per me.

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14. Million Dollar Baby (id., 2004) di Clint Eastwood

Con questo titolo ho scoperto il mio Eastwood preferito, ha superato perfino Gli spietati nella mia top personale. Questo gigante del cinema, eccezionale tanto davanti quanto dietro la macchina da presa, qui è nei panni di un vecchio coriaceo coach al quale si presenta un giorno la tostissima boxeuse (ebbene sì, si dice così) interpretata da Hilary Swank. La sua prova, mamma mia, da brividi; forse non figura tra le più grandi attrici in circolazione ma qui è stata semplicemente perfetta. Ah, se volete vederlo procuratevi gli otri per le lacrime.

13. La fortuna di Cookie (Cookie’s Fortune, 1999) di Robert Altman

Robert Altman è molto semplicemente il mio regista preferito. E quando ho notato questo gioiello in catalogo mi sono precipitato a vederlo; una esilarante commedia amara dal gusto squisitamente southern con sottofondo blues. Certo un Altman più rilassato, con picchi di comicità, ma la sua ilarità si rivela sempre una polpetta avvelenata; straordinarie Glenn Close e Julianne Moore, psyco-sorelle dal passato oscuro, magnifica Patricia Neal vecchia, traballante, rincitrullita e bellissima. Come al solito da tutto il cast viene spremuto il meglio, con Altman qualsiasi bruco diventava farfalla e qualsiasi farfalla diventava una dea.

12. Rushmore (id., 1998) di Wes Anderson

Come si fa a non amare follemente un regista simile? Ecco, io lo adoro perchè oltre ad allestire sempre con inaudita grazia il set (che diventa una mirabolante fiera dell’oggetto vintage), a condire con musiche per palati fini e a giocare nello stupire gli spettatori con l’originalità dei dialoghi (qui scritti con l’amico Owen Wilson), Anderson ha uno humour davvero unico, tra il nonsense e il british, usa la seriosità dei personaggi per scatenare la loro sotterranea ilarità (non a caso Bill Murray è l’attore feticcio). Olivia Williams qui è semplicemente divina.
Non mi aspettavo davvero che uno dei suoi primi lavori fosse già così completo.

rushmore

11. Il segreto dei suoi occhi (El secreto de sus ojos, 2009) di Juan José Campanella

Dicevo in premessa che sono sfacciatamente hollywoodiano; per fortuna non è sempre così, anzi in questo caso sono certo che non vedrò mai il recente remake fatto da Billy Ray. Mi è bastato riempirmi gli occhi della grazia registica di Juan José Campanella e del magnifico duetto dei protagonisti, Ricardo Darìn e la bellissima Soledad Villamil. Una storia romantica e cupa, di una durezza squisitamente sudamericana; tra le tante cose belle una sequenza allo stadio – con ripresa aerea che finisce ravvicinata sugli spalti – che è un capolavoro. Fa venir voglia di tuffarsi nel cinema sudamericano.

elsecretodesusojos

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3 pensieri riguardo “Due anni di Netflix: 30 film che valgono il prezzo dell’abbonamento (20-11)

  1. sai che Traffic fu una grande delusione per me?… ma parlo di una quindicina di anni fa e quindi non ricordo praticamente niente oltre a questa impressione che mi aveva dato… devo dargli un’altra chance…
    su Heat invece concordo parola per parola…
    e ora aspettiamo la top 10!!

    1. Ah io Traffic l’ho amato moltissimo! Mentre invece – facendo un parallelo per somiglianza di ambientazione e temi – il ben più celebrato Sicario di Villeneuve mi è sembrato esanime (fotografia a parte).

Commenti

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