contemporary stuff: Wind River, di Taylor Sheridan

Wind River 01Taylor Sheridan, (quasi) al suo esordio alla regia, decide di andare sul sicuro, puntando su ciò che sa fare meglio: narrare una vicenda ambientata nella moderna frontiera americana, traendone un thriller interessante come i suoi “predecessori”, Sicario (2015) e Hell or High Water (2016), entrambi sceneggiati dallo stesso Sheridan. A differenza di questi ultimi, però, non è ambientato nel soleggiato sud degli USA, bensì nelle fredde atmosfere del Wyoming.

Nella riserva indiana di Wind River – realmente esistente e una delle più estese del Paese – viene ritrovato il cadavere di una giovane nativa. Cory Lambert – del Fish and Wildlife Service – e Jane Banner – dell’FBI – si metteranno sulle tracce del colpevole: o meglio, a fare quasi tutto sarà il “forestale”, perché la giovane agente federale è decisamente impreparata per il clima della riserva (sia ambientale che sociale). Cory, invece, la cui ex-moglie è una arapaho, è decisamente “pellerossa dentro” e pappa e ciccia con la natura, un vero tracker, insomma più indiano della moglie indiana.

La storia di per sé non è esageratamente complessa o originale, eppure riesce bene o male a riempire l’ora e cinquanta di cui consta la pellicola riuscendo a mantenere desto l’interesse, salvo che in alcuni momenti un po’ lenti, soprattutto nella parte iniziale, che non ingrana subito. Altro difetto sono alcuni errori logici a livello di trama (almeno secondo il mio modesto parere), che possono essere tollerati solo in funzione di una resa più avvincente della narrazione.

Wind River 02

Jeremy Renner è piuttosto convincente nei panni di Lambert e il suo sguardo triste/corrucciato ben si adatta al personaggio che interpreta, con un passato non privo di momenti bui e apparentemente abituato a vedere il male ovunque vada e a dispensare consigli sulla vita. Buona anche – forse soprattutto – l’interpretazione di Elizabeth Olsen, sufficientemente stranita da essere credibile nei panni dell’agente fuori posto. Certo, con un’accoppiata così a momenti sembrava di vedere gli Avengers!

Il vero protagonista, però, è per me l’ambiente naturale. Le riprese sono fascinose, la fotografia efficace nel rendere la vastità dei paesaggi americani e la desolazione trasmessa da un’infinita landa di neve e montagne. Contribuisce a rinforzare il messaggio del film, ovvero che pur con tutta la sua conoscenza e la sua tecnologia, l’uomo è ancora impotente di fronte alla natura, alla quale deve adattarsi come meglio può, senza sperare o cercare di dominarla.

Hugh Dillon, Elizabeth Olsen and Graham Greene star in Wind River

In conclusione, Wind River è un film interessante, che merita senza dubbio una visione. Tuttavia, è anche un film forse un po’ sopravvalutato, come lo fu a suo tempo Hell or High Water. Si tratta, in entrambi i casi, di prodotti ben confezionati e che mostrano una buona capacità di intrattenere lo spettatore con un mix di storia coinvolgente, personaggi interessanti e ambientazione affascinante. Ma, almeno per me, non si tratta di capolavori.

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Wind River (2017, USA/Canada/UK, 107 min)

Regia e sceneggiatura: Taylor Sheridan

Fotografia: Ben Richardson

Interpreti principali: Jeremy Renner (Cory Lambert), Elizabeth Olsen (Jane Banner), Graham Greene (Ben), Gil Birmingham (Martin), Julia Jones (Wilma)

6 pensieri riguardo “contemporary stuff: Wind River, di Taylor Sheridan

    1. Mh, non credo che il confronto regga, Fargo è più macchinoso, questo forse più introspettivo ma sempliciotto. Dubito che assurgerà alla fama dell’altro, l’ambientazione però è interessante.

    1. Mah, io l’ho visto in Australia, quand’ero in ferie. Non so se arriverà in Italia, a questo punto. Probabilmente finirà direttamente su DVD/Blueray, mi viene da supporre. Comunque, pur con tutte le mancanza dell’Italia in termini di distribuzione, è curiosa la mancanza di questo, che è stato portato al cinema in diversi Paesi. Sono quelle cose che spingono verso forme di visione non ufficiali, come se già non fossero abbastanza diffuse.

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