Top 20 western (dal n.20 al n.18)

western top20 6Montate in sella, inizia il nostro viaggio nel mitico Far West. Come anticipato nel post introduttivo di Mattia alias Aussie Mazz, si tratta di un percorso attraverso 20 grandi pellicole western disegnato da due aficionados del genere, pertanto potete tenere la colt nella fondina, non siamo qui a dettare le tavole della legge ma vogliamo fornire semplicemente una mappa, frutto di un serratissimo lavoro in tandem. Come immaginerete, non è stato facile individuare questa ventina d’oro, ma tra qualche rimorso, qualche spostamento e qualche ripensamento eccola qui; si comincia dal fondo, con una antologia del western più classico, muovendo il nostro primo passo da prima dell’avvento del sonoro… Giddap, si parte!

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Iron_Horse_PosterQuale miglior inizio del nostro viaggio se non tramite una epica rivisitazione dell’hell on wheels, l’odissea terrestre che portò alla realizzazione di una ferrovia attraverso gli Stati Uniti, un “lucente sentiero da mare a mare”? The Iron Horse (Il cavallo d’acciaio, 1924) di John Ford è una storia nella Storia, con il tipico intreccio tra finzione romantica e realtà di fatti e personaggi, mitici e mitizzati, dell’ottocento americano. Due linee ferroviarie, la Union Pacific e la Central Pacific, cercano il loro punto di giuntura (the wedding of the rails) attraverso pianure popolate da indiani sul piede di guerra; Abe Lincoln deve scegliere se dare soldi alla guerra o alla ferrovia, e in uno dei tanti momenti di retorica americana sceglierà per il bene del progresso e della pace futura. Migliaia di lavoratori, irlandesi, italiani e cinesi, batteranno i loro lunghi martelli cantando Drill, ye tarriers drill, esposti ai rigori dell’inverno e alle frecce dei cheyenne, disposti a far finire uno sciopero – trionfa ancora la retorica nazionale – anche solo per gli occhioni luminosi della figlia del padrone. In attesa delle mandrie, dovranno contentarsi di masticare la stoppacciosa carne di bisonte, gentilmente procurata da un cacciatore d’eccezione, il giovane Buffalo Bill. L’evolversi della Storia scorre parallelamente allo screenplay; il giovane Davy Brandon, figlio di un agrimensore che ha dedicato la sua vita al sogno di una ferrovia transcontinentale ucciso a sangue freddo dal rinnegato Due-Dita, troverà il passaggio tra le Black Hills che consentirà all’impresario Marsh di evitare la costosa deviazione attraverso lo Smokey River. E troverà naturalmente la vendetta per suo padre, oltre alla classica irrinunciabile storia d’amore. L’intrepido belloccio al centro della storia è interpretato dall’ottimo George O’Brien, lo stralunato protagonista dell’Aurora di Murnau, a cui si affianca un buon cast nel quale eccelle il caratterista J. Farrell Macdonald nel ruolo del rustico irlandese caporale Casey. Un film epico che non dovete perdervi davvero, se amate il western.

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bigtrailCapolavoro dell’epica delle carovane all’albeggiare del cinema sonoro, The Big Trail (Il grande sentiero, 1930) di Raoul Walsh porta l’esordio in gran stile di un giovanissimo John Wayne in completino frangiato alla Kit Carson e ciuffo ribelle. A lui si contrappone l’irsuto capo-carovana impersonato dall’ottimo Tyron Power sr., un “padre d’arte” di scuola marcatamente shakespeariana. La regia di Walsh coglie nella miglior definizione del 70mm la vastità degli spazi, l’irrompere di battaglie e tempeste, così come la fatica di guadi, scollinamenti e traversate dove l’ingegno umano e la tenacia sono la spinta verso ovest, a bordo dei mitici prairie schooner. E quando sembra che le forze vengano a mancare, beh, basta una stantuffata della solita, immancabile retorica americana. Per i cuori più sensibili, l’aitante imberbe Wayne sciorina un po’ di romanticismo d’antan del tipo: “Un giorno, da qualche parte, i nostri sentieri si incroceranno ancora”. Chiude il sipario una resa dei conti spiccia nella tormenta di neve, e un happy ending della miglior tradizione, sotto una magnifica volta di gigantesche sequoie.

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3H10-To-YumaAutore di piccoli grandi western ben conosciuto dai veri appassionati del genere, Delmer Daves oltrepassò il confine dell’anonimato con il celebre 3:10 to Yuma (Quel treno per Yuma, 1957), ispirato a un racconto del grande Elmore Leonard – buona annata per lo scrittore il ’57, visto che usciva anche The Tall T (I tre banditi) di Budd Boetticher, sempre ispirato a un suo racconto lungo – e del quale in tempi recenti è stato fatto pure un dignitoso remake diretto da James Mangold. La pellicola schiera due veterani, Glenn Ford e Van Heflin, che un po’ come il regista hanno avuto gloria imperitura entro il perimetro del genere; attorno a essi girano attori poco più che diligenti, senza eccellenze, tipica scelta di casting per non adombrare le dinamiche di relazione tra i due protagonisti. Si tratta a tutti gli effetti di una variazione sul tema del buddy film, in cui al centro non c’è amicizia ma neanche la classica rivalità appassionata; la storia narra infatti di Dan (Van Heflin), padre di famiglia e mite mandriano, che per ristrettezze economiche si lascia coinvolgere nella delicata operazione di cattura del temuto bandito Ben Wade (Glenn Ford), trovandosi per una serie di circostanze a tenerlo in custodia fino all’arrivo dell’eponimo treno per Yuma. Una contrapposizione resa evidente fin da subito nella quale si inserisce inizialmente anche la famiglia di Dan (la moglie affascinata dal misterioso e galante bandito, i figli che vorrebbero un padre più eroico…), che va a svilupparsi in un singolare rapporto tra prigioniero e sorvegliante, con il primo che cerca più volte di sedurre l’altro con promesse di ricompensa trovando però la tenace resistenza di un animo integro, fino a un epilogo dalla morale esopica. Abbandonato da tutti un po’ come accade allo sceriffo Kane in Mezzogiorno di fuoco, reticente a ogni ragionevole possibilità di defilarsi, Dan decide di portare a termine il suo compito; la sua determinazione all’onestà si accompagnerà all’arrivo dell’agognata pioggia, segno di benedizione.

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>>> [Posizioni dalla 17 alla 15]

8 pensieri riguardo “Top 20 western (dal n.20 al n.18)

  1. Splendide chicche! Adoro le “storie di treni” e la vicenda delle due tratte che devono unirsi mi è molto piaciuta nella versione televisiva di “Hell on Wheels”, anche se poi dinamiche da soap opera hanno un po’ rovinato la serie verso il finale.
    Grandi registi, grandi attori, grandi sceneggiatori: mi sembra che tu stia stilando una classifica coi baffi ^_^

    1. Grazie Lucius! La prossima terzina (coming soon) tocca a Mattia 😊 Ti consiglio davvero la visione de Il cavallo d’acciaio, epica fordiana al 100%

  2. Tre titoli fantastico, e poi cavolo John Ford, uno dei migliori di sempre! Anche se confesso di essere molto legato a “Quel treno per Yuma” non so nemmeno quante volte l’ho visto e rivisto 😉 Cheers

  3. fortuna che ci siete voi due sul western perché su quel fronte manco davvero di tanti capisaldi…
    ad esempio (e qui mi preparo a ricevere quintali di ortaggi virtuali addosso) Quel treno per Yuma l’ho visto solo nella versione remake di Mangold, di cui peraltro mi piacque moltissimo la colonna sonora di Marco Beltrami, semplice ma efficace…
    e quindi ora, con la coda tra le gambe, mi vado a recuperare il capostipite… 😀

    1. e finalmente l’ho visto… che dire, bellissimo esempio di “western psicologico” se si può dire così…
      anche qui è assoluto protagonista il main theme, sia nella versione cantata, sia nella versione instrumental o in quella fischiettata da Ben Wade…

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