Il crepuscolo delle videoteche. Intervista a Fabrizio di Agluu.it

videoteca 2In questa nostra nuova intervista affrontiamo un tema, quello delle videoteche, innegabilmente crepuscolare. Gli anni Novanta e i primi Duemila sono stati gli anni del videonoleggio: gli anni in cui i film in home video costavano uno sproposito, se paragonati ai prezzi attuali; gli anni in cui non esisteva il digitale terrestre e la miriade di canali che ha portato con sé; gli anni dei mitici modem 56k che non rendevano possibili pratiche come lo streaming, legali o illegali che fossero. A quei tempi prendere un film a noleggio era di fatto la migliore delle soluzioni per conciliare la passione per la settima arte e le esigenze di risparmio. Ma quegli anni sono passati relativamente in fretta e il futuro si è fatto avanti al gran trotto. Il fallimento di Blockbuster, che di quell’attività aveva fatto un business redditizio, è stato un evento significativo, che ai tempi aveva fatto parecchio rumore. Ma le videoteche indipendenti esistono ancora? Certo che esistono, ma sono per l’appunto in una fase crepuscolare. Ne abbiamo parlato con Fabrizio, romano, 46 anni, fondatore del sito Agluu.it e gran veterano di quel mondo, in cui ha trascorso parecchi anni lavorando per diverse videoteche.

Ciao Fabrizio, da appassionati di cinema che tuttavia non svolgono lavori che hanno a che fare con quel mondo, siamo interessati ai mestieri di chi invece è quotidianamente a contatto per ragioni professionali con la settima arte. In particolare, navigando sul tuo sito internet, siamo rimasti incuriositi dalla tua professione di responsabile del catalogo di alcune videoteche di Roma. Ma prima di parlare di tale attività, perché non ci parli di te e del tuo sito internet?

Per presentarmi nel modo più semplice, comincerei con il dire che la mia storia lavorativa è di fatto strettamente connessa alla mia passione per il cinema, la cui origine è legata ad un fatto buffo dell’infanzia, quando mio padre portò me e mia sorella a vedere al cinema nientepopodimeno che Lo squalo di Steven Spielberg. Naturalmente la mia reazione di bambino fu all’inizio solo di spavento, ma potete immaginare cosa successe dopo, con il senno di poi… Un’ulteriore tappa che accrebbe la mia fiammella di appassionato fu la visione di un film molto eccentrico – Anche gli uccelli uccidono di Robert Altman – che mi rapì totalmente, per ragioni che non mi spiegai al momento. Ora so che fu lì che capii a quali vette emozionali potesse portarmi il cinema, nei panni di un ragazzo che come me voleva imparare a volare.

Il resto della mia storia è presto detto: maturità classica, laurea in Scienze politiche, pubblicazione della mia tesi, lavoro part-time in una videoteca di un amico, e lì tutti i miei sogni di cinefilo ebbero realizzazione: migliaia di film da vedere gratuitamente e tanto tempo a disposizione!

anche-gli-uccelli-uccidono-posterL’ideazione del sito Agluu, venne di conseguenza, a partire dal riferimento al film di Altman, e colmò alcune delle mie esigenze più pressanti: mettere a frutto le mie conoscenze filmiche, nel frattempo maturate, e valorizzare il mio talento di “consigliere” anche su internet. Un pregio riconosciutomi dal vasto pubblico della videoteca – una delle più fornite di Roma, purtroppo da poco defunta -, dalla mia fanciulla e dal fratello della stessa, Roberto, che è poi, praticamente, il tecnico che si occupa del sito.

Cosa mi distingue dagli altri blogger? Non saprei precisamente, ma forse il fatto che io non rincorra nessuna moda e non sia legato ai titoloni del momento può far spaziare chi mi segua in ogni direzione culturale (anche temporale), permettendogli di formarsi autonomamente, da autodidatta, come ho fatto io, nella ricerca di un cinema ambizioso che non s’accontenta solo di assecondare i gusti del pubblico.

Venendo quindi alla tua professione, ci puoi spiegare bene in cosa consiste?

La mia non è proprio una specifica mansione nel lavoro del “videotecaro” professionista, perché ognuno di noi in realtà si occupa, volta per volta, un po’ di tutto (bancone, cassa, telefono, chiusura, etc.). Il mio caso, però, fu un po’ diverso: nel periodo di transizione tra vhs e dvd in cui mi trovai quando iniziai a lavorare, s’erano accumulati già centinaia di dvd da ordinare nei cassetti, ed io mi feci avanti, assecondando il mio spirito da collezionista, dicendo che m’avrebbe fatto piacere catalogarli, genere per genere, e rinumerarli, per sostituire, piano piano, i vecchi e polverosi vhs alla parete. Naturalmente me lo permisero ed io ne approfittai per conoscere meglio tutti i titoli che la videoteca poteva offrire. Tra me e i miei colleghi (eravamo in sei!), però, non andavamo d’accordo su tutto: mi ricordo che nacque una piccola polemica, quando io collocai The Passion di Mel Gibson tra i film fantastici…

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Come molti sanno, anche Quentin Tarantino lavorava in una videoteca prima di entrare nel mondo del cinema. Ed è lì che ha potuto ampliare la sua cultura cinefila, poi riversata nella sua successiva attività di regista (anche se ha sempre affermato di non essere diventato un amante del cinema perché ha lavorato lì, ma al contrario di aver iniziato a lavorare ai Video Archives di Manhattan Beach perché amava il cinema). Sembra un po’ la storia – in salsa cinematografica – di Steve Jobs e del garage in cui fondò la Apple. Perché secondo te in Italia cose del genere non succedono?

Mi spiace dirlo ma, per mia esperienza diretta, la videoteca come luogo di lavoro non è diversa da altre attività commerciali, dove gran parte di chi ci lavora pensa solo all’utile e considera un film non diversamente da un altro prodotto commerciale. Questo, penso valga in Italia e, forse, ancor più negli Stati Uniti dove sono nate realtà di massa come Blockbuster. La visione un po’ romantica della piccola videoteca di quartiere è sempre stata, purtroppo, di gran lunga minoritaria. Tarantino è un’eccezione, rilevante certo, ma sempre un’eccezione. Come, d’altronde e in fondo, mi sono sempre sentito anch’io.

Tornando al tema delle videoteche, per tanti di noi si tratta di luoghi mitici e un po’ vintage, che ricordano la nostra giovinezza. In molti addirittura pensano che non esistano più, ed in effetti al di fuori delle grandi città è difficile se non impossibile trovarne ancora. Eppure tu ci dimostri che esistono, anche se magari faticano a sopravvivere. Ecco: come fanno a sopravvivere oggi le videoteche?

Purtroppo devo deluderti anche su questo aspetto: la sopravvivenza. A mio parere, siamo ormai giunti alla fase finale, nei prossimi anni anche le videoteche più radicate nel territorio, anche quelle più fornite ed accoglienti, chiuderanno, una dopo l’altra. Le cause di quest’ecatombe sono molteplici, ma a mio avviso c’è una ragione molto semplice che prevale: la formula del prestito “materiale” non funziona più. Quando anche il cinefilo più incallito sceglie di abbonarsi ad un sito di streaming, non è che rimanga ancora molto spazio.

Una videoteca che oggi voglia sopravvivere, secondo me, dovrebbe saper cambiare completamente pelle, diventando una vera e propria “ludoteca”: un ambiente diversificato (cinema, videogiochi, musica), dove ci sia una grande attenzione soprattutto verso i più giovani; ma non sono così sicuro che basterebbe!

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Qual è il cliente tipo delle videoteche (anziani, giovani, clienti fidelizzati del quartiere), quelli che ancora resistono in questo scenario che ci hai dipinto di progressivo abbandono del negozio fisico, che invero un po’ ci intristisce?

Gli affezionati sono la maggioranza: dalle persone più mature, abituate ad andare in videoteca come se si andasse al bar a fare una chiacchierata, agli appassionati che non vedono l’ora di prendere l’ultima novità in fatto di action/thriller e disquisire del loro attore preferito, agli “esperti” di tecnologia che vogliono far funzionare al massimo i loro impianti audiovisivi d’eccellenza. I giovani, se non sono accompagnati dai genitori di cui sopra, purtroppo, sono rarissimi. Poi c’è una piccola fetta di cinefili che viene per il consiglio dell’esperto, alla ricerca di un film non pubblicizzato, che li faccia emozionare in modo imprevedibile (naturalmente sono quelli che mi danno maggiore soddisfazione).

Immaginiamo che il business delle videoteche si sia spostato, nel corso degli anni, dal noleggio alla vendita. È così? Qual è indicativamente la percentuale noleggio/vendita nell’attività di una videoteca nel 2017? E per quanto riguarda la vendita, come fa una videoteca a reggere la concorrenza delle grandi catene di elettronica e, soprattutto, degli store online come Amazon?

Le videoteche hanno sempre considerato la vendita come un servizio in più alla clientela. D’altronde i guadagni sono sempre stati limitati e fare un grande scorta di vhs/dvd/blu-ray, da mettere in vetrina in attesa della vendita, è sempre stato considerato molto rischioso. Dalle grandi case di distribuzione, almeno all’inizio dell'”era dvd”, c’è stata sempre una certa “comprensione”, ma nessuna formula commerciale, da loro escogitata, ha resistito all’espansione di internet (contro i prezzi di Amazon non c’è competenza che tenga).

Tirando le somme, l’unica ragione che spinge i clienti ancora ad ordinare film in videoteca è la loro pigrizia.

5 pensieri riguardo “Il crepuscolo delle videoteche. Intervista a Fabrizio di Agluu.it

  1. Ringrazio per l’intervista, perché sono un violento spulciatore di videoteche sin da ragazzo ^_^
    Nel 1988, all’età di 14 anni, avevo sei tessere di sei videoteche diverse, sparse per Roma, e per anni ho viaggiato fra quegli scaffali, facendo a botte coi clienti per accaparrarsi l’ultima copia disponibile del film appena uscito, facendo le corse per riportare il film in tempo e via dicendo. E’ davvero un mondo a cui sono affezionato, e ricordo con dolore quando, nei primissimi anni del Duemila, in rapida sequenza le grandi videoteche del mio quartiere cominciarono a chiudere una dopo l’altra. (Sono riuscito a comprare a prezzo bassissimo VHS e DVD ex noleggio, giusto per rifarmi del dispiacere ^_^)
    Cambiando casa ed andando ad abitare in provincia di Roma, ho scoperto cosa sia la provincia nuclearizzata: tocca ringraziare se arriva l’acqua, qui, figurarsi le videoteche 😀

    1. 😀 😀 😀
      sì è un mondo che solleva tanta nostalgia… io ero un pò più giovane in quegli anni e ho iniziato a frequentarle verso metà/fine anni Novanta e nei primi Duemila…
      devo dire che da ragazzo ero ancora abbastanza ingenuo e mi facevo attirare più dal grande nome di Blockbuster che dalle videoteche indipendenti, dove sicuramente avrei potuto trovare gente più competente, come ad es. Fabrizio…
      i commessi di Blockbuster erano proprio dei ragazzi che tiravano a campare e a cui del cinema non interessava molto… ma io ero forse più ingenuo di loro…
      peraltro io allora abitavo in una piccola cittadina della provincia di Torino (ho fatto il percorso tuo ma all’inverso, spostandomi dalla provincia alla città) e lì Blockbuster dominava, mentre le videoteche indipendenti dovevi andartele a cercare col bastone del rabdomante… 😀
      per cui la scelta era quasi obbligata…
      anch’io poi ricordo di aver approfittato della fase “vendita ex noleggio”… e i primi dvd li comprai in quel modo perché costavano un pò meno…

  2. Da noi a Trieste il blockbuster ha tenuto il nome, siamo sempre stati dei nostalgici da queste parti 😁 La videoteca dove andavo sempre – ai tempi delle vhs – era un piccolo negozio di fotografia, che aveva sempre titoli particolari; con i dvd ho diversificato parecchio, anche perchè c’è stata una stagione di gran concorrenza, con negozi e negozietti che aprivano e chiudevano…

    1. ma dai, quindi esistono ancora dei Blockbuster in giro? del resto dopo il fallimento della casa madre credo che basti cambiare il logo (perché quello non penso lo si possa tenere identico) e sul nome non credo che ti possano dire qualcosa…

Commenti

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