contemporary stuff: The War – Il pianeta delle scimmie, di Matt Reeves

thewarIo ho un debole per Il Pianeta delle Scimmie di Schaffner, l’ho scritto pure nella mia presentazione in cui lo classificavo (forse un po’ ingenerosamente, visto che si tratta comunque di una colonna portante della sci-fi) come il mio guilty pleasure. Resta il fatto che il film, come tutta la saga, non mi pare susciti particolari entusiasmi nel pubblico; tra le grandi saghe cinematografiche è generalmente la meno citata, probabilmente anche perché annovera alcuni sequel che insomma, amore fin che vuoi, ma sono obiettivamente minori. Ho poi detestato il remake di Tim Burton e ho tiepidamente apprezzato il reboot di Rupert Wyatt L’alba del pianeta delle scimmie. Infine giunse nelle scuderie della 20th Century Fox un signore di nome Matt Reeves, uno che nel 2008 aveva fatto parlare di sé con l’ingegnoso monster-movie Cloverfield, e le scimmie risorsero per davvero.

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Già nel 2014 con Apes Revolution (in originale Dawn of the Planet of the Apes ma l’incauta distribuzione italiana aveva già affibbiato il termine “alba” al titolo del prequel di Wyatt, in origine Rise of the Planet of the Apes) si potè assaggiare la stoffa del regista; fu un fulmine a ciel sereno. Le scimmie in motion capture del rinnovato franchise apparivano decisamente più accattivanti, con peculiarità somatiche tali da poter essere facilmente riconosciute l’una dall’altra (almeno per i personaggi principali), creature scienti e sanguinarie in un freddo e intrigante scenario post-apocalittico. Il ruolo principale, quello della scimmia evoluta Cesare, era già stato affidato a Andy Serkis, l’indimenticato Gollum. Reeves ci restituì una fantascienza d’azione contenuta, più strategica che adrenalinica, con piccoli tocchi di thriller nell’atmosfera e una idea di fondo molto radicale sull’autodistruzione antropocentrica, seppur totalmente libera da filosofeggiamenti. Insomma un blockbuster intelligente ma non sapientone, vivaddio.

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Quest’anno la saga viene conclusa con il bellissimo The War – Il pianeta delle scimmie (in zona Cesarini l’edizione italiana è riuscita a mettersi in pari coi titoli), in pratica il cerchio si chiude e si può tornare con la linea narrativa al mitico film del ’68. Scimpanzé, oranghi e gorilla guidati da Cesare sono ormai un vero e proprio esercito e oltre a disporre di maggior forza fisica hanno il vantaggio di una misteriosa epidemia tra gli umani che li fa regredire allo stato animale, a partire dalla inibizione della facoltà di parola; è quel boomerang darwiniano raccontato dai romanzi di Pierre Boulle, un sovvertimento dei ruoli in natura che per mezzo della fantasia illustra il pericolo non così assurdo (o meglio: sempre meno assurdo, anno dopo anno) dell’auto-estinzione della razza umana. C’è però un resto di duri a morire, una “legione perduta” guidata dal folle colonnello McCullough – un ottimo, kurtziano Woody Harrelson – che dopo aver ucciso in un blitz la moglie e il primogenito di Cesare torna a trincerarsi in una remota città-prigione, dove le scimmie vengono tenute in schiavitù. Il condottiero dei primati cercherà la sua vendetta personale, lasciando così il suo popolo vagare senza un capo, un viaggio che si rivelerà essere una missione di liberazione.

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Nel suo desiderio di vendicarsi, Cesare sarà affiancato da alcuni fedelissimi e da una bambina trovata lungo il cammino chiamata Nova, interpretata da Amiah Miller, personaggio che possiamo ritrovare adulta (e ben formata) a fianco del mitico astronauta Taylor (Charlton Heston) prima e di Brent poi (James Franciscus) nei primi due film della serie classica. Si aggiungerà infine il personaggio che ritengo sia il meglio caratterizzato, la “scimmia cattiva” che con eccezionale espressività e un amabile tratto di vulnerabilità viene interpretata (sempre in performance capture) dall’ottimo Steve Zahn. Quanto incida poi realmente la performance dell’attore e quanto la post-produzione degli effetti è una mera speculazione; ciò che conta è il risultato, la perfetta amalgama artistica che disegna un personaggio sorprendentemente reale, per il quale si è ben disposti a spendere la suspension of disbelief. Notevole infine la colonna sonora firmata da Michael Giacchino; finalmente si esce dal canonico “rumore di fondo” (quelle tipiche sonorità monocordi, tutte tamburi e archi gravi) cercando una vera e propria melodia dallo stile classico.

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War for the Planet of the Apes (2017, USA, 142 min)

Regia: Matt Reeves

Sceneggiatura: Mark Bomback, Matt Reeves

Fotografia: Michael Seresin

Musiche: Michael Giacchino

Interpreti principali: Andy Serkis (Cesare), Woody Harrelson (col. Mc Cullough), Steve Zahn (scimmia cattiva), Amiah Miller (Nova)

11 pensieri riguardo “contemporary stuff: The War – Il pianeta delle scimmie, di Matt Reeves

  1. Bello bello bello. Il migliore resta il secondo, lì Matt Reeves è letteralmente esploso di bravura, ma anche questo War for the Planet of the Apes mi ha conquistato. Come saga per quanto mi riguarda supera anche l’originale, almeno nel suo complesso, perché per me il primo Il pianeta delle scimmie del ’68 è uno dei sci-fi migliori e più importanti mai realizzati. Peccato che nessuno dei sequel sia mai stato all’altezza o neanche un decimo di quanto fu il film di Schaffner. Quindi sì, io accolgo con molto piacere questa tripletta! Il film di Burton faccio finta che non esiste.

    1. A me era piaciuto pure ‘L’altra faccia del pianeta delle scimmie’. Gli altri della serie classica hanno qualche spunto interessante ma insomma sono abbastanza risibili

      1. Sì, non è male Beneath the Planet of the Apes, però non ha niente a che vedere con l’originalità del primissimo. Qui invece con questa nuova saga stanno riuscendo a raccontare qualcosa di nuovo di volta in volta!

  2. Non è necessariamente un male che questa saga non faccia parlare di sé quanto altre. Personalmente preferisco l’alba alla rivoluzione pur apprezzandoli entrambi. Questo ancora mi manca.

    1. L’alba lo rivedrò, lo vidi solo al cinema e non ne uscii proprio entusiasta, sebbene risollevato dal fatto che avevano tolto il progetto a Burton. Di Wyatt mi incuriosisce parecchio l’imminente Captive State con il mio amatissimo John Goodman.

  3. Sicuramente un occhio rivolto alla hollywood classica e al capolavoro di Coppola, la fine di un franchise più intelligente della media, ma anche pieno di trovate un po’ scemotte. In ogni caso Andy Serkis è fenomenale, come trasformare la Mocap in arte 😉 Cheers

  4. Saga che purtroppo ho trascurato, al di là del primo, bellissimo, del 1968 (e il remake del 2001). Prima o poi rimedierò, ovviamente vedendoli TUTTI, dato che amo la completezza.

    1. Allora ti consiglio il cofanetto blu-ray degli 8 film, qualità eccellente e prezzo abbordabile, a meno che tu non voglia aspettare l’uscita in home video di The War e comprare il boxset completo che certamente faranno nel 2018 🙂

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