Al cinema: Finché c’è prosecco c’è speranza, di Antonio Padovan

54272In questo multisala ma fichetto, con un sacco di sale e scale, c’era da scegliere e mi sono proprio detto: “Checce frega de Blade Runner noi c’avemo Battiston! BATTISTOOOON! ecc.” Per cui c’è Battiston che fa il commissario nel trevigiano, paesini tra Treviso e Venezia, e mentre svolge le indagini continua ad affettare salami e aprire bottiglie. Un vecchio conte produttore di prosecco muore suicida, una serie di omicidi contemporaneamente inizia, il commissario StuckyStucchi? indaga, e capisce subito come tutto si avvoltoli intorno a un cementificio colla ciminiera col pennacchio e un’altra serie, questa volta di morti di cancro.

A casa del commissario c’è uno zio iraniano, grilloparlantesco quando non parla di tappeti, che lo aiuta nel suo risolvere il lutto della perdita dei genitori, a casa del conte c’è la giuovane figlia del conte che non sa nemmeno da che parte sia girata, però dù colpi. Con questi dati la matassa si srotola in maniera piuttosto piana, nel senso che non ci sono veri cattivi e il Batti le azzecca quasi tutte quasi al primo colpo, compreso risalire alla gnocca a cui il conte aveva affidato pezzi di vendetta. C’è lo spottone per le colline del Veneto, Biveneto, Triveneto, o chiamiamola forte caratterizzazione territoriale, riprese dal basso, di lato e dall’alto coi droni, pure troppo, di notte, all’alba, bellissime eh, profilo destro, sx, un bel sorriso, grazie le faremo sapere. Pare a tratti una pub di vini. 72350_hpLa stessa leggerezza e, come dire, aproblematicità, ecco, è però anche piacevole e, dire come, apretenziosa, nel senso che tutto è comico ma non troppo, Batti è un personaggio timido ma non troppo, sfigghy ma non troppo, perché quando serve tira fuori i cabasisi e alla fine si capisce che si innamora (ma non troppo) e il superfluo viene lasciato fuori. Il film è stato fatto con quattro sghèi, e si vede nel cementificio fintamente aggiunto al panorama. Una nota per quell’attore con la faccia da impiegato statale che nei film italiani fa sempre il diretto superiore del protagonista, ed è sempre annoiato e fatalista e scaricabarile, da brava incarnazione di tutta la burocrazia nostra quale è. Però, ovviamente, non troppo in questo finale, volemose bene e stappiamo. Posti splendidi eh, signora cara. Che sciabolare è da sfigati.

E poi c’è Battiston. BATTISTOOOON! ecc.

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Finché c’è prosecco c’è speranza (2017, Italia, 101 min)

Regia: Antonio Padovan

Soggetto e sceneggiatura: Antonio Padovan e Fulvio Ervas

Fotografia: Massimo Moschin

Interpreti principali: Giuseppe Battiston (Stucky? Stucchi? Mah), Teco Celio (Isacco Pitusso), Silvia D’Amico (Francesca Beltrame), Roberto Citran (Sergio Leonardi)

3 pensieri riguardo “Al cinema: Finché c’è prosecco c’è speranza, di Antonio Padovan

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