Speciale Oscar 2018: L’insulto, di Ziad Doueiri

locandinaBBBeirut, c’è una manifestazione della destra cristiana. Il Libano è un casino infame, dove chiunque fa un po’ quel che cazzo gli pare perché tanto non c’è un vero e proprio esercito, per cui sta in equilibrio tra tutto il caos dei dintorni, e a volte manco quello. Comunque, Tony torna dalla manifesta, lui ha un’officina, una moglie incintenorme che è figa e ragionevole, per cui non si capisce proprio perché stia con lui, dei tatuaggiozzi da vero cinghiale; ed è incazzato nero coi palestinesi. In Libano è pieno di palestinesi, in fuga dalla p o Palestina, trattati come mezzi cittadini, e Yasser lavora come capocantiere. Lui ha una moglie libanese ed è un sacco bravo nel mestiere so’. Da una discussione su un tubo che cola sulla strada, Yasser insulta Tony, poi Tony strainsulta Yasser dicendogli che Sharon doveva sterminarli, poi Yasser da un pugno a Tony. Ma è un film di conseguenze con effetto snowball o valanga: T denuncia Y, perde (nota bene che Tony sembra un cretino matto fascio per quasi tutto il film), vanno in corte d’appello, da zero avvocati ora hanno avvocati coi controcazzi, perché il caso si gonfia e del fatto in sé non frega nulla a nessuno ma è ormai una questione di identità/legittimità/legge e vecchi difetti. E stragi, di quelle del tipo eh ma tu mi hai fatto, e ma voi mi avevate fatto. Sì ma duemila anni fa voi mi avete fatto. Intanto si scopre che i rispettivi avvocati sono padre e figlia, tonnerres, la rabbia monta e schiuma tra le fazioni  fuori dal tribunale, i media sguazzano. T e Y cominciano a chiedersi, WTF, ma che ci stiamo facendo noi in mezzo a st’ambaradan. Ormai il film viaggia sui due binari, quello dei due personaggi & loro evoluzione interiore, quello in aula: i legulei scandagliano il passato dei due, si scopre che Tony è un nazicristomoronita perché da piccolo viveva in un villaggio che nel settembre nero del 1970 era stato attaccato e distrutto dalle organizzazioni palestinesi. Finalmente comincia a sembrare un po’ meno cretino, mentre Yasser per tutto il film sembra un brav fanciò ma cocciuto.

linsultoL’inquietante, o spaventoso, della vicenda e della regione in cui è ambientata, è come riesca, con un movimento pedagogico di cui ti accorgi giusto nelle onde finali, a mostrare il montare dell’odio, e monta e monta che la panna ciao, tutto da un cazzo di tubo rotto, a mostrare che le ferite ci sono ancora e squirtano sangue (no forse è irrispettoso :/ mah) e si accavallano, e intrecciano in un coagulo che rende poi difficile per gli stessi protagonisti, parti per il tutto, distinguere il sensato e invece no, la vendetta e invece no. Gli avvocati, figlia quasi gnocca e padre principe gigione del foro, con palesi dissidi familiari, felicemente rappresentano lo scontro tra ieri e oggidì, lo sforzo ad essere se stessi – perché è anche un film di identità – che passa per il superamento dell’altro, la pena dell’intera nazione (eh sai che roba, il Libano sarà grosso così) nel trovare una direzione.

Il finale era quasi impossibile, e infatti svacca un po’: sembrava che chiunque avesse vinto la causa sarebbe stato un bagno di polvere e sangue e invece no, alla fine è contento sia chi ha vinto sia chi ha perso, e si scambiano sguardi di intesa, Y e T, padre e figlia, a significare va da sé – e poteva essere solo quella la tesi del film – che riconoscimento altrui e intesa sono possibili, e ci mancherebbe e meno male ma non so quanto abbia senso in relazione a tutto quanto visto prima.
Il succo comunque è che questi a fare la pace, una qualunque, non ce la faranno mai O_O

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L’insulte (2017, Libano/Francia, 113 min)

Regia: Ziad Doueiri

Sceneggiatura: Ziad Doueiri, Joelle Touma

Fotografia: Tommaso Fiorilli

Musiche: Éric Neveux

Interpreti principali: Adel Karam (Tony Hanna), Kamel El Basha (Yasser Abdallah Salameh), Camille Salameh (Wajdi Wehbe), Diamand Bou Abboud (Nadine Wehbe), Rita Hayek (Shirine Hanna), Talal Jurdi (Talal)

3 pensieri riguardo “Speciale Oscar 2018: L’insulto, di Ziad Doueiri

    1. sì assolutamente da vedere, a maggior ragione dopo che – notizia di oggi – è stato incluso nella shortlist dei 9 film tra cui verranno scelti i 5 candidati all’Oscar per il miglior film straniero…
      ah dimenticavo: assolutamente da vedere per potersi poi rileggere questa recensione, che è già grandiosa senza aver visto il film, figuriamoci dopo… 😀

    2. stasera nel mio (quasi) settimanale cine-post-lavoro ero indeciso tra Woody (WWW, Woody’s Wonder Wheel), Haneke o questo… ho scelto questo, e devo dire che non me ne sono pentito…
      un gran bel film, concordo sul fatto che il finale lasci un po’ a desiderare, ma tutto quanto c’è prima è gestito alla grande…
      l’odio che genera odio, l’umanità che invece è insita nelle persone e che viene falcidiata dalla politica e dalle guerre e dal suddetto odio che genera odio… (la scena del tizio che gli ripara la macchina è fondamentale)…
      da vedere…
      spero entri nella cinquina degli Oscar, sarebbe un modo per dargli un po’ di visibilità negli USA… dipende se l’Academy vuole fare un po’ di sano anti-trumpismo e fare una scelta che bilanci la famigerata decisione di spostare l’ambasciata a Gerusalemme…
      che poi questo non è un film schierato, ma un film che fa riflettere sulla spirale di odio che c’è da quelle parti…

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