touch of modern: Il laureato, di Mike Nichols

il laureatoIl 21 dicembre del 1967, esattamente cinquant’anni fa, si teneva a New York, presso il Coronet sulla Third Avenue e il Lincoln Art Theater su Broadway, la premiere del film The Graduate, uscito il giorno successivo nel resto del Paese e che arriverà in Italia soltanto nel settembre del 1968.

Capostipite (insieme a Gangster Story di Arthur Penn) della New Hollywood, la corrente che farà rinascere il cinema americano dopo il declino dell’età classica, Il laureato è una pellicola inaspettatamente rivoluzionaria, che a mezzo secolo dalla sua uscita conserva ancora un’insolita freschezza.

È il 1967, per l’appunto.

Sono passati soltanto quattro anni dal flop colossale di Cleopatra, l’ennesimo duro colpo assestato alle major, che dal secondo dopoguerra in avanti non se la passavano per niente bene. Cleopatra è il simbolo nefasto di quella concezione barocca e monumentale del cinema classico che quasi mandò in fallimento una delle case di produzione più potenti di Hollywood, la 20th Century Fox. Da quel momento si farà strada una nuova generazione di giovani cineasti che rivoluzionerà il cinema americano.

E quella rivoluzione è partita anche da qui, dalle coraggiose scelte innovative di un regista giovane come Mike Nichols, premiate dalla altrettanto coraggiosa scelta dell’Academy di conferirgli un Oscar alla regia (l’unico che ricevette il film). Nichols si era peraltro già dato da fare nel superamento dei canoni del cinema classico hollywoodiano con il suo primo film, Chi ha paura di Virginia Woolf?, quando, nel portare sul grande schermo l’opera teatrale di Edward Albee (con sceneggiatura a cura di Ernest Lehman), ebbe l’audace intuizione di conservare il turpiloquio dell’opera originale, che già tanto aveva fatto discutere a Broadway. E proprio la decisione di non intervenire più di tanto sui dialoghi di Who’s Afraid of Virginia Woolf? sarà una delle prime picconate al codice di autocensura Hays, che resisteva dagli anni Trenta.

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Il laureato narra delle avventure sentimentali del giovane Benjamin Braddock, il quale, terminato il college, torna nella sua casa di Pasadena, dove la famiglia gli ha preparato una festa. Dominato da un senso di oppressione e di confusione riguardo il suo futuro, Ben viene sedotto dall’affascinante signora Robinson, moglie del socio di suo padre, con cui inizierà una tormentata relazione.

Bastano i primi minuti di pellicola per rendersi conto di essere di fronte ad una svolta nel cinema americano.

Già dai memorabili titoli di testa, a dire il vero: l’innovativo utilizzo di una colonna sonora pop; l’inquadratura decentrata del personaggio principale (cosa che violava le basilari regole cinematografiche del cinema classico); comparse che passano continuamente davanti alla macchina da presa; il formato panoramico della pellicola utilizzato per una storia ad ambientazione urbana anziché per il canonico western dai campi lunghi e lunghissimi.

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La scena successiva (la prima dopo i titoli di testa) è ancor più significativa, se vogliamo: nella sequenza in cui Ben torna a casa dopo aver brillantemente completato l’istruzione al college, abbiamo, ancora una volta, una clamorosa impallatura (roba che avrebbe fatto rivoltare nella tomba i teorici del cinema classico hollywoodiano); abbiamo continue inquadrature fuori fuoco (che denotano l’uso del teleobiettivo anche in ambienti chiusi); abbiamo il formato widescreen esaltato in chiave diegetica, in quanto – venendo utilizzato in un ambiente domestico – restituisce un profondo senso di angoscia e soffocamento.

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Unico, labile collegamento con il cinema classico è l’ambientazione alto-borghese in cui si svolgono le vicende.

Il tema dell’oppressione fisica, del malessere esistenziale del protagonista, è richiamato anche da alcuni efficaci elementi simbolici, inseriti qua e là: l’acquario e la muta da sub che indossa Benjamin, con il suo fiato affannoso filtrato dal respiratore.

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Ma The Graduate è un film rivoluzionario anche per i temi trattati: l’emancipazione sessuale e la ribellione giovanile (per il vero ancora abbastanza castrata). Il tutto anticipando di qualche mese la fatidica stagione del ‘68.

Il finale è destabilizzante e Nichols non si risparmia dal profanare istituzioni (il matrimonio), nonché luoghi (la chiesa) e oggetti sacri (la croce impugnata come un’arma e poi usata per bloccare gli invitati dentro la navata).

Un esito che è tutt’altro che un lieto fine, con i due giovani che si allontanano in autobus con un’espressione che – dopo un iniziale, effimero gaudio – si rende sempre più mesta e preoccupata (dopo un’occhiata fugace, i due smettono persino di guardarsi e fissano lo spazio davanti a loro, che simboleggia un futuro totalmente incerto).

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Un finale aperto che racconta dell’inquietudine giovanile verso l’avvenire e dell’impulsività delle azioni ribelli, con uno stacco deciso, epocale rispetto al cinema classico hollywoodiano.

Un film che è reso immortale anche dalla meravigliosa colonna sonora di Simon & Garfunkel, con tre tracce in particolare che emergono sopra le altre: la splendida The Sound of Silence, ripetuta tre volte, tra cui una nella sequenza di apertura e una nel finale; la malinconica – ma bellissima – ballata Scarborough Fair; e la canzone creata ad hoc per la pellicola, quella Mrs Robinson che resterà uno dei pezzi più famosi del duo (ma che paradossalmente era ancora incompleta al momento di essere utilizzata per il film).

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Il laureato è anche il lungometraggio che consacrerà Dustin Hoffman quale attore emergente destinato a diventare un pezzo da novanta nella Hollywood degli anni Settanta e Ottanta.

La Mrs. Robinson di Anne Bancroft (che peraltro, in contrasto con l’intreccio, aveva soltanto sei anni più di Hoffman e otto in più rispetto alla “figlia” Katharine Ross) sarà il sogno erotico di una generazione.

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The Graduate (1967, USA, 105 min)

Regia: Mike Nichols

Soggetto: Charles Webb

Sceneggiatura: Buck Henry, Calder Willingham

Fotografia: Robert Surtees

Musiche: Dave Grusin, Paul Simon

Interpreti principali: Dustin Hoffman (Benjamin “Ben” Braddock), Anne Bancroft (signora Robinson), Katharine Ross (Elaine Robinson), Brian Avery (Carl Smith), Murray Hamilton (signor Robinson), Marion Lorne (signorina DeWitte), William Daniels (signor Braddock), Elizabeth Wilson (signora Braddock)

22 pensieri riguardo “touch of modern: Il laureato, di Mike Nichols

  1. Mi spiace essermi perso il compleanno, davvero un gran film che hai analizzato come merita 😉 Quando una pellicola diventa parte dell’immaginario popolare è sintomatico del suo successo, ma questo film è ben più di un bel pezzo di Simon e Garfunkel 😉 Cheers

      1. eh sì, da quel punto di vista se la passa male… e non è il solo, come ben noto…
        pensava di fare nella realtà ciò che fece nel film in questione… vedi quanto accaduto con Meryl Streep…
        il link ce l’hai nel commento sopra, clicca su “sondaggio”.
        ciao Massi

  2. Un film che è metonimia del cinema stesso, la cui modernità e il cui radicalismo di ripresa, sono tutt’oggi insuperati… — la mancanza di Nichols è per me atroce nel cinema di oggi… la sua morte, nel 2014, mi agghiacciò (so che sarò ugualmente triste quando morirà Richard Donner, anche se Donner è inattivo già da un po’), anche perché rese la mia tesi vecchia ancor prima che fosse discussa (di ogni persona avevo indicato le date di nascita e morte, e ovviamente di sola nascita per i viventi: Nichols aveva la sua bella data di nascita nella versione definitiva stampata a dieci giorni dalla discussione… durante i quali lui è morto… e alla discussione tutti a dirmi «lei segna Nichols come vivo»… gran deprimenza!)

    1. 😀 beh una bella sfiga…
      poi i prof. ci vanno a nozze a rimarcare ste cose, anche quando sono assolutamente giustificate (è ovvio che la tesi fosse stata stampata e depositata giorni prima della discussione) 😉
      per curiosità, su cosa l’avevi fatta?

      1. Su un’opera lirica: «La volpe astuta» di Leóš Janáček… Paragonai certi episodi del plot (intonati da certa musica) con lavori di Lynch, Burton, Nichols, Sendak, Ende (oltre che di altri compositori, colti e non colti, coevi/precedenti/posteriori a Janáček) per sottolineare la modernità della scrittura musicale e librettistica dell’opera… — il correlatore apprezzò molto la multidisciplinarietà, la relatrice un po’ meno: ma il risultato fu comunque ottimo! Una soddisfazione! Yeah!

  3. Un gran bel film
    mentre il suo “sequel” (VIZI DI FAMIGLIA del 2003, in cui si ipotizza che Ben lasciò presto Elaine, dopo averla ingravidata, e si ritrova l’ormai anziana Mrs. Robinson, interpretata da Shirley McLaine) è una vera chiavica

    1. eh sì hai ragione, ma del resto la stessa idea di fare un sequel de Il laureato (pure se si tratta di uno “pseudo-sequel”, come in questo caso) è una follia, considerato quel finale meraviglioso, che arriva a smontare (e insieme a rafforzare) tutta la storia sin lì narrata…

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