Top 20 western (n.1)

ceraunavoltailwestLa cartucciera è finita, manca un solo colpo. E l’ultima pallottola che spariamo per la nostra top 20 viene dal padre del western all’italiana nella sua definitiva consacrazione sulla scena americana, in quello che fu il suo grande salto dal West metafisico degli studi di Cinecittà e mesas spagnole a quello concreto e “certificato” della Monument Valley e meridiani affini. Se avete seguito la nostra top 20 western, non potevano esserci molti dubbi sul titolo che abbiamo riservato per il gran finale. Del resto non poteva mancare un diamante del genere, che proprio nel 2018 compie 50 splendidi anni dalla sua uscita, per chi scrive certamente il capolavoro di Sergio Leone (il mio compare Aussie invece ha un debole per il Il buono, il brutto, il cattivo, piazzato qualche posizione fa), un film di sontuosa fattura con un cast semplicemente perfetto, dalle star di prima fila all’ultimo dei caratteristi.

1

La sequenza iniziale di C’era una volta il West è una summa dello stile leoniano ed entra di diritto nell’Eden del Cinema. C’è un silenzio di morte, appena screziato dal gocciolio di una cisterna, dal fastidioso cigolio di una pala metallica, dal ronzio di una mosca. Tre uomini prendono possesso di una piccola stazione del treno e aspettano; i loro sguardi vengono catturati da quei primissimi piani che sono uno dei segni distintivi del regista romano, cogliendo ogni pelo della ispida barba, ogni solco di ruga, ogni riflesso sulla pelle sudata, ogni movimento oculare. Non c’è nessuna musica a sottolineare il pathos nell’incipit di un film dove la colonna sonora sarà spina dorsale, gemella siamese della narrazione. Sembra che la bacchetta del maestro Ennio Morricone resti ancora bassa, quasi acquattata, pronta a scattare per dilagare di lì a breve nella sua sublime forza romantica. Il primo strumento a emettere una sequenza di quattro note sarà l’ armonica a bocca del misterioso uomo che i tre bravacci stanno attendendo con le armi cariche. Quella linea musicale echeggiante accompagnerà ogni ingresso in scena dell’eroe della storia, interpretato da Charles Bronson, metallica, minacciosa ed elementare proprio come l’attore, con la sua dura morfologia di rughe e i suoi occhi verdissimi. Un altro motivo, un pizzicato più brioso accompagnerà invece il comprimario Cheyenne, buon ladrone dagli occhi languidi interpretato con “rude dolcezza” da Jason Robards. C’è poi il leitmotiv cupo e drammatico che si sposa perfettamente con lo spietato villain interpretato magistralmente da Henry Fonda, ma il tema che penetra l’anima riempiendola con uno spartito di immortale soavità è  quello che accompagna la bellissima Claudia Cardinale, una nenia corale, femminile e struggente che esalta la potenza di archi e soprani. Sì, in questa liturgia dei sensi il primo senso ad essere coinvolto è l’udito, tanto con l’eccellente lavoro della squadra di rumoristi di Cinecittà quanto con il tocco divino del Maestro Morricone.

woodystrode

Anche l’occhio vuole la sua parte, dice un proverbio, e qui l’occhio ha una tavola ben  imbandita. Le scenografie di Carlo Simi sono semplici come dev’essere un paesaggio western sugli esterni, assi di legno riciclate da vari set, rivitalizzandosi negli interni pieni di dettagli e nei costumi; la fotografia di Tonino Delli Colli sottolinea con precisione la eccezionale solarità del cinema di Leone, esaltando i colori forti come l’azzurro quasi magico degli occhi di Fonda (questa azzurrità artica degli occhi dei protagonisti si era già vista negli iconici primissimi piani di Clint Eastwood e si vedrà nei fanali blu elettrico di Elizabeth McGovern in C’era una volta in America). Se poi per il gusto andiamo sul metaforico e intendiamo il godimento dello spettatore nell’assaporare la storia che gli viene raccontata, qui abbiamo un’opera a quattro mani doc, particolarmente pregiata. Non c’è solo lo zampino di Leone, ma la partecipazione creativa delle illustri menti di Dario Argento e Bernardo Bertolucci, a cui si aggiunse in coda il lavoro di intaglio e cesellatura di Sergio Donati sulla sceneggiatura. Questo sodalizio (che non fu tutto rose e fiori) ha tirato fuori una storia interessante partendo dal canone consolidato dell’epica hell on wheels: c’è una ferrovia in costruzione che vuole arrivare fino al Pacifico, come nel capolavoro fordiano The Iron Horse, e nel cuore del nulla minerale c’è un piccolo appezzamento che fa gola a tutti per la sua posizione strategica. Su questo fondale si muovono le storie che legano i protagonisti; la bella Jill (Claudia Cardinale), ex prostituta giunge in questo avamposto sperduto per cancellare il proprio passato ma il suo novello sposo McBain è stato ammazzato con i suoi figli da Frank (Henry Fonda), spietato sicario con manie di grandezza al soldo dell’impresario Morton (Gabriele Ferzetti). Nel frattempo giunge col treno anche il misterioso uomo con l’armonica (Charles Bronson) per cercare la sua vendetta su Frank, trovando come alleato il bandito Cheyenne (Jason Robards) il quale deve a sua volta cercare di scagionarsi dalla ingiusta accusa di essere il colpevole dello sterminio dei McBain.

henryfonda

Un bell’intreccio con splendide prove attoriali dunque, narrato con una tecnica registica davvero unica. Non si tratta solo del pregio delle inquadrature, sempre particolari e rifinite pur nella loro semplicità (la camminata lenta di Frank, non visibile dentro un vagone, accompagnata da una carrellata sui morti ammazzati lungo il binario è un esempio di come si trasmette il senso del dramma senza ricorrere a montaggi sui generis); è proprio la tecnica narrativa di Leone, coadiuvato dall’opera di un maestro del montaggio come Nino Baragli con le sue soluzioni di raccordo mai approssimative, a dimostrare un raro talento di sintesi efficace e brillante. E al contempo la passione per quelle lunghe sequenze isolate, distese e calme, dove il tempo sembra sospeso e la musica ci fa trattenere il fiato; Frank si aggira per lunghi minuti in una cittadina ostile, con la flemma caratteristica di Fonda, lo sguardo con un’ ombra di inquietudine e il passo guardingo.  O ancora: lo stesso Frank per interminabili minuti accarezza il corpo di Jill, un contrasto di dolcezza gestuale e inaudita violenza verbale, come un serpente che chiude le sue spire in una scena che certamente ha infastidio più di qualcuno; non è nuova infatti l’accusa di maschilismo nel cinema di Leone, anche se in fondo si potrebbe accusare di maschilismo tutta l’epopea western. C’è anche da dire che nel caso di Jill, un po’ di furbizia serve a salvarle la vita; pensando al vissuto del personaggio e al contesto storico e sociale in cui vive, pur senza scomodare recondite pulsioni freudiane, la cedevolezza di Jill è narrativamente ineccepibile. E tanto basta.

ccardinale

Il film è disponibile in blu-ray distribuito dalla Eagle Pictures in una edizione singola  decente (collana ‘Indimenticabili’), un’ottima qualità dell’immagine ma un audio non del tutto soddisfacente, versione restaurata sotto l’egida della Festa del Cinema di Roma nel 2007 ma senza alcun contenuto speciale; più recentemente la Eagle ha realizzato invece un ottimo cofanetto contenente l’opera integrale di Leone, decisamente meritevole di entrare nella collezione degli amanti del genere.

the end

Ebbene si conclude così la nostra top 20 western. E’ stata davvero una bella impresa e ne siamo molto soddisfatti, tanto più perchè abbiamo percepito un’ottima accoglienza da parte vostra, cari lettori. Il cinema western è un modello antico e immortale, noi appassionati continueremo ad amarlo sempre perchè è una pietra angolare della nostra formazione cinefila e anche perchè il cuore, si sa, non conosce ragioni; forse il vecchio West è condannato ad un eterno crepuscolo, sembra sempre prossimo all’estinzione eppure palpita ancora, rivive sempre. Chiudo con una sempreverde citazione da Per un pugno di dollari del nostro amato maestro Leone, che calza proprio a pennello:

Mortimer: Ragazzo… Con i miei sistemi sono arrivato a 50 anni, e non sono pochi da queste parti. Tu quanto camperai?
Il Monco: Credo molto di più.

— RIPERCORRI LA TOP 20 WESTERN CLICCANDO QUI

9 pensieri riguardo “Top 20 western (n.1)

  1. Non sto piangendo, mi è entrata un’armonica in un occhio 😉
    Ci ho sperato, ripercorrendo tutte le venti posizioni e non vedendo mai comparire questo titoli ci ho sperato che si prendesse il gradino alto del podio, onore e gloria ad Aussie e a “Il buono, il brutto e il cattivo” che amerò per sempre ma “C’era una volta il West” è il tutto assoluto, la chiudo qui altrimenti ti intaso la sezione commenti con frasi da innamorato di questo film 😉 Grandissima classifica, enorme finale 😀 Cheers!

  2. Nulla da eccepire. Capolavoro assoluto del cinema western all’italiana, ovvero il “neorealismo italiano” nei cinema western. La prima volta che vidi questo film, ero ancora un adolescente, indottrinato dal cinema western americano. Infatti, non mi piacque molto, anche perché ero abituato a vedere Henry Fonda come un personaggio positivo ed eroe del west. La sua fine, nel duello con Armonica, mi fece venire una certa amarezza, e successivamente la morte di Cheyenne. Non capivo la “visione realistica” di Sergio Leone. Solo qualche anno più tardi, guardando il film in TV, capì di aver preso un abbaglio… Con la mia maturità, e i miei gusti sui dipinti e pittori, non ché scultori rinascimentali, realizzai che il film è un capolavoro… Mi resi conto, che il film è un immenso affresco, composto da quadri e statue in ogni scena. Vi trovai Michelangelo, Caravaggio (soprattutto lui, per la sua drammaticità nei suoi quadri), e per finire il Bernini… Forse, nessuno si è mai accorto della genialità di Leone, nell’aver creato ogni inquadratura usando la sequenza di Fibonacci, proprio come nelle opere di Michelangelo, Caravaggio, e il Bernini…

  3. gran pezzo e degna conclusione per una top20 fantastica, da cui ho imparato molto (ma qualche film devo ancora recuperarlo)…
    davvero complimenti @paolodelventosoest e @aussiemazz
    ma volevo chiedervi: tenendo conto degli illustri esclusi, per i motivi ampiamente ribaditi, e in particolare di Stagecoach e Rio Bravo, secondo voi sarebbe cambiata la top3? o sarebbero stati comunque al di fuori dei primi tre, anche se, immagino, certamente nei 20?

    1. Personalmente ho un debole (un gran debole) per “Ombre rosse” e riconosco la grandiosità di “Mezzogiorno di fuoco”. Sarebbe stata davvero dura scegliere cosa escludere, dovrei pensarci parecchio, senza probabilmente giungere ad una risposta definitiva. Anche perché, come dicevo in altra occasione, bisogna fondere i propri gusti con il valore oggettivo dell’opera e fare una cernita tra simili titani sarebbe davvero arduo, quasi ingiusto. Vediamo se Paolo ha le idee più chiare delle mie. 🙂

      1. Ora non saprei davvero che rispondere 😁 probabilmente Mezzogiorno di fuoco scalzerebbe Ford dalla seconda piazza…

Commenti

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.