Speciale Oscar 2018: Scappa – Get Out, di Jordan Peele

scappa get out 1Manca un mese esatto alla notte degli Oscar ed è ora di rispolverare o vedere le pellicole che ne saranno protagoniste, la maggior parte delle quali uscite al cinema in questi giorni o che usciranno nelle prossime settimane. Abbiamo deciso di passare in rassegna, in questo Speciale Oscar 2018, le opere candidate come miglior film e come miglior film straniero; dunque, se vogliamo, quelle più importanti nella loro interezza. Qualcuna di esse (poche a dir la verità) sono uscite in Italia già l’anno scorso. E di alcune abbiamo già parlato:

per quanto riguarda i candidati all’Oscar per il miglior film.

per i film in nomination nella categoria miglior film straniero.

A partire da oggi presenteremo anche le altre opere in corsa, per cercare di arrivare al 4 marzo con l’analisi di tutti i film candidati in queste due categorie.

Iniziamo con Scappa – Get Out, pellicola giunta nelle sale italiane lo scorso maggio e che si è rivelata una delle opere più sorprendenti del 2017, forse, ed anzi soprattutto, per il fatto che in pochi si sarebbero aspettati di poter dire qualcosa del genere di un film horror.

La storia è quella del fotografo di colore Chris Washington, fidanzato con un’affascinante ragazza bianca di nome Rose, che ha deciso di presentarlo ai propri genitori, conducendolo a casa loro per il weekend. Rose non ha mai detto ai suoi che Chris è nero, ma ciò nonostante non sembra preoccupata della loro reazione, sapendo che sono persone aperte e liberal. Nella bella villa di campagna degli Armitage, Chris viene in effetti accolto come uno di famiglia, eppure si accorge fin da subito che in quel posto c’è qualcosa che non quadra.

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L’esordio alla regia dell’attore comico Jordan Peele è un horror che riesce ad essere originale nonostante i molti modelli a cui (anche dichiaratamente) si ispira.

Il tema del razzismo, ma anche – e soprattutto – del buonismo talvolta ipocrita dei liberal sedicenti anti-razzisti (quelli che si sentono a posto con la coscienza per il semplice fatto di aver votato un paio di volte Obama), si innesta in una storia che coinvolge totalmente lo spettatore, mettendoci davvero poco a carburare, grazie anche ad un prologo che mostra fin da subito cosa ci si possa aspettare dal prosieguo.

Si diceva dei vari riferimenti e citazioni. Il primo pensiero non può che andare ad un film cardine di questi temi come Indovina chi viene a cena, tenendo conto del presupposto da cui parte la storia: la presentazione del fidanzato di colore alla propria famiglia da parte di una ragazza bianca. Ma il regista ha dichiarato anche di essersi ispirato ad un cult come La notte dei morti viventi, per l’idea dei neri catturati e resi zombie al servizio degli Armitage. A cinquant’anni dalla sua uscita il film di Romero continua dunque ad ispirare i cineasti che si vogliono confrontare con l’horror, rivelandosi una delle opere più citate del cinema moderno (chiedere a Carpenter per conferma).

 

Pur avendo un background da attore comico, Jordan Peele dimostra di saper districarsi in un genere apparentemente secondario come l’horror, controllando alla perfezione i tempi narrativi e i meccanismi della suspense. Eppure il regista non rinuncia ad inserire una vena humour nel film, in particolare con il personaggio di Rod, l’amico di Chris che lo aiuterà a venire a capo dei misteri di casa Armitage.

L’opera è intrisa di una simbologia di non semplice comprensione: il cervo, che ricorre in più punti della pellicola; la tazzina da tè; il fatto che Chris sia un fotografo e che mediante una fotografia scateni la reazione di uno degli “zombie”, che gli urlerà – in un momento di ritrovata lucidità – il consiglio che dà il titolo al film.

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Scappa – Get Out è un’opera interessante e sorprendente, che fuoriesce per molti aspetti dai confini del film di genere e che probabilmente ha tutte le carte in regola per venire ricordata in futuro. E non (come in genere accade per gli horror) perché si tratti di un cult adolescenziale, essendo una pellicola destinata ad un pubblico eterogeneo e colma di riflessioni. Non ultima quella che ci lascia il finale, dove viene mostrato [SPOILER ALERT] il protagonista che alza le mani davanti all’accorrere di un’auto a sirene spiegate, quando in realtà è lui ad essere la vittima. Ed invece la carnefice, approfittando del colore della sua pelle, chiede aiuto sicura che i (presunti) poliziotti non potranno che credere a lei [FINE SPOILER]. Lo spettatore assiste rassegnato a tali atteggiamenti, senza alcuna sorpresa, abituato com’è all’ineluttabilità razzista di quanto viene mostrato.

Anche in questo caso, si tratta di un finale non di certo originale (si pensi all’analogo epilogo dello Strange Days di Kathryn Bigelow), eppure Peele dimostra di saper utilizzare al meglio un escamotage come questo a fini narrativi, in maniera probabilmente più convincente rispetto ai suoi predecessori. La nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale (opera dello stesso Peele) è in tal senso decisamente più significativa (e giustificata) rispetto a quella alla regia. Una candidatura c’è scappata pure per Daniel Kaluuya, questa francamente eccessiva, pur riconoscendo che il giovane attore britannico si rende protagonista di alcune scene iconiche e memorabili, come quella in cui mostra il suo viso atterrito, in preda al panico, solcato da lacrime che simboleggiano la sua impotenza di fronte agli avvenimenti.

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In generale i componenti del cast si comportano tutti in maniera più che dignitosa: da Allison Williams, nel ruolo di Rose, ai suoi “genitori” Bradley Whitford e Catherine Keener. Ma anche ad un’attrice secondaria come Betty Gabriel – nei panni di Georgina, la donna di servizio psichicamente (e fisicamente) prigioniera degli Armitage – bastano un paio di espressioni angosciate per dimostrarsi perfettamente calata nella parte.

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Get Out (2017, USA, 103 min)

Regia e Sceneggiatura: Jordan Peele

Fotografia: Toby Oliver

Musiche: Michael Abels

Interpreti principali: Daniel Kaluuya (Chris Washington), Allison Williams (Rose Armitage), Bradley Whitford (Dean Armitage), Catherine Keener (Missy Armitage), Caleb Landry Jones (Jeremy Armitage)

13 pensieri riguardo “Speciale Oscar 2018: Scappa – Get Out, di Jordan Peele

  1. Ottima analisi, è uno degli horror migliori uscito lo scorso anno, se vincesse qualcosa, sarebbe un colpaccio, bisogna dire che negli stati uniti si è conquistato il favore di tutta la popolazione di colore come non accadeva da tempo 😉 Cheers

    1. Sì, secondo me tre delle quattro candidature sono un po’ velleitarie (miglior film, regia, attore protagonista), mentre se vincesse quella per la sceneggiatura originale diciamo che non sarebbe uno scandalo (ma ovviamente i favoriti sono altri). La forza di questo film, del resto sta proprio nella sceneggiatura

  2. E’ vero, la scena finale è terrificante nella sua verosimiglianza. Un momento in cui il razzismo viene denunciato ancora più violentemente che in tutta la pellicola. Mi sembra comunque che siamo piuttosto allineati su questo film!

      1. Il primo è geniale, ma non è immediatamente associato al buon Jason Blum, che ha fatto cose parecchio più inguardabili. Ora però sembra aver trovato un certo equilibrio, o comunque sembra saper sfruttare un certo stile che a quanto pare funziona. Lo dimostra la saga Insidious, che nell’andare avanti ha saputo evidenziare alcuni temi che evidentemente avevano più presa sul pubblico.
        Jason Blum ha i numeri perché i critici del futuro – anche se dubito esisteranno ancora i critici cinematogrifici in futuro – lo considerino il Roger Corman del Duemila, un produttore che alterna filmacci inguardabili a piccoli capolavori capaci di ironizzare sulla società contemporanea.

      2. devo dire che il paragone ci può stare, anche se non ci sarà mai più un altro Corman!! 😉
        comunque sì, con questo Get Out e già con Whiplash Blum si è accostato di più a parvenze di cinema autoriale, se non proprio tali…
        i due The Purge devo dire che non mi erano dispiaciuti, presi ovviamente per quello che sono… vediamo il terzo, che se non sbaglio dovrebbe uscire quest’anno…

  3. Thriller magnifico, che accarezza l’horror secondo me senza mai oltrepassare la demarcazione tra generi (per quel che può contare la definizione del genere). Una delle più grandi sorprese del 2017, tanto ha fatto la facilità di immedesimazione nel protagonista; Kaluuya eccezionale nell’essere perfettamente “normale”, espressione più diretta delle sensazioni/reazioni che avrebbe lo spettatore qualunque.

    1. sono d’accordo, anche se francamente Kaluuya non me lo vedo da Oscar…
      hai fatto bene a tirar fuori il tema del rapporto tra thriller e horror, due generi su cui vi è spesso una commistione…
      qui l’elemento sovrannatural-trascendente, che fa virare il thriller verso l’horror, si manifesta tardi, ma è comunque presente e quindi personalmente sarei più propenso a classificare il film in questo secondo genere, anche se il modo in cui Peele gestisce i primi due terzi di pellicola è da thriller puro…

  4. Il film più lucido/acuto visto l’anno scorso! Mi trovi d’accordo sull’esagerazione circa le nomination per protagonista e regia, ma mi sa tanto che sono dovute all’alone di vero cult che già quest’opera ha cominciato ad emanare!

Commenti

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