Speciale Oscar 2018: The Square, di Ruben Östlund

the squareRecuperato fuori tempo massimo, questo gioiello del cinema europeo è andato subito a scombussolare la mia personale Top dei film del 2017 schizzando dritto al primo posto. Ruben Östlund è un nome che mi ero già segnato nel taccuino (ok, foglio excel) dei must watch dal suo trionfo all’ultima edizione del Festival di Cannes, quando si aggiudicò una Palma d’Oro in modo abbastanza inaspettato. La conferma della classe di questo regista svedese mi è arrivata con la visione di questo eccentrico film ambientato nel mondo dell’arte contemporanea, in cui le installazioni irrompono nella realtà in modo folle e assurdo (da vedere, perchè no, in abbinata con il recente bellissimo Animali notturni di Tom Ford). Centro della narrazione è il Palazzo Reale di Stoccolma che in un futuro distopico viene smantellato per farne un museo. La fine di una delle irriducibili e anacronistiche monarchie europee viene liquidata con un rapido sketch: gli operai ridacchiano mentre la statua equestre di Gustavo II viene rimossa con un maldestro movimento dell’argano che la danneggia.

The-Square

Il protagonista del film è Christian, direttore del museo dallo stile dandy interpretato dal danese Claes Bang (nel quale io rivedo molto la fisionomia di Gunnar Björnstrand), personaggio dal quale verranno a dipanarsi tre piste narrative. La prima traccia è l’organizzazione e promozione dell’opera di una artista argentina intitolata appunto ‘The Square‘, un quadrato sul terreno all’interno del quale tutti possono avere uguali diritti e doveri; la seconda è una specie di indagine amatoriale fatta da lui e da un suo dipendente (Christopher Læssø, attore molto espressivo nonchè presentatore della versione danese del celebre format Got Talent), al fine di rintracciare il suo cellulare e il suo portafogli rubati per strada mediante l’astuta messa in scena di una coppia di borseggiatori; la terza, che si interseca con le precedenti, affronta la complicata vita famigliare e sentimentale dell’uomo, nella quale si inserisce il love affair con una stravagante giornalista americana interpretata da Elisabeth Moss. Come il suo collega conterraneo Roy Andersson, anche a Östlund piace giocare con l’assurdo; tuttavia a differenza del regista de Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza qui non vi sono situazioni di puro nonsense, lo humour nero e grottesco che li accomuna qui finisce per inserirsi in contesti più verosimili (anche se uno scimpanzè che si aggira per casa può risultare originale, in effetti). Ciò che è davvero peculiare nella narrazione di Östlund è la sua incredibile capacità di generare situazioni di una tensione vibrante e prolungata, tali da trasmettere un certo disagio nello spettatore.

square2

Il momento clou di questa sensazione è l’irruzione in un sontuoso ricevimento della performance scimmiesca dell’ artista Oleg (il nerboruto Terry Notary, nome noto alle agende di casting nella motion capture), che da comica diviene imbarazzante, poi sgradevole, fino a diventare insostenibile. Troviamo questo gusto dell’ embarrassment anche in altre situazioni, tanto disturbanti per i personaggi di scena quanto indirettamente per lo spettatore, spesso con l’ausilio dei bambini. Il vagire di un infante al briefing di lavoro, il litigio furibondo tra le figlie di Christian o i lamenti della piccola orfana nel traumatizzante videoclip che andrà a incidere sulle sorti del protagonista; ma l’esempio forse più penetrante è la memorabile sequenza tra l’interno dell’attico e le buie scale del palazzo in cui Christian viene “importunato” da un bambino (il bravissimo Elijandro Edouard) che chiede caparbiamente le scuse dell’uomo per essere stato accusato ingiustamente (e indirettamente) del furto. Un po’ come certa arte contemporanea, il film ci arriva tramite piccoli e grandi shock; provocazioni che non se ne vogliono andar via, che assediano il livello di sopportazione, che scavano come un tarlo nella coscienza. Un film abrasivo, fatto per restare nella memoria, con buone possibilità di fare la difficile abbinata Palma d’Oro+Oscar al miglior film straniero, impresa riuscita a pochi (l’ultimo è stato Haneke con Amour).

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The Square (2017, Svezia / Germania / Francia / Danimarca, 142 min)

Regia e sceneggiatura: Ruben Östlund

Fotografia: Fredrik Wenzel

Interpreti principali: Claes Bang (Christian), Elisabeth Moss (Anne), Christopher Læssø (Michael), Terry Notary (Oleg), Dominic West (Julian)

6 pensieri riguardo “Speciale Oscar 2018: The Square, di Ruben Östlund

  1. A giudicare dalla locandina, pensavo quasi fosse un film di arti marziali 😉 Invece mi hai fatto scoprire un film di cui non sapevo nulla che potrebbe anche piacermi. Cheers!

      1. Vi confesso, io ho perfino pensato a una citazione de “L’urlo di Chen terrorizza l’Occidente”; il taglio degli occhi di Novary, la sua pettinatura e la sua posa, se non proprio il colore scelto per l’immagine mi hanno rimandato al mitico Bruce Lee 😀

  2. Film magnifico, certo fra i migliori del 2017. Che questo, come del resto anche il suo precedente, fosse un film sulla paura che fa scoppiare le contraddizioni del nostro politicay correct Occidente, non l’ho mai messo in dubbio e l’ho anche scritto. Bella recensione. Ciao!

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