Mondi lontani. Il cinema di fantascienza di ieri e di oggi. Intervista a Gian Filippo Pizzo

pizzoLa fantascienza è uno dei generi cinematografici più apprezzati dal grande pubblico, ma anche e soprattutto dai cinefili (compresi i più esigenti), attratti dalla sua capacità, dimostrata soprattutto negli ultimi cinquant’anni, di intrecciarsi con tematiche filosofico-sociologiche e di assumere un piglio fortemente autoriale. Oggi abbiamo il piacere di presentarvi l’intervista che ci ha concesso un vero esperto della materia, lo scrittore Gian Filippo Pizzo, che nella sua lunga carriera si è occupato di narrativa e saggistica di fantascienza.

Palermitano, classe 1951, Gian Filippo Pizzo ha scritto recensioni, articoli e saggi su quotidiani, riviste e pubblicazioni specializzate (tra cui Robot, Asimov-Rivista di fantascienza, nonché la celebre collana Urania della Mondadori, la più longeva in Italia per quanto riguarda il genere fantascientifico). Per i suoi scritti, si è aggiudicato vari riconoscimenti, tra cui il Premio per la promozione della fantascienza della World SF Italia nel 1995 e il Premio Italia per la saggistica di fantascienza nel 1997, nel 2002, nel 2012 e nel 2015, oltre al Premio Vegetti per la saggistica di fantascienza nel 2013.

Tra le sue opere più recenti ricordiamo Mondi paralleli: storie di fantascienza dal libro al film e Guida al cinema di fantascienza (scritti con Roberto Chiavini e Michele Tetro), Guida alla letteratura horrorGuida al cinema horror (con Walter Catalano, Roberto Chiavini e Michele Tetro), nonché la recentissima Guida al cinema fantasy (con Walter Catalano e Andrea Lazzeretti).

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Buongiorno Gian Filippo e grazie per aver accettato l’intervista. Partiamo dalle basi: come è nata la tua passione per la fantascienza?

Contrariamente a tanti colleghi che hanno avuto genitori, zii o fratelli maggiori e cugini che leggevano Urania e li hanno “contagiati” io non avevo nessuno nel mio entourage, quindi è successo veramente per caso. Ovviamente avevo già letto i romanzi di Verne e anche Wells e Salgari, ma ignoravo che la S.F. fosse un genere codificato al di fuori dell’avventura. Comunque, all’età di 12 anni mi sono trovato a fare un lungo viaggio in treno da Parigi alla Sicilia e all’edicola della Gare de Lyon avevo trovato solo un Giallo Mondadori e un Topolino, troppo poco! Per mia fortuna un signore seduto di fronte aveva un Urania che però non leggeva, impegnato a parlare, così gliel’ho chiesto e ho scoperto questo universo fantastico, quindi una volta tornato a casa ho cominciato a cercare gli Urania presso le bancarelle… Quell’Urania non me lo ricordo ma doveva essere o La casa senza tempo di Van Vogt o La casa dalle finestre nere di Simak: potrei anche controllare ma in ogni caso ero capitato bene! Vorrei anche aggiungere che probabilmente quell’infatuazione mi sarebbe passata con gli anni se non mi fossi imbattuto in Galassia, molto più “impegnata” di Urania e che mi ha fatto capire l’importanza della fantascienza come mezzo di esplorazione dei fenomeni sociali.

Scorrendo la tua ricca bibliografia possiamo trovare sia opere di narrativa che saggi sul cinema e sulla letteratura di fantascienza. Come giudichi il rapporto tra queste due forme di espressione – il cinema e la letteratura per l’appunto – con riferimento specifico al genere della fantascienza?

Sono due media diversi e ciascuno con un suo linguaggio, così come accade anche per il fumetto e la televisione, e nonostante quello che si può pensare a livello superficiale tra questi quattro mezzi di espressione sono più le differenze che le cose in comune, che poi si riducono a una sola: raccontare una storia. Questo vale in generale e non solo per la fantascienza, ma per quest’ultima si può fare una considerazione in più, e cioè che è minore – rispetto per esempio ai gialli, ai western, ai romance, all’horror eccetera – il ricorso a fonti letterarie. Sembra che soggettisti e sceneggiatori siano convinti di poter immaginare scenari e situazioni senza bisogno di rivolgersi a racconti e romanzi preesistenti, e forse hanno anche ragione visto che molti adattamenti anche di romanzi famosi sono risultati deludenti!

pizzo 6Venendo in particolare alla settima arte, che è l’ambito che più ci interessa, in una tua opera in due volumi scritta con Roberto Chiavini e Michele Tetro (Il grande cinema di fantascienza, edito da Gremese) avete operato una netta suddivisione. I due volumi, pubblicati nel 2001 e nel 2003, recano infatti due sottotitoli abbastanza eloquenti: “Aspettando il monolito nero” e “Da ‘2001’ al 2001”. Davvero il film di Kubrick ha rappresentato una cesura così netta per il cinema di fantascienza? In quali altri generi si possono riscontrare opere che hanno determinato un taglio così drastico rispetto al passato?

Sì, 2001 Odissea nello spazio ha rappresentato davvero una cesura, soprattutto perché, oltre ad avere un sostrato tecnologico molto attendibile, è stato il primo film di S.F. a porre degli interrogativi filosofici ed esistenziali. Cosa che la letteratura faceva da tempo: ricordo che all’epoca mi innervosivo leggendo nelle varie recensioni che si trattava “di filosofia mascherata da fantascienza”, come se la S.F. non fosse già da tempo anche quello, oltre ovviamente che pura avventura. Poi non dimentichiamoci che il film è del ’68, data comunque epocale e spartiacque per un nuovo modo di vedere il mondo in cui anche il cinema si è inserito.

Per gli altri generi direi che nel caso del fantasy il genere viene codificato a partire dal Conan di Milius del 1982 e forse la cesura potrebbe essere Il Signore degli anelli di Jackson, ma siamo ancora troppo vicini ed è presto per dirlo, mentre per l’horror (che cinematograficamente frequento meno) è probabilmente L’esorcista, sia per la grande risonanza che ha avuto sia perché effettivamente trattava il soprannaturale in modo nuovo.

Questo “gioco” si potrebbe fare anche per altri generi, citerei Un uomo chiamato cavallo per il western, ma non voglio andare aldilà delle mie competenze.

Da Blade Runner a Blade Runner 2049: in quale direzione siamo andati? Come è cambiato il cinema di fantascienza in questi ultimi anni?

Secondo me in una brutta direzione, parlando a livello generale e senza considerare le lodevoli eccezioni. Partendo proprio da Blade Runner posso citare diversi fattori negativi: intanto il numero di scopiazzature di questo film, ovvero tutte le inutili pellicole sul tema dei replicanti, e anche l’eccessivo numero di remake di classici, assolutamente non necessari, quali Il pianeta delle scimmie, The Time Machine, Io sono leggenda o Ultimatum alla Terra, che non hanno aggiunto nulla di nuovo se non far rimpiangere gli originali. Poi l’eccessiva invadenza degli effetti speciali che invece di essere funzionali alla storia sono diventati fini a se stessi e che di conseguenza hanno aumentato la quantità di film puramente avventurosi, che si guardano una volta e poi si dimenticano perché non lasciano dentro niente. Ancora, le serie di pellicole destinate ai più giovani – Hunger Games, Divergent o Maze Runner – che usano un linguaggio di tipo televisivo e riciclano idee abbondantemente sfruttate, e tutte quelle derivate dai supereroi dei fumetti che io mi ostino a non considerare di fantascienza ma una categoria a parte.

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A guardare l’animatronica del T-Rex in Jurassic Park viene da pensare che la computer graphic non sia sempre la risposta ottimale. In un genere come quello fantascientifico, quanto spazio hanno le tecniche pre-digitali?

L’animatronica dei film di Spielberg (non solo Jurassic Park ma anche per esempio Minority Report) è funzionale alla storia e quindi va bene. In fondo si tratta di una evoluzione tecnologica della vecchia stop motion di Ray Harryhausen e delle animazioni di Carlo Rambaldi; quello che dà fastidio è l’eccessivo uso di CGI in molti film. Certo, in passato gli effetti speciali, sia fotografici che meccanici, aggiungevano una poesia che oggi si è persa, come si è perso l’omaggio agli artefici di quegli effetti (da Cameron Menzies e George Pal in poi) oggi sostituiti da anonime per quanto rinomate compagnie.

I film di fantascienza sono sempre stati bollati come film “di genere”, con alcune pur rilevanti eccezioni; non ti sembra che gli ultimi titoli hollywoodiani di maggior peso – Interstellar, Arrival, Blade Runner 2049 – guardino più smaccatamente al cinema autoriale?

Sì, certamente, e restano i pochi che vale sicuramente vedere. E così torniamo a quello che si diceva all’inizio a proposito di 2001, cioè l’importanza dell’approccio impegnato di Kubrick a quello che prima si definiva solo un genere d’evasione. Almeno oggi nessuno nega più l’etichetta di sci-fi a questi titoli pur riconoscendone la validità in senso filosofico, psicologico, sociale o addirittura epistemologico.

Poi sul concetto di genere si potrebbe fare un lungo discorso: i film di Hitchcock sono classificati come thriller o suspense ma sono lo stesso dei capolavori assoluti.

I remake, i reboot, i revival, come la celebratissima serie-tv Stranger Things… Seppur con picchi di qualità (si veda l’eccellente lavoro di Miller con Mad Max: Fury Road), la sci-fi non sta un po’ raschiando il barile?

Sì, credo di averne accennato prima, comunque con sceneggiatori davvero bravi si riesce a fare qualcosa di buono, anche se al momento soprattutto in campo televisivo. Alludo a prodotti celebrati quali Westworld o The Man in the High Castle ma anche Minority Report o Frequency che pure mi sono abbastanza piaciuti. È vero che anche in questo caso sono basati su opere preesistenti…

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Nell’annosa diatriba tra uomo e macchina, predetta da Asimov, Dick e altri illustri nomi, alla fine chi ha davvero vinto? Che ne è di Hal9000 nel cinema contemporaneo?

L’uomo. L’uomo vince sempre. Anche se HAL9000 o il cowboy robot Yul Brinner fanno danni, alla fine vengono sconfitti. Anche nell’ultimo film importante, il già citato Blade Runner 2049, dietro le macchine c’è sempre l’uomo, che ha una capacità di scelta e di decisioni che i computer non potranno mai avere.

Per concludere in leggerezza, siccome a breve usciremo con una classifica in cui presenteremo la nostra top 20 del cinema sci-fi, volevamo chiederti: qual è la tua personalissima top 3 / top 5 dei film di fantascienza?

Domanda proprio impegnativa, propongo due soluzioni a tre che in complesso diventano cinque: ragionando per epoche direi Ultimatum alla Terra, Il pianeta delle scimmie (ovviamente l’originale) e Gattaca; solo per i moderni Blade Runner, Minority Report e ancora Gattaca.

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