Al cinema & Speciale Oscar 2018: La forma dell’acqua, di Guillermo Del Toro

tsowL’acqua è l’elemento centrale di questo racconto fantastico del messicano Guillermo Del Toro, non quella degli abissi di un oceano o lo specchio palustre di una giungla amazzonica, bensì quella di una semplice vasca. Sia essa quella di un laboratorio segreto o quella di un bagno, l’elemento e il suo arcano sono confinati in un incavo di smalto e vetroresina. Serve il sentimento per far fuoriuscire il timido mostro della nostra fantasia, come nell’immaginazione fanciullesca in cui l’acqua invadeva le stanze fino a riempirle con buona pace di ogni suspension of disbelief, ogni via di fuga tappata e sigillata con un semplice asciugamano. Nella onirica sequenza iniziale tutto galleggia attorno alla “grande bambina” Eliza Esposito, che dorme beata in un appartamento sopra al cinema Orpheus; l’elemento avvolgentemente erotico in cui si coccola quotidianamente la travolgerà mostruosamente.

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Eliza, interpretata da una ottima Sally Hawkins (la vera contender della McDormand agli Oscar?), è una donna delle pulizie muta che lavora in un imprecisato laboratorio dei servizi segreti americani; siamo in piena Guerra Fredda, ed è appena giunta una misteriosa creatura acquatica amazzonica, considerata come un dio dagli indios, un uomo anfibio il cui character design, pur traendo evidente ispirazione dalla Creatura della Laguna Nera del mitico film della Universal, è stato accuratamente scolpito dal team di Del Toro (il concept finale è di Mike Hill) per cercare una più efficace umanizzazione.  “Non voglio che facciate una ‘creatura’ – ha detto il regista al suo staff creativo – Voglio che realizziate il protagonista“: dare cioè personalità e cuore  all’involucro di lattice e gomma che avvolge l’ attore mimo Doug Jones, avvezzo a indossare per il cinema di genere i trucchi pesanti di esseri inumani. Il risultato è ottimo dal punto di vista dell’effettistica, sbalorditivo sotto il profilo romantico, con l’erotismo che elettrizza i capillari di una storia fantastica altrimenti piuttosto ordinaria.

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Il film di Del Toro è un elogio del diverso che staglia in netto contrasto con l’ambiente moralista e razzista degli USA negli anni Cinquanta, mostrando un vero e proprio campionario di emarginazioni cui all’insolita coppia dei protagonisti vengono affiancati l’amica collega coloured interpretata da una sempre simpatica Octavia Spencer e l’amico gay agée interpretato da un dolcissimo Richard Jenkins; allargando lo sguardo alla selezione dei candidati all’Oscar per miglior film, pare chiaro che quest’anno più che mai la “diversità” viene messa al centro, sfidando il rischio di scivolare nell’ipocrisia. Una confezione che – complici anche le tintinnanti melodie di Alexandre Desplat – a più di qualcuno ha ricordato le atmosfere de Il favoloso mondo di Amélie,  resa meno saccarina da una certa disinvoltura erotica (niente di che, capiamoci, ma comunque degna di nota) e da un villain come se ne vedono raramente. Il magnifico, ormai affermatissimo Michael Shannon supera sè stesso nei panni del sadico responsabile della sicurezza; marziale, viscerale, stolido e di una carnalità da posizione del missionario, gli viene ritagliato un grottesco siparietto con la faccenda delle dita fasciate (da vedere come due dita possono genialmente diventare “oggetto di scena” e catalizzare l’attenzione dello spettatore) e con l’acquisto di una splendida luccicante Cadillac turchese da maschio alfa.

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Un Leone d’Oro inaspettato (e per certi versi coraggioso) all’ultima edizione del Festival di Venezia che ha saputo premiare il cinema di genere, una protagonista azzeccatissima e un regista che incanta sempre col suo registro sospeso tra l’horror e il fantastico; la Fox Searchlight ha messo a punto la sua bella macchina da premi ma la concorrenza agli Oscar è agguerritissima. Vedremo quante statuette riuscirà a portare a casa dalle ben 13 nominations ottenute; io punto i miei 5 cents sulla miglior regia, condizionato (lo ammetto) dall’analisi del critico Francesco Alò il quale giustamente notava come dei tre messicani amati in USA (gli altri due sono Cuarón e Iñárritu), il Guillermone sia l’unico a non esser stato ancora iridato. E queste, si sa, sono proprio le tipiche dinamiche di pensiero da Academy Awards.

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The Shape of Water (2017, USA, 119 min)

Regia: Guillermo Del Toro

Sceneggiatura: Guillermo Del Toro e Vanessa Taylor

Fotografia: Dan Laustsen

Musiche: Alexandre Desplat

Interpreti principali: Sally Hawkins (Eliza), Doug Jones (il mostro), Michael Shannon (Richard Strickland), Richard Jenkins (Giles), Octavia Spencer (Delilah)

12 pensieri riguardo “Al cinema & Speciale Oscar 2018: La forma dell’acqua, di Guillermo Del Toro

  1. Eccolo, lo aspettavolo questo post! 😉 Ovviamente sono d’accordissimo, la risposta gentile ma risoluta di Del Toro all’america di oggi, come la sua protagonista (Elisa è un personaggio bellissimo recitato alla grande) il messicano guarda all’america di oggi è in maniera molto pacata gli dice “F”, “U”, “C” e quanto segue. Anche non dovesse vincere nulla va bene così, resta un gran film. Cheers

    1. Già e l’irascibile Shannon con il suo “Cosa ha detto?!? Cosa ha detto!!??” mi rievoca molto un panzone dal biondo parrucchino che invece di andare ai funerali va a giocare a golf.

  2. Ma dell’insistenza sul colore verde (l’auto, la torta al lime, il disegno, i neon…), vogliamo parlarne? E del modo in cui vengono sbrigativamente liquidati in una scena di due minuti temi come l’omosessualità e il razzismo? A me il film è piaciuto, complici anche questi dettagli superflui ma interessanti, scelte artistiche curiose. Premetto che non avevo letto praticamente niente sul film prima di vederlo, quindi forse la sorpresa è stata maggiore, ma è una fiaba moderna che mi ha conquistato. Oppure una barzelletta (ci stanno un’handicappata, una nera, un frocio e un comunista… >_>).

  3. L’ho visto ieri e mi è piaciuto molto, seppur lo ritenga molto particolare! Anche se concordo con il commento di Aussie Mazz quando dice:” E del modo in cui vengono sbrigativamente liquidati in una scena di due minuti temi come l’omosessualità e il razzismo? ” Anche a me ha lasciato un po’ perplessa quel fatto

  4. concordo in pieno: gran bel film, e Guillelmo del Toro dimostra ancora una volta che miscelando molto reale e mondo fantastico in maniera intelligente, con l’aggiunta di un’ottima sceneggiatura, continua il suo percorso di regista atipico e nello stesso tempo, originalissimo. Così come lo era stato nel “Labirinto del Fauno” e in altri suoi lavori, dimostra una classe fuori dal comune.

  5. Io ho trovato il film splendido e visionario, romatico e struggente. Ho scritto a tal proposito un articolo in cui ho messo in relazione il mito delle anime gemelle narrato da Platone con Elisa e la creatura. Maryd

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