Intervista aperta: il dopo Oscar in 7 domande (volutamente) provocatorie

oscar night 3Nella notte si è tenuta la novantesima edizione degli Academy Awards che ha premiato i migliori film del 2017, un anno segnato dallo scandalo molestie, scoppiato lo scorso autunno e che ha travolto, tra gli altri, il produttore Harvey Weinstein (uno degli uomini più potenti di Hollywood) e il due volte premio Oscar Kevin Spacey, che ha dovuto cedere il ruolo di Paul Getty nel film di Ridley Scott Tutti i soldi del mondo, sostituito – in fretta e furia e a film già confezionato e pronto per l’uscita nelle sale – dall’ottantottenne Christopher Plummer, candidato all’Oscar per il miglior attore non protagonista con relativo nuovo record di anzianità per una nomination in una categoria attoriale.

La candidatura (riparatoria?) a Plummer potrebbe (forse) essere ritenuta una delle tante ipocrisie di un’Academy che, in soli tre anni, è passata dalle polemiche per l’eccessiva presenza di bianchi tra i nominati (il famoso hashtag #OscarsSoWhite) all’incredibile campionario di emarginazioni delle pellicole candidate al premio per il miglior film.

Le persone di colore erano quest’anno ben rappresentate in tutte le categorie più importanti (un regista e quattro attori, tra cui due protagonisti). Eppure, in alcuni casi, tali nomination sono state probabilmente una forzatura (si pensi a quella a Daniel Kaluuya per il miglior attore protagonista o a quella a Jordan Peele per il miglior regista – meritata invece quella per la sceneggiatura, che a sorpresa, ma neanche più di tanto, si è tramutata nella notte in vittoria).

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In ogni caso, messa una pezza (più o meno forzatamente) su una questione spinosa, l’Academy si è trovata a doverne subito fronteggiare un’altra. Il 2017, infatti, come detto, è stato l’anno dello scandalo molestie, e dunque non poteva mancare la polemica (anticipata) per la possibile mancanza di una esponente del gentil sesso in una delle categorie più importanti, quella del miglior regista. Si è giunti, da qualche parte, persino a ipotizzare la necessità di quote rosa per registe donna. Il che è ovviamente una follia, perché lascerebbe sempre aperto il sospetto che una donna sia stata candidata non per meriti artistici ma soltanto per rappresentare il proprio genere.

Degli ultimi giorni è inoltre la notizia della proposta di mandare in soffitta la ormai iconica statuetta dello zio Oscar, sostituendola con un riconoscimento che rappresenti una figura femminile.

Ora. Va bene tutto, ma qui si sta probabilmente passando il segno.

Per fortuna la battuta di Jimmy Kimmel in apertura di serata sembra aver sistemato tutto, almeno sotto questo aspetto: lo zio Oscar sarebbe l’unico uomo all’Academy al di sopra di ogni sospetto, in quanto non parla, tiene le mani bene in vista e soprattutto… non ha il pene!

È stata, infine, la seconda edizione degli Oscar sotto la presidenza Trump. E anche quest’anno Hollywood, notoriamente progressista (pur con qualche rilevante eccezione -i vari Eastwood, Schwarzy, ecc.-), ha lanciato i suoi messaggi neanche poi così velati al presidente, con tematiche spinose e temi scottanti che sono stati i veri protagonisti di molte delle pellicole candidate all’Oscar per il miglior film (Call Me By Your Name, The Post, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, Get Out nonché, per certi versi, anche The Shape of Water).

Sta di fatto che i vincitori di questa novantesima edizione sono risultati i seguenti:

Miglior Film: The Shape of Water

Miglior Regia: Guillermo del Toro

Miglior Attore Protagonista: Gary Oldman

Miglior Attrice Protagonista: Frances McDormand

Miglior Attore Non Protagonista: Sam Rockwell

Miglior Attrice Non Protagonista: Allison Janney

Miglior Sceneggiatura Originale: Get Out – Jordan Peele

Miglior Sceneggiatura Non Originale: Call Me by Your Name – James Ivory

Miglior Film Straniero: A Fantastic Woman

Miglior Film d’animazione: Coco

Miglior Montaggio: Dunkirk – Lee Smith

Miglior Scenografia: The Shape of Water

Miglior Fotografia: Blade Runner 2049 – Roger A. Deakins

Migliori Costumi: Phantom Thread – Mark Bridges

Miglior Trucco e Acconciature: Darkest Hour

Migliori Effetti Visivi: Blade Runner 2049

Miglior Sonoro: Dunkirk

Miglior Montaggio Sonoro: Dunkirk

Miglior Colonna Sonora Originale: The Shape of Water – Alexandre Desplat

Miglior Canzone Originale: “Remember Me” (Coco)

Miglior Documentario: Icarus

Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo: gli Oscar non fanno la grandezza di chi li riceve o dei film che vengono premiati. Ma è altrettanto vero che, trattandosi senza dubbio dei riconoscimenti non festivalieri più importanti nel mondo della settima arte, a tale grandezza finiscono inevitabilmente per contribuire.

Vogliamo così proporre, a chiunque voglia rispondere, sette domande (volutamente) provocatorie:

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1. Trionfo per The Shape of Water, già vincitore del Leone d’Oro. Considerato che il premio assegnato a Venezia ha costituito uno storico cambio di rotta nella rassegna lagunare, si può dire che la Mostra abbia venduto l’anima al diavolo (hollywoodiano)?

2. Tanto clamore l’estate scorsa per Dunkirk, che però si è portato a casa soltanto premi nei reparti tecnici. Nessun Oscar per Lady Bird, che nelle ultime ore era dato come possibile exploit della serata, dopo che il Time aveva consacrato Greta Gerwig, dedicandole la copertina del nuovo numero. Il tanto celebrato Phantom Thread che porta a casa soltanto il premio (scontato) per i costumi. I Tre Manifesti che vincono solo due statuette in ambito attoriale, come a voler dire che il film di McDonagh si regge principalmente sulla recitazione. Chi è il grande sconfitto della serata?

3. Tanto entusiasmo italico per Call me by your name, ma alla fine l’unico premio se lo aggiudica l’americanissimo James Ivory per l’adattamento. Un James Ivory in evidente delirio senile, considerato che si è presentato sul palco con una camicia con sopra ricamato il viso in lacrime di Timothée Chalamet. Lo stesso James Ivory che si era scontrato pesantemente con il regista per le sue scelte. Siamo sicuri che sia stata una buona serata per Chiamami col tuo nome? Non è che tra qualche anno il film di Guadagnino verrà ricordato come “quello con la scena della pesca”?

4. Cuarón, Iñárritu (due volte) e ora Del Toro: 4 oscar a registi messicani in 5 anni!! Il Messico sta conquistando Hollywood (con buona pace di Trump)?

5. Ci sono un americano, un inglese, un messicano, una donna e un uomo di colore. Non è una barzelletta, ma l’elenco dei candidati all’Oscar come miglior regista. L’Academy sta esagerando con il politically correct, oppure è soltanto il segno dei tempi?

6. La vittoria del film Una donna fantastica nella categoria “Miglior film straniero” ci dice che il transgender sta lentamente entrando nel circuito del grande cinema. La domanda spinosa che vi poniamo è questa: è forse tempo di una terza categoria per la miglior prova attoriale? Oppure: è tempo di annullare le distinzioni di genere per il best acting?

7. Greta Gerwig, Jordan Peele, Timothée Chalamet, Daniel Kaluuya, Saoirse Ronan. Questa è stata anche l’edizione dei volti nuovi (o quasi) e degli esordienti (sarebbe curioso capire da quanto tempo non finivano nella cinquina del miglior regista due cineasti alla loro opera prima). Hollywood è piena di presunti astri nascenti poi finiti nel dimenticatoio. Chi di questi è destinato a diventare l’ennesima meteora?

33 pensieri riguardo “Intervista aperta: il dopo Oscar in 7 domande (volutamente) provocatorie

    1. grazie!
      ti svelo un piccolo retroscena / segreto editoriale, e cioè che all’articolo ci avevamo lavorato già da giorni, giusto per capire quanto siano stati prevedibili questi Oscar 😉
      abbiamo solo dovuto selezionare le domande in base agli effettivi vincitori…
      e comunque sì, gli Oscar non fanno la storia del cinema, o almeno la fanno solo in piccola parte… ma questo lo abbiamo precisato a dovere!
      ciao

      1. Hai ragione, Vincenzo, gli Oscar non fanno la storia del cinema, consoliamoci! Purtroppo l’affermazione è vera parzialmente: fanno la storia della distribuzione, perciò contribuiscono a orientare i gusti del pubblico a cui sempre più viene negata la visione di film bellissimi, che rimangono in condizione di semi oscurità. La prevalenza del mediocre fa la storia, non solo del cinema, purtroppo.

  1. Mi limito al punto 3.
    Considerare CCTN un film italiano è una forzatura: cast americano (con ciliegine francesi), soldi pure… in fondo anche Guadagnino è un cervello in fuga
    L’ULTIMO IMPERATORE era quasi-italiano (oltre a Bertolucci, c’erano Storaro, Ungari, Scarfiotti ecc) ma nessuna enciclopedia del cinema parla di un oscar italiano

    1. l’unico che davvero ci è andato vicino è stato La vita è bella, in un anno in cui tutti meritavano di vincerlo tranne quello che poi effettivamente l’ha vinto… 😀
      e comunque a proposito della tendenza italiana al patriottismo di convenienza, mi fa strano che nessuno abbia detto che l’Oscar al corto di animazione di Kobe Bryant non sia anche un po’ italiano, visto che il buon Kobe ha vissuto in Italia per un lungo periodo… 😉

  2. Dispiaciuta per Il filo nascosto. Ma il grande sconfitto della serata è decisamente Lady Bird. Soairse Ronan fantastica.
    In effetti il politically correct è una costante agli Academy ma già la scrematura nelle nomination ne è un segno. L’Oscar a del Toro secondo me ha poco a che fare con la questione Messico, sebbene il Sud America trionfi. Il film di del Toro è una miscela perfetta di tutti quegli elementi che separatamente trionfano agli awards: amore, la retorica della diversità, l’omaggio al cinema e linguaggio poetico. Resta il fatto che mi sia piaciuto molto. Quello su Dunkirk è un discorso a parte. Eccelso nei reparti tecnici, avrebbe meritato anche la statuetta per migliore colonna sonora. Il film di Nolan però racchiude una grammatica filmica troppo sofisticata, come anche il film di PTA, per trionfare nelle categorie più ambite. Gli Oscar sono una celebrazione importante ma sono anche un palcoscenico privilegiato per tematiche delicate, un’occasione che nemmeno l’establishment cinematografico può farsi scappare.
    Piccola menzione per Jordan Peele che spero non si trasformi in una meteora. Ci sarebbe molto altro da dire.
    Mi limito a questo per ora.
    Grazie per questo post stimolante.

    1. grazie a te per le risposte…
      sono d’accordo sul parallelo che hai fatto tra il film di Nolan e quello di PTA… anch’io ci vedo molte cose in comune, sebbene, ad essere sincero, Il filo nascosto mi è piaciuto notevolmente di più rispetto a Dunkirk…

  3. 1. No, io direi che il Festival di Venezia si è dimostrato lungimirante negli ultimi anni con la direzione di Alberto Barbera (erede della felice transizione di Muller)

    2. Il vero sconfitto della serata secondo me è Martin McDonagh; si è dato troppo per scontato il trionfo del suo film

    3. CMBYN devo ancora vederlo, non posso esprimermi del tutto; comunque ho sentito che nei titoli di coda sul credit della sceneggiatura accanto al nome di Ivory risultano quelli di Guadagnino e Fasano (montatore). Mi chiedo come mai non siano stati premiati anch’essi…

    4. Sì, il Messico ha conquistato Hollywood. Forse però è l’ultimo grande colpo di un ciclo che si sta chiudendo, chissà…

    5. Sì, quest’anno più di altri si è davvero tirata troppo la corda sul politically correct. Però sul mondo femminile nel cinema andrebbe fatto un discorso a parte, a partire dal discorso finale della McDormand che ha lanciato la proposta di un rider inclusion diffuso. Si tratta in pratica di una clausola per cui le star di “serie A” prevedono nel loro contratto il rispetto nel film delle quote di rappresentazione per tutte le minoranze; è un bel cambio di rotta perchè partirebbe proprio dagli attori.

    6. Oggi il mondo transgender è ancora molto poco rappresentato al cinema, ma i primi segnali stanno arrivando piuttosto chiaramente. Io sarei per l’annullamento dei generi, tenendo solo la categoria “best acting”, ma questo andrebbe in controtendenza rispetto al trend.

    7. Non credo ci saranno meteore. I nomi elencati sono tutti diversamente meritevoli.

  4. Hanno premiato bene, sono d’accordo con tutti i premi, ma molto ecumenici, in modo da non offendere nessuno, e con un occhio (un po’ paraculo? Un po’ ipocrita, diciamo 50 e 50) alle minoranze. Quasi nessuno titolo grosso è rimasto a bocca asciutta, forse solo “Il filo nascosto”. A proposito di mosse paracule, l’Italia che celebra la vittoria dei suoi, James Ivory alla veneranza età di anni 89, si è ritrovato improvvisamente Italiano, siamo sempre bravi a saltare sul carro dei vincitori 😉 Cheers!

    1. verissimo… come ho già rilevato, mi meraviglio del fatto che nessuno abbia detto che l’Oscar al corto di animazione di Kobe Bryant non sia anche un po’ italiano, visto che il buon Kobe ha vissuto in Italia per un lungo periodo (e tu che sei esperto di basket lo sai bene)…

  5. Non ho cambiato idea rispetto a quanto ci eravamo già scritti sul mio e sul tuo blog. Gli Oscar sono per il cinema né dovrebbero valere altri criteri. Se introducessimo le quote (rosa, omo, trans ecc), per esempio, nei Nobel per la medicina o per la fisica, si griderebbe giustamente allo scandalo. Questa storia del politically correct sta screditando l’Oscar e il cinema. La sfilata dei premiati dello scorso anno aveva un sapore quasi grottesco, tanta è stata l’irrilevanza dei loro film, percepibilissima a un anno di distanza. Purtroppo, però, questo modo di intendere i premi incide pesantemente su ciò che vediamo e vedremo nelle sale. Un film magnifico come Certain Women, probabilmente il migliore dell’anno scorso, si è visto pochissimo e per tempi brevissimi. 😡

    1. sono d’accordo sulla deriva politically correct che ha preso l’Academy, che in certi casi raggiunge livelli imbarazzanti…
      ieri ho visto i primi venti minuti della cerimonia e ovviamente tutto era incentrato sulla questione molestie… per fortuna in certi casi la cosa è stata gestita con la giusta dose d’ironia…
      poi ovviamente sono d’accordissimo sul tema delle quote, che non hanno senso, soprattutto in ambiti come questi…

  6. Assolutamente d’accordo sul primo problema che sollevi; personalmente, alla luce degli #OscarSoWhite non riesco a non trovare ipocrita il mondo hollywoodiano che si scaglia contro Trump: è facile fare i progressisti quando il mondo ti sta guardando e devi tirare acqua al tuo mulino, per me ha molto più valore il tuo comportamento nel momento in cui le condizioni sono a tuo favore, come era sotto l’amministrazione di Obama. In quel caso Hollywood ha mostrato il suo vero volto, e pertanto dovrebbe solo abbassare le orecchie e provare vergogna.

    Per il resto:
    1) Non credo abbia venduto l’anima, piuttosto penso che si stia iniziando a considerare anche generi generalmente, e ingiustamente, snobbati ai festival e ai premi principali, come il fantasy, che a parte l’exploit de Il Signore degli Anelli non ha mai avuto grande fortuna agli Oscar. In questo caso la Mostra di Venezia si è dimostrata molto all’avanguardia, e non posso che esserne orgoglioso.

    2) Secondo me Chiamami Col Tuo Nome avrebbe potuto aspirare a molto di più, per cui secondo me è lui lo sconfitto della serata.

    3) Vedi punto 2. Avrebbe meritato molto di più, ma purtroppo sarà solo il tempo a darci una risposta su questo punto (comunque per molti è già “quello della pesca”).

    4) Messicani ma americanissimi, secondo me.

    5) Sta chiaramente esagerando. Mi aspetto che tutto questi finisca come un palloncino che si sgonfia nel momento in cui avranno un nuovo presidente democratico? Un po’ sì.

    6) In realtà, dal poco che so, una persona transgender dovrebbe identificarsi con il sesso verso cui sta andando, per cui non dovrebbe avere senso eliminare le distinzioni di genere ai premi. Credo.

    7) Io sostengo da tempo che a Hollywood stia avvenendo un necessario e massiccio ricambio generazionale, ma, come per CCTN, solo il tempo ci dirà chi è destinato a rimanere. La Gerwig mi sembra molto dotata, così come Chalamet, da cui sembra lecito aspettarsi grandi cose. Saoirse in realtà è già molto affermata, e Daniel Kaluuya, salendo sul baraccone Marvel, ha la possibilità di farsi conoscere anche dal pubblico molto giovane. Vedremo!

  7. per la serie “facciamoci le domande e diamoci le risposte”, non mi esimo dal rispondere alle domande formulate insieme al collega @paolodelventosoest:

    1. La scelta del Leone d’Oro a The Shape of Water è stata un cambio di rotta notevole per la Mostra di Venezia, considerata la storia del Festival… ancor di più, probabilmente, la decisione di affidare la presidenza della giuria della 75esima edizione (che è importante già di suo) proprio a Guillermo Del Toro. Forse non ha venduto l’anima al diavolo hollywoodiano, ma di sicuro qualcosa sta cambiando in laguna e il tempo ci dirà in che direzione…

    2. A mio avviso il grande sconfitto è Lady Bird, considerato che il Time aveva appena dedicato a Greta Gerwig la copertina del suo ultimo numero e che in molti la consideravano la possibile sorpresa sulle due categorie principali (miglior film e regia). Su Il filo nascosto c’era da aspettarselo, film troppo raffinato e sofisticato, per quanto straordinario. Dunkirk forse è stato troppo celebrato la scorsa estate, quando dovevano ancora uscire i pezzi da novanta. Tre manifesti più che il grande sconfitto è a mio avviso il film che più è stato sottovalutato dall’Academy, che con la decisione di premiarlo soltanto per le categorie attoriali ha sostanzialmente trasmesso il messaggio che si trattasse di un film incentrato su grandi prove di recitazione, prima che su una grande sceneggiatura (e invece le due cose si sono coniugate alla perfezione).

    3. Ivory ha vinto l’unico premio di un film che – lo ha affermato esplicitamente – lui avrebbe girato in maniera molto diversa (e i ringraziamenti a Guadagnino sul palco erano più di circostanza che sentiti). Questo è un fatto, il resto – ossia la capacità di CMBYN di sopravvivere negli anni – lo dirà il futuro.

    4. Ragazzi!! 4 Oscar a registi messicani in 5 anni è una cosa pazzesca!!! Dico solo questo!!! E 3 su 4 sono arrivati in era pre-Trump, quindi stavolta non c’entra nemmeno la politica…

    5. A mio avviso la cinquina per il miglior regista è quella che più di tutte mostrava come l’Academy quest’anno abbia esagerato con il politically correct.

    6. Raccolgo questa bella domanda provocatoria di Paolo e dico che, a mio avviso, la categoria per il miglior attore dovrebbe essere unisex!

    7. Tutta gente lanciatissima, ma se dovessi sbilanciarmi su chi tra questi nomi, tra dieci anni, potrà essere la meteora di Hollywood direi Kaluuya.

  8. 1) Spero che l’abbia fatto: non se ne poteva più di vedere a Venezia dei film dal taglio e dalla provenienza improbabili.
    2) Sicuramente il film dei Tre manifesti: era molto più “da Oscar” rispetto a “La forma dell’acqua.”
    3) Sarebbe già un successo se venisse ricordato, anche in negativo. Moonlight dopo un anno già non se lo ricorda più nessuno, e ha vinto degli Oscar molto più importanti.
    4) Ho l’impressione che si tratti di singoli talenti, e non di un movimento cinematografico che funziona. Se fosse merito del cinema messicano e non dei singoli registi, verrebbero distribuiti in tutto il mondo molti più film provenienti da quel paese.
    5) Per i primi 3, è una questione di globalizzazione. Per quanto riguarda la Gerwig e Peele, sono stati entrambi lodati per il loro talento (e nel caso del secondo posso garantire personalmente), quindi suppongo che siano stati nominati anche per meriti artistici, non solo in base a delle logiche politiche.
    6) Quelle categorie possono restare benissimo così come sono.
    7) La Ronan non è alla sua prima nomination, quindi suppongo che non sarà una meteora. Riguardo agli altri 4, l’unico che mi sembra seriamente a rischio declino è Daniel Kaluuya: ha un enorme talento, ma dubito che troverà altri personaggi all’altezza di quello che l’ha fatto diventare famoso.

    1. Sono d’accordo su Kaluuya; l’ho visto in Black Panther ed era imbarazzante. Tutt’altro rispetto la prova stupenda in Get out.

  9. Rispondo alle domande “critiche”, che degli Oscar ho già parlato sul blog.

    1. Sinceramente, non seguo tanto il festival di Venezia ma ritengo che Del Toro non appartenga alla classica Hollywood. Il suo è un omaggio al cinema che lo ha portato ad essere il regista che è e come tale va celebrato, con tutto l’amore che merita!

    2. Sicuramente Tre manifesti, che avrebbe meritato la sceneggiatura, come minimo. Dunkirk è robetta, Lady Bird anche meno (fortunatamente il premio per la regia non è andato alla Gerwig o avrei sbroccato), mentre The Phantom Thread è splendido ma capitato ahimé in un anno “sbagliato”.

    3. Il film di Guadagnino, che pur mi è piaciuto molto, lascerà probabilmente il tempo che trova, quando il polverone degli Oscar sarà passato. Chi pensava che l’avrebbe spuntata Chalamet, lì, non ha visto oltre un’interpretazione dignitosa ma non superlativa (Oldman e Day Lewis sono su altri pianeti…) e la regia di Guadagnino è elegantissima ma, anche lì, Del Toro e Anderson sono su un altro livello.

    4. Chissà. Non sarebbe comunque una cosa negativa, il Messico è sicuramente una fucina di talenti ancora tutta da scoprire e speriamo che ora abbiano il coraggio di uscire allo scoperto!

    5. Segno dei tempi. O magari del fatto che i registi maschi bianchi si sono adagiati sugli allori. Comunque, non tutto è perduto per il razzismo/sessismo visto che la Bigelow avrebbe meritato la candidatura più della Gerwig vista la potenza di Detroit.

    6. La divisione in categorie permette di conferire più premi, personalmente la trovo giusta. Eventuali candidati transgender dovrebbero poter scegliere dove venire “inseriti”, a seconda che si sentano più uomo o donna, e poi aggiungerei anche un Oscar per quei poveri cristi come Andy Serkis e Doug Jones che ogni anno vengono “nascosti” e snobbati pur essendo bravissimi nelle loro interpretazioni “filtrate” da make-up e motion capture.

    7. Probabilmente Kaluuya e Chalamet, anche perché la Ronan e la Gerwig tanto emergenti non sono e hanno dimostrato già parecchie volte di che pasta sono fatte.

    1. il (relativo) flop di Tre manifesti è stato per me un duro colpo… almeno la miglior sceneggiatura la meritava, sono d’accordo (io personalmente gli avrei dato anche il miglior film)…
      per il resto concordo su tante cose, sul fatto che Oldman e Day-Lewis fossero gli unici due veri candidati nella loro categoria, nonché sulle parole che hai speso sul film di PTA, capitato probabilmente oltre che nell’anno sbagliato anche nel posto sbagliato (presentato a Cannes, dove c’è più attenzione per un certo tipo di film così raffinati, avrebbe forse potuto vincere, chissà)…

  10. 1. assolutamente si, per me The shape of water non era un film da festival ma un prodotto cinematografico perfetto per vincere gli oscar, non era nemmeno il film più bello in gara agli academy: il filo nascosto, dunkirk e tre manifesti per me lo superavano di gran lunga.

    2. il grande sconfitto per me è il filo nascosto, speravo si portasse a casa uno fra: miglior regia, miglior attore protagonista e miglior film.

    3. non credo sia una sconfitta per chiamami col tuo nome; il film non poteva realisticamente aspirare ad altri oscar a parte quello vinto. che Ivory si sia ricreduto? comunque non penso che la pellicola di Guadagnino finirà nel dimenticatoio, è diventato quasi un manifesto generazionale basta vedere il successo sui social, secondo me potrebbe benissimo diventare un cult fra i giovani tra cui mi ci metto anche io 😉 (se non lo è già).

    4. puramente casuale

    5. penso sia lo specchio dei tempi, forse l’academy ha capito al di la della politica, che non poteva continuare a guardare solo ai registi bianchi e di sesso maschile

    6. per quanto mi riguarda sarebbe ora che le differenze di genere nelle categorie fossero tolte: perché non chiamarli semplicemente attori e inserirli in un unica categoria?!

    7. Timothee Chalamet e Soirse Ronan non finiranno sicuramente nel dimenticatoio: secondo me Chalamet è solo all’inizio di quella che potrebbe essere una carriera sfavillante! per la Gerwing e Kaluuya non saprei…

    ciao! 🙂

    1. grazie per aver partecipato a questa intervista aperta…
      tantissimi hanno amato il film di PTA ed è la cosa che più mi conforta dei tanti pareri che ho letto in giro… perché è davvero un film eccezionale, soltanto troppo sofisticato e raffinato per essere premiato dall’Academy… capisco quindi che da un lato sia definibile come il grande sconfitto di questi Oscar, ma secondo me PTA si porta a casa da questa esperienza (non gli Oscar, ovviamente, ma la produzione di questo film) una crescita incredibile e tanto consenso da parte del pubblico… mi viene solo il dubbio che non sia il classico film adorato in Europa e accolto tiepidamente negli USA…

  11. Complimenti per il post! Devo dire che ho azzeccato quasi tutti i premi quest’anno. Partecipo volentieri anche io alla tua intervista aperta!

    1.Ammetto che non sapevo del Leone d’Oro a The shape of water perché è una manifestazione che non seguo moltissimo perciò non saprei dire. Pensavo che come miglior film avrebbe vinto Tre manifesti a Ebbing, Missouri, ma ero indecisa anche con The shape of water.

    2. Pensavo che Lady Bird si sarebbe portato a casa almeno un premio. Devo ancora vederlo ma ho sentito solo belle parole. Concordo sul premio scontato per i costumi.

    3. Nelle mie previsioni avevo proprio pensato che Call me by your name avrebbe vinto solo per la sceneggiatura non originale. Io ho amato il film come tanti, ma immaginavo non avrebbe vinto altro e secondo me lo sapeva anche Guadagnino. Spero non venga ricordato solo per la pesca perché a mio avviso merita molto di più.

    4. Anche secondo me è casuale!

    5. Io direi un po’ e un po’!

    6. Secondo me togliendo le distinzioni si riduce ancora di più la possibilità di vincere i premi, perciò secondo me vanno mantenute.

    7. Spero che Timothée abbia un futuro perché oltre ad essere (almeno così pare) un ragazzo d’oro è anche molto talentuoso. Sarei curiosa di vederlo in altri ruoli. Per quanto riguarda Saoirse Ronan la apprezzo già da qualche anno (penso a Brooklyn ad esempio) perciò non è proprio un volto nuovo e secondo me la vedremo ancora in futuro.

    1. grazie per aver partecipato..
      colgo l’occasione per approfondire la discussione sulla domanda 6…
      perché anch’io ci ho pensato tanto, poi mi sono detto: forse sarebbe più giusto un premio unico per la recitazione, indipendentemente dal sesso… per chi ha recitato meglio…
      perché per altre arti (ad esempio il canto, dove la differenza tra voce maschile e femminile è comunque rilevante) non c’è distinzione di sesso… pensiamo a Sanremo: non c’è un premio per il cantante maschile e per la cantante femminile… vero che nel canto ci possono essere anche dei mix, cioè gruppi con voci sia maschili che femminili… però non c’è distinzione…
      che ne pensi? così pour parler 😉

      1. Un buono spunto di conversazione. In effetti hai ragione, non ci sono distinzioni nelle altre arti. Però se le facessero negli Oscar si perderebbero due dei premi (se non erro?) e ammetto che mi dispiacerebbe. Anche perché non credo che in questo caso il premio femminile o quello maschile siano più o meno importanti tra di loro, hanno lo stesso identico valore. Se ci fosse una distinzione sessista allora direi che dovrebbero assolutamente farne uno unico, ma in questo caso secondo me no 🙂

      2. sì, sarebbero due Oscar in meno, ed è forse questo il motivo per cui probabilmente all’Academy non verrà mai un’idea del genere, anche perché la tendenza è quella di aumentare le categorie, non ridurle!

    1. finita questa full immersion dedicata agli Oscar, toccherà recuperare almeno qualcuna delle altre pellicole uscite in questi mesi e lasciate indietro…
      Neeson mi piace come attore e la storia mi sembrava interessante, almeno come film d’evasione…
      ciao

      1. Infatti mi sono divertita. Una specie di Indiana Jones, finisce sotto il treno e torna su con la camicia pulita 😀

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