100 di questi Bergman: estati idilliache e tempo nemico

bergman estateSono molti i temi e gli ambienti ricorrenti in Bergman; una stagione che certamente ha segnato la sua filmografia, soprattutto quella giovanile, è l’estate con i suoi umori, l’ozio, la malinconia. In questi due film proposti da Mubi nel percorso monografico dedicato al maestro di Uppsala l’estate nordica ci appare in tutto il suo splendore (pensate a chi vive nelle fredde e buie latitudini svedesi, a cosa significhi la svolta del solstizio!), portatrice di fughe in piccoli paradisi effimeri – come già avevamo visto precedentemente in Un’estate d’amore – e ispiratrice di peccatucci propiziati dalle gioie dello svestimento. Ritorneremo a vivere un idillio di gioventù nella stagione più spensierata con Monica e il desiderio (Sommaren med Monika, 1953) e scopriremo la pochade bergmaniana in una atmosfera decisamente scespiriana con la commedia sentimentale Sorrisi di una notte d’estate (Sommarnattens leende, 1955).

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MONICA E IL DESIDERIO (Sommaren med Monika, 1953) mette al centro della scena la giovane e sensuale Harriet Andersson, ninfa bruna dalla vitalità impulsiva ed erotica che sta agli antipodi del prototipo femminile svedese. Come spesso accade, la traduzione italiana dei titoli è fuorviante, anzi in casi come questo sembra trattarsi proprio di un fastidioso revisionismo morale; Sommaren med Monika infatti non corrisponde che a un neutrale Un’estate con Monica, l’elemento congiunto del “desiderio” nel titolo italiano appare un po’ come un’esca per lo spettatore voyeur, un po’ come una etichetta moralista per addossare implicitamente ogni responsabilità alle “fregole” della protagonista. Non c’è niente di peggio di una lettura superficiale, specie in film taglienti e diretti come quelli di Bergman. Lungi dall’essere una favoletta per benpensanti, il film narra di una fuga d’ amore verso un isola lontana dalla città, un amore giovanile che implode con l’irrompere del senso di responsabilità; prima che un fatto di etica, è però un fatto naturale. Tutto finisce e si deteriora inesorabilmente, ci sono alcune cose che non potremo mai salvare e una di queste è l’ardore giovanile. Più che di smorfiose cicale e sagge formiche, il film parla di Eden distrutti e di stagioni della vita perdute per sempre.

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Quello di Monica sembra quasi un percorso obbligato, da innocente eroina diventa eroicamente impura. Non accetta l’imborghesimento nè il pietismo puritano della famiglia isolana a cui ruba un pezzo di carne dalla dispensa. La sua libertà e fierezza sono detestabili per i sostenitori del classismo. Monica vuole vivere intensamente e disperatamente la sua giovinezza, mentre il suo amato Harry (Lars Ekborg) si prepara troppo presto ad accettare l’autunno; famiglia, lavoro e casa. Non ci sarà alcun accomodamento, nessuna redenzione; pur mostrando una incolmabile tristezza come nell’intensissimo primo piano che Godard definì “il più triste della storia del cinema”, Monica perseguirà l’illusione dell’estate infinita. Non lo sapremo con certezza: il sipario cala su una strada da bassifondi, con un ubriaco che cerca caracollando la strada di casa mentre Harry acquista allo specchio la piccola pace dei buoni propositi. La peccatrice se n’è andata, uscita dallo sguardo giudice del pubblico, dallo sguardo impietoso della cinepresa che ormai non la trova neanche più, dissolta nelle ombre della perdizione.

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SORRISI DI UNA NOTTE D’ESTATE (Sommarnattens leende, 1955) invece si colloca sulla apparentemente briosa scia di Una lezione d’amore, peraltro col recasting di tre protagonisti, una magnifica commedia al veleno di amori e tradimenti. Anche in questo caso sono i giovani i beniamini del regista, contrapposti a adulti capricciosi e decadenti; si intrecciano così le storie dell’avvocato Egerman (Gunnar Björnstrand), marito fedifrago della giovanissima Anne (Ulla Jacobsson) e amante di lungo corso dell’attrice Desirée (Eva Dahlbeck), di suo figlio lo studente di teologia Henyrk (Björn Bjelfvenstam), del militaresco Conte Malcolm (Jarl Kulle) e la cinica moglie Charlotte (Margit Carlqvist), della servetta Petra (Harriet Andersson). Un impianto marcatamente teatrale che regge su dialoghi significanti, carichi di espressioni memorabili; frasi insomma intagliate per una commedia ben più intellettuale del suo frivolo contenuto, un valzer di passioni e intrighi che porta ovviamente il suo bel carico pesante di mal de vivre.

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Tre sono i sorrisi della notte estiva, come sussurra il cocchiere Frid alla servetta Petra in quadretto bucolico che ripropone l’amore giocoso tra il satiro e la ninfa: uno è per gli innamorati dal cuore puro, uno è per gli incoscienti e l’ultimo è per gli afflitti, i disillusi, coloro che si sentono soli. La poesia avvolge gli animi giovani e quelli semplici, come un involucro protettivo, mentre chi vive la sicumera dell’innamoramento senza requie si trova a girare la roulette russa, come nella scena finale tra i due tristi e inveterati seduttori. Anche le donne che hanno cospirato alle loro spalle rimangono insoddisfatte, per tutti gira l’orologio a figure mobili dove spicca l’iconica falce della morte, perchè il nemico di ogni gioia, della giovinezza spensierata, dell’estate e dell’amore altri non è se non il tempo. Solo con Bergman una commedia di corna, palesemente ispirata al gioioso La regle du jeu di Renoir, poteva lasciar depositato nell’anima dello spettatore un fondo così amaro; ebbene la sua grandezza risiede tutta lì, nel dissotterrare e sviscerare ogni umana dannazione senza smarrire mai un briciolo di poesia.

 

<<< articolo precedente: 100 di questi Bergman: due film sull’amore e i suoi demoni

3 pensieri riguardo “100 di questi Bergman: estati idilliache e tempo nemico

  1. ti invidio per questo ricco percorso bergmaniano che hai intrapreso… chissà se un giorno riuscirò a farlo anch’io…
    questi due non li ho visti, ma ricordo che di “Monica e il desiderio” ne parlava diffusamente Cousins nella sua odissea cinematografica “The Story of Film”… ed è da quando ne vidi alcuni spezzoni in quel documentario che l’avevo messo in lista, ma ancora ahimè non l’ho visto…

    1. Gran bel documentario quello! Ho visto in libreria che ne han tratto pure il libro, sempre a opera di Cousins. Lì io ho scoperto l’esistenza del coloratissimo cinema di Paradžanov (che però ancora non ho recuperato)
      p.s. io ti invidio quello di David Lean! Un giorno faremo questo “scambio” di monografie 😀

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