Al cinema: Visages, villages, di JR e Agnès Varda

locandinapg1Ci sono una vecchia hippie, vestita arlecchinata e con un curioso caschetto bicromato, e uno che sembra Samuel dei Subsonica, paglietta hipster + occhiali da sole a celare lo sguardo, che si incontrano. Insieme, creano  un malefico ircocervo, L’HIPPIESTER! No 😦 Elencano anzi dapprincipio luoghi e modi in cui NON si incontrarono. Lei è Agnès Varda (89 yo), matriarca della nouvelle vague (sul manuale di storia del cinema Rondolino diceva che è iniziato tutto con Cléo de 5 à 7); una che montava con Resnais, tirava di coca con Godard (ahaha, no non credo) di cui comunque era best friend, e non solo JLG ma anche un sacco d’altri. Lui non canta Discoteca labirinto ma è JR (34 yo), fotografo di strada franco-tunisino che monta ritratti formato gigantografia sui muri vuoti delle città. Insieme decidono di partire, sul furgone dzigavertovesco di JR, che in realtà non è uno scopodromo (ma basta!) bensì un laboratorio fotografico, entri-fai la foto-da un fianco esce subito la maxigrafia. Entrambi personaggi fuori dalle righe per vocazione e percorso, l’obiettivo è quello del titolo: i villaggi (desueta parola), gli umani, l’avventura e il road movie, per esplorare la Francia che non passerà in tv, che esiste e non esiste (e temo voti Le Pen). Quindi arrivano in un posto, ad es. il paesello semiabbandonato dove prima eran tutti minatori e non c’è più nessuno, prendono l’unica rimasta, foto, e poi la incollano sull’intera facciata di casa sua. Il ritratto non tocca solo di una persona l’epidermide trasferita sui vari rotoli di carta in b/n da appendere, ma è ogni volta un’immersione nei ricordi e vissuto del soggetto.

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Chi siamo? Quanti fiorini? Gli antenati, il villaggio morto rifiorisce, il porto di Le Havre con le mogli degli scaricatori fatte giganti su una muraglia di containersss. Ma ancora, il vecchio tipo Manu Chao strafatto che declamante frasi da Piccolo Principe, la fabbrica e gli agricoltori, sia quelli che tolgono le corna alle capre sia quelli che le lasciano, e così via. Ogni volta, l’arte, o l’idea, or both, rigenera luoghi e personaggi, paesaggi e persone, pozzi e pendole (!), gettando su di loro nuova vita e luce e chi passa si ferma souriant a guardare. Componendo il puzzle dei soggetti trattati è evidente l’intento politico, per quanto non programmatico, di riscoperta di valori e umanità nascoste sotto strati di vita sistemica, per cui rialzano la testa altre parole desuete nella pratica, come natura, comunità, rurale, diritti. Forse più nella loro messa in opera che nella pratica. Dirle le diciamo, ma in genere le dice la politica o la pubblicità, e non servono a un cazzo 😦 Le installazioni si alternano ai momenti in cui i due protagonisti riflettono, sul fatto e da farsi, interrogandosi sul ruolo e funzione, dell’arte e di se stessi, sugli scopi e come raggiungerli. Nonché, perché è inevitabilmente anche un autoritratto, sul ricordo, Agnès ha ormai tanta poca vista quanto grande un oceano di ricordi, di Godard che anche lui portava gli occhiali così, degli amori morti e caduti, come un nazi-bunker precipitato su una spiaggia.

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I binari delle loro due visioni/generazioni non parallelano né si scontrano, ma confrontano e intrecciano, dando come risultato sorrisi, sorrisi e ricordi e ancora sorrisi. Tra citazioni a volte smaccate e a volte no, e JLG che aleggia senza mai come gli occhi di JR comparire del tutto. Ma c’è e ti guarda. Guardarci di fronte, grossi e appesi a un muro, me lo immagino 🙂

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Visages, villages (2017, Francia, 89 min)

Regia e Sceneggiatura: JR e Agnès Varda

Soggetto: Agnès Varda

Fotografia: Romain Le Bonniec, Claire Duguet, Nicolas Guicheteau, Valentin Vignet

Musiche: Matthieu Chedid

Interpreti principali: JR e Agnès Varda nel ruolo di Agnès Varda e JR (niente, mi andava di chiasmare)

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