Lo scrigno: America, America, dove vai?, di Haskell Wexler

medium cool 1Haskell Wexler è sicuramente più noto come direttore della fotografia che come regista. Nel ruolo di cinematographer vinse infatti due Oscar, uno per Chi ha paura di Virginia Woolf? nel 1967, l’altro per Questa terra è la mia terra, dieci anni dopo. Ha inoltre curato le lenti di un capolavoro come Qualcuno volò sul nido del cuculo e ha collaborato anche a un altro lungometraggio premiato con l’Oscar alla fotografia, I giorni del cielo di Terrence Malick. Nel 1968 Wexler decide di cimentarsi con la regia di un film a soggetto, su una sceneggiatura scritta di suo pugno. Ne esce fuori questo Medium Cool, scandalosamente dimenticato in Italia, tanto da non aver avuto – a quanto mi risulta – una distribuzione in home video (quando in America la Criterion ne ha recentemente fatto un’edizione deluxe in blu-ray). E siccome la nostra rubrica Lo scrigno punta proprio a rimediare a queste nefandezze distributive, ecco perché oggi vi parliamo di questo film, che merita di essere salvato dall’oblio.

Wexler aveva girato in precedenza soltanto un corto e un documentario, quest’ultimo (The Bus) incentrato sulla lotta per i diritti civili. Con Medium Cool decide di fondere realtà e finzione approfittando della contestazione che nel 1968 montava sempre più forte in diverse parti del Paese e, in particolare, delle proteste scoppiate a Chicago in occasione della convention del Partito Democratico. Dopo questo film tornerà a girare per lo più documentari. Ma del resto Wexler non è l’unico regista della New Hollywood il cui effettivo contributo al movimento rimarrà limitato ad una sola pellicola (si pensi a Stuart Hagmann, Alan Arkin, James William Guercio).

Medium Cool è anche un forte atto d’accusa nei confronti dei media, dei quali si mette in discussione l’etica e la deontologia. Il film inizia con una scena per certi versi surreale: il cronista John Cassellis (Robert Forster) e il suo collega Gus, rispettivamente cameraman e fonico di un’emittente televisiva di Chicago, si vengono a trovare sul luogo di un incidente stradale. Una donna è riversa a terra. I due giornalisti riprendono la scena e solo una volta tornati alla macchina si fanno venire lo scrupolo di chiamare i soccorsi.

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Il tema deontologico è subito smarcato nella successiva sequenza in cui si assiste ad alcune discussioni tra giornalisti, che parlano, tra le altre cose, proprio del rapporto tra la professione del cronista e i fatti che avvengono davanti ai suoi occhi. Fatti di cui si ha un esempio nella scena successiva: le contestazioni che in quei giorni infuriano nelle strade, contro la guerra in Vietnam e a favore della libertà e dei diritti civili.

La prima parte del film è un apparentemente sconnesso sguardo sulla società americana, sui suoi idoli (Bob Kennedy, in corsa per le primarie per diventare il candidato dei democratici alla presidenza) e sui suoi assurdi rituali (la violenza, che sembra intrinseca nell’American Way of Life, come dimostra l’assurda manifestazione sportiva cui assiste John con la sua compagna, un misto tra pattinaggio e wrestling).

L’America del sottoproletariato e dei ghetti, mostrate nelle due storie parallele che a lungo si alternano prima di incrociarsi: quella di Eileen (Verna Bloom), madre di Harold, trasferitisi dal West Virginia a Chicago per motivi di lavoro, ma che vivono in un quartiere povero, con il marito di lei partito per il Vietnam (e lì deceduto come si verrà a sapere in seguito); e la storia del cronista John, che dopo aver avuto notizia di un tassista di colore che ha restituito alla polizia una busta contenente 10.000 dollari, lasciata da qualcuno nel suo taxi, prova ad andare a intervistarlo nel ghetto di Chicago, trovando un ambiente fortemente ostile.

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Il sogno di Bob Kennedy e dei milioni di cittadini che credevano in lui era da poco tramontato sotto i colpi di arma da fuoco dell’attentatore che tolse la vita al fratello di J.F.K., due mesi dopo che una sorte analoga era toccata al leader del movimento per i diritti civili dei neri Martin Luther King.

L’incontro tra i due plot si ha in occasione di un presunto furto di Harold nella macchina dei cronisti. O almeno così pare a John, che insegue il bambino, cui cade il cestino con il pranzo. Le generalità di Harold portano John a casa di Eileen di cui viene a conoscere la storia.

Successivamente John viene cacciato dall’emittente televisiva per cui lavora, dopo che è venuto a sapere – lamentandosene – del controllo a posteriori che polizia e FBI esercitavano puntualmente sul materiale da loro girato.

Da qui comincia la seconda parte della pellicola, incentrata sul rapporto che si instaura tra John e Eileen, che dopo essersi rincontrati iniziano a frequentarsi. La relazione sembra non andare giù al figlio di lei, che fugge di casa.

Per cercarlo sua madre si avventura per le strade di Chicago che proprio in quei giorni sta vivendo il picco delle contestazioni programmate in occasione della convention del Partito Democratico. E qui Wexler fonde documentario e finzione, riprendendo Eileen che vaga sperduta e confusa, con il suo elegante vestito giallo, in mezzo ai manifestanti, oggetto della violenta repressione da parte di polizia e guardia nazionale. Il regista aveva ovviamente già tutto per la testa quando decise di ambientare il film in quei giorni e già sapeva dei disordini che sarebbero inevitabilmente scoppiati. Come un perfetto documentarista riprende gli scontri per le strade, i manifestanti pestati dagli agenti, le barricate erette a vana difesa. E al contempo, mostra lo svolgimento della convention e la sua storia nella Storia.

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Senza voler spoilerare un finale decisamente ad effetto, è fondamentale dire che il film si conclude com’era cominciato, con un’arguta simmetria: un’auto passa accanto al luogo di un altro incidente e i passeggeri, anziché fermarsi per prestare soccorso, non fanno altro che scattare una foto dal finestrino.

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Medium Cool (1969, USA, 111 minuti)

Regia, Sceneggiatura e Fotografia: Haskell Wexler

Musiche: Mike Bloomfield

Interpreti principali: Robert Forster (John Cassellis), Verna Bloom (Eileen), Peter Bonerz (Gus), Marianna Hill (Ruth), Harold Blankenship (Harold)

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