oldies but goldies: Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo, di Stanley Kramer

questo-pazzo-pazzo-pazzo-pazzo-mondo-ce-2-dvdLa commedia americana anni ’60 è una vivace, chiassosa bomba di colore, irrompe nelle sale in Panavision e formati affini, è certo meno signorile delle sophisticated comedies in bianco e nero di soltanto qualche anno prima, ma non di meno è sorretta da sceneggiature di gran pregio. E’ il caso del rocambolesco road movie Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo, diretto dal grande Stanley Kramer (oggi forse uno tra i più illustri dimenticati della vecchia gloriosa Hollywood) e scritto con formidabile estro dai coniugi William Rose e Tania Price Rose, un patchwork di infallibili meccanismi comici per un gran parterre di caratteristi, personaggi che come anelli concentrici seguono il loro singolare percorso confluendo verso l’unica meta. L’antefatto è presto riassunto: in una di quelle affascinanti, interminabili highways che serpeggiano nel deserto americano, un uomo esce di strada a tutta velocità con la sua cadillac; prima di spirare, rivela a un gruppo di automobilisti accorsi in suo aiuto l’esistenza di un tesoro nascosto a Santa Rosita in California. E’ l’inizio di una travolgente corsa all’oro senza esclusione di colpi, una epopea dell’americano medio dal ritmo serrato seppur con un minutaggio spropositato per i canoni del genere: la versione originale è di 192 min., su dvd ne circola una restaurata di 174 min. divisa dall’intervallo in mezzo. All’inizio c’è pure l’ overture musicale a schermo totalmente scuro; il primo pensiero che ti arriva è se c’è un guasto al dvd o alla TV, c’è da scommettere che in sala all’epoca saranno partiti brusii di disapprovazione contro il proiezionista.

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Ma quando lo schermo si colora di arancio partono gli effervescenti titoli di testa; bastano davvero pochi frame, se ne riconosce subito il tratto, questo è un Saul Bass in forma strepitosa. Le musiche da film nei roaring sixties le trovo sempre un po’ stucchevoli e anche in questo caso è forse il comparto meno convincente (avete presente quei coretti femminili che andavano tanto); ma il reparto fotografico diretto da Ernest Laszlo è una favola, tutto colori sgargianti e luminosi, dagli abiti alle vernici lucidissime delle automobili, dai brulli declivi ai verdi palmizi. In questa vivida cornice si muove un nutrito cast in cui non mancano le piccole parti per grandi personaggi (il gangster che muore a inizio film è Jimmy Durante, un automobilista è Jerry Lewis, un altro è Jack Benny, un vecchio garagista è nientemeno che il mitico Buster Keaton); il casting è perfetto, annoverando grandi nomi come Spencer Tracy nel ruolo dell’ispettore di polizia e altri che pur essendo star meno lucenti del firmamento hollywoodiano hanno regalato qui parti a dir poco memorabili come la suocera rompiballe interpretata da Ethel Merman, il camionista matto come un cavallo del grande Jonathan Winters, il colonnello inglese con l’hobby della botanica di Terry-Thomas o il divertentissimo automobilista opportunista di Phil Silvers. Tutti veterani della commedia, coadiuvati da una squadra davvero sbalorditiva di stuntmen.

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Si tratta infatti di una commedia molto “fisica”, una sorta di espansione dello slapstick con un sacco di acrobazie di massa (come nel roboante finale sulla scala pericolante), numerosi voli a infrangere vetrate o pareti di cartone, spettacolari inseguimenti in auto; è un stile che pesca molto anche dall’inesauribile patrimonio del cartoon americano, dalla Warner Bros. a Hanna & Barbera, attingendo al coloratissimo serbatoio della cultura popolare senza rinunciare però ad una sottile venatura più amara. Se pensiamo alla parabola del bonario ispettore Culpepper, interpretato da un sempre valido Spencer Tracy, troviamo infatti la storia di un brav’uomo a cui sembra inizialmente venir negato un trattamento pensionistico adeguato, il quale si dedica anima e corpo all’ultimo caso della sua carriera; il suo alto profilo morale subisce una incredibile sbandata sul finale, fatalmente proprio quando le sue legittime richieste sembravano poter essere finalmente soddisfatte. Una vita perfettamente borghese viene rovinata dalla chimera dei soldi facili, così come avviene per tutti gli altri avidi cercatori di fortuna. C’è una misantropia di fondo nel soggetto di Rose, adeguatamente rappresentato dalla regia Kramer; ma tutto si stempera in una grossa risata collettiva finale, panem et circenses per spettatori che si sarebbero comportati più o meno tutti come quel manipolo di improbabili eroi, disposti a ripiegare col cuore in pace verso l’ adagio popolare del take it easy, ma sempre pronti a farsi le scarpe per qualche dollaro in più.

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It’s a Mad, Mad, Mad, Mad World (1963, USA, 174 minuti)

Regia: Stanley Kramer

Soggetto e sceneggiatura: William e Tania Rose

Fotografia: Ernest Laszlo

Interpreti principali: Spencer Tracy (Capt. Culpepper), Milton Berle (Russell), Ethel Merman (Mrs. Marcus), Phil Silvers (Otto), Mickey Rooney (Ding), Buddy Hackett (Benjy), Jonathan Winters (Lennie)

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