Al cinema: Tonya, di Craig Gillespie

tonya 1Come siano andate veramente le cose nessuno lo saprà mai. Forse. E così, per non sbagliare, in Tonya si adotta un espediente che potrebbe sembrare banale, ma che è in realtà decisamente efficace: la formula del mockumentary, con il film che si apre con le (finte) interviste ai protagonisti invecchiati (ricostruite a partire da interviste reali ai veri protagonisti delle vicende), ciascuno dei quali racconta la propria versione dei fatti. Storie che coincidono in parte – e in parte no – così da mettere subito in chiaro che di certezze non ve ne sono.

La vicenda è notoria, essendo assurta agli onori della cronaca. Proponendo dunque la ricostruzione sinottica che segue, siamo tecnicamente fuori dal rischio spoiler.

Siamo a Portland, Oregon. Stessa costa della California, ma mentre a sud si surfa, in Oregon si pattina su ghiaccio, come impone la vicinanza con lo Stato di Washington e il Canada. Tonya Harding è figlia di una donna cinica e fredda come il clima di quei posti, che investe tutti i proventi del suo lavoro da cameriera in lezioni di pattinaggio per la figlia, la quale, fin da bambina, dimostra un’innata abilità per quella disciplina. Niente affetto per Tonya, solo la durezza di una madre che la prende continuamente a male parole e non le risparmia qualche ceffone (per non dire qualcosa di più). Gli unici atteggiamenti che, a suo dire, sono in grado di portare la figlia a dare il meglio sulla pista. Tonya cresce, si innamora di un poco di buono che diventerà suo marito e raggiunge l’apice della carriera sportiva nel 1991, quando vince il campionato nazionale grazie ad un’esibizione in cui diventa la prima donna americana (e la seconda in assoluto) ad effettuare un triplo axel in una competizione ufficiale.

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Qui ci sta una breve digressione sul triplo axel, perché chi non conosce bene il pattinaggio artistico potrebbe rimanere con la cosiddetta espressione “mucca-guarda-treno”. Senza entrare in tecnicismi e spiegazioni astruse, basti dire che il triplo axel è un salto talmente difficile che da sempre era ritenuto un salto “per uomini”. Solo qualche donna c’è riuscita e Tonya, per l’appunto, è stata la seconda in assoluto. Ancora oggi, a quasi trent’anni di distanza, restano in poche le atlete che lo hanno eseguito in competizioni ufficiali (ed infatti nel film il salto è stato proposto in VFX, dato che era difficile trovare una controfigura disposta a farlo).

Seconda ai campionati del mondo (sempre nel 1991), Tonya si prepara per le Olimpiadi invernali di Albertville del 1992, in cui si classificherà quarta, mancando il podio a vantaggio della connazionale Nancy Kerrigan, che conquista il bronzo. È l’inizio della parabola discendente di Tonya, che tornerà alla ribalta principalmente per un fatto di cronaca: nel gennaio del ’94, poche settimane prima delle Olimpiadi di Lillehammer (per decisione del CIO i Giochi invernali sono stati anticipati di due anni per non farli coincidere con quelli estivi), la Kerrigan viene aggredita da un uomo che la colpisce al ginocchio, pregiudicandole la partecipazione al campionato nazionale. La medaglia d’oro e il posto alle Olimpiadi vanno così alla Harding, anche se la vicenda puzza di marcio e l’FBI ci metterà ben poco a risalire all’ex marito di Tonya quale possibile mandante del misfatto, con i sospetti che finiscono per estendersi anche alla stessa pattinatrice. La federazione vuole escluderla dai Giochi, facendo partecipare la Kerrigan (che intanto si è ristabilita), ma Tonya minaccia una causa plurimilionaria (e si sa, nel Paese delle giurie popolari e dei maxi-risarcimenti queste minacce vanno prese molto seriamente). Così alle Olimpiadi ci vanno sia la Harding che la Kerrigan (a scapito di una terza malcapitata), con Tonya che giungerà ottava e la sua connazionale seconda: un argento che (forse) la risarcisce di quanto accaduto.

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Dopo i Giochi la Harding non ha più paraventi e giunge così una condanna per l’unica circostanza che l’FBI riesce a provare: il fatto che Tonya fosse a conoscenza di quanto era successo e che ciò nonostante avesse coperto i responsabili. Dicesi favoreggiamento, ma chissà che in realtà – come molti sospettano e come sostenuto dall’ex marito – la Harding non fosse invece coinvolta fino al midollo.

Il film se la cava democristianamente con il citato espediente delle interviste (ci sono pure quelle doppie in stile Le iene), in cui ognuno racconta la propria versione dei fatti: Tonya, l’ex marito, l’allenatrice e la madre, una Allison Janney semplicemente straordinaria, premiata con l’Oscar e il Golden Globe per la migliore attrice non protagonista.

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Margot Robbie è anch’essa eccezionale nei panni della protagonista, pur scontando un grosso neo: quello dei lineamenti che la fanno sembrare molto più matura dei suoi ventisette anni. Ed infatti la sua Tonya quindicenne (quella della prima parte della pellicola) è davvero poco credibile (gli si darebbe almeno il doppio dell’età), mentre paradossalmente la Robbie sembra molto più a suo agio quando interpreta la Tonya ultraquarantenne, quella ormai invecchiata e imbolsita, dopo aver avuto pure un’esperienza nel pugilato.

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Trascurabili gli altri interpreti (nulla di che il marito Sebastian Stan), anche se qualche attore non protagonista, come ad esempio i componenti della banda di idioti che mette in atto il piano criminale contro la Kerrigan, regalano alcuni dei momenti più esilaranti della pellicola.

I temi della povertà (Tonya è di estrazione proletaria e da bambina si fa le giacchette per le competizioni con le pelli dei conigli che uccide suo padre) e, soprattutto, quello delle violenze e degli abusi domestici (non solo tra marito e moglie, ma anche tra genitori e figli) emergono continuamente e sono essenziali per lo sviluppo della caratterizzazione della protagonista, per mostrare le ragioni di un’ascesa che ben presto si trasforma in una caduta agli inferi.

Una parabola discendente resa tramite la metafora visiva (la più interessante del film, anche perché si tratta di una delle poche invenzioni proposte) del montaggio parallelo tra il salto del triplo axel (il momento più alto della carriera di Tonya) e la caduta sul ring dopo il colpo del k.o. durante il match di pugilato (emblema della sconfitta esistenziale della protagonista). In ralenti, of course.

Su certi aspetti il film si permette delle licenze rispetto alle vicende realmente accadute, come nella reazione – oltremodo drammatizzata – alla lettura della sentenza. Buttatemi in galera, ma non toglietemi il pattinaggio, piange sconsolata la Tonya-Robbie, quando invece in tribunale la Tonya-Tonya si limitò a prendere atto dei termini – già concordati – del patteggiamento.

O come le reticenze sulla Kerrigan, ed in particolare sul fatto che tutti o quasi gli americani erano schierati dalla sua parte. Ma questo è del resto il film di Tonya, e la sua reazione alla vittoria dell’argento da parte della rivale (“ha vinto l’argento ma sembra che abbia pestato una cacca” dice, con la finezza che la contraddistingue per tutto il film) non tiene conto del fatto che la Kerrigan a quelle Olimpiadi fosse stata probabilmente scippata dell’oro.

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I, Tonya (2017, USA, 121 min)

Regia: Craig Gillespie

Sceneggiatura: Steven Rogers

Fotografia: Nicolas Karakatsanis

Musiche: Tatiana S. Riegel

Interpreti principali: Margot Robbie (Tonya Harding), Sebastian Stan (Jeff Gillooly), Allison Janney (LaVona Harding), Julianne Nicholson (Diane Rawlinson), Paul Walter Hauser (Shawn Eckhardt), Caitlin Carver (Nancy Kerrigan)

13 pensieri riguardo “Al cinema: Tonya, di Craig Gillespie

  1. Ho apprezzato la scelta radicale di fare un film che ruota completamente attorno a Tonya, devo dire che con questa pattinatrice dal brutto carattere e dalla tanta passione mi sono pure un po’ immedesimato. Vero il film usa qualche trucchetto, ma non è la solita biopic pallosa, se non altro si gioca un po’ di personalità che non guasta mai. Cast femminile perfetto, e ottime scelte musicali 😉 Cheers!

    1. sì sicuramente ci sono degli aspetti di originalità interessanti, che lo distinguono dai biopic medi… a me è piaciuto anche molto il tocco da commedia nera alla Coen, soprattutto nelle parti in cui agiva la banda di idioti, che mi ha fatto morire dal ridere in almeno un paio di occasioni…

    1. sì, diciamo che è una vicenda poco nota ai giovani, ma che fece molto parlare in quel 1994… oppure è nota per chi, nonostante sia giovane, è appassionato di sport invernali, e allora è facile che ne abbia sentito parlare…

  2. Non sapevo nulla della vicenda (ero ancora molto piccolo) e mi aspettavo ben poco da questo film che invece mi ha davvero convinto.
    Condivido la tua opinione su Margot Robbie, che secondo me è un’ottima attrice e sta dimostrando tutto il suo talento. Spaventosa la Janney, dopo averla vista gigioneggiare in Mom qui mi ha davvero preso in contropiede.

  3. Mi era simpatica la Harding quando guardavo i mondiali di pattinaggio artistico perché era brutta e sgraziata rispetto a tutte le altre, farfalle leggere, ma aveva una grande potenza nei salti. Me la ricordo anche con l’inalatore del ventolin dopo l’esibizione: era asmatica. Sono contenta che ci abbiano fatto un film e che il giudizio su di lei non sia così netto.

    1. Sono tutti aspetti che emergono nel film (l’essere sgraziata e anche un po’ volgare), forse pure troppo, perché esagerati dalla sceneggiatura (soprattutto mediante l’utilizzo di un linguaggio anche troppo triviale)…
      Alla fine sì, risulta per buona parte del tempo simpatica, ma senza mai suscitare pena… e poi il fatto, per l’appunto, che non ci si sbilanci in un giudizio sulle vicende in cui è stata coinvolta, permette di mantenere un dubbio sulla sua condotta e quindi, sostanzialmente, di sospendere il giudizio…

  4. A me invece sono piaciuti molto tutti gli attori: abituata come sono a vedere Sebastian Stan nei panni del supereroe l’ho assai rivalutato qui.
    Per il resto, film davvero bellissimo, uno dei migliori quest’anno.

    1. Non so, sarà che le due attrici principali si prendono completamente la scena… forse per quello la prova degli altri interpreti mi è sembrata trascurabile…
      Sul film invece concordo…

  5. Nulla di male in questi casi, se qualcosa viene romanzato. La natura stessa del film, la sua struttura (interviste, ecc) fanno sì che sia qualcosa di particolare.
    Lo voglio vedere assolutamente, intrigante il parlare di un crimine (questo è) in questi termini.
    Ma l’aggredita come ha preso il film?

    Moz-

    1. mi hai messo curiosità e sono andato a cercare… ho trovato questo articolo della CNN, di una che l’ha intervistata giusto per mettere un po’ il dito nella piaga (dato che la Harding era stata invitata ai Golden Globe) 😀

      The Olympian told the paper she’s been “busy” and it sounds like she’s not been keeping up with all the hubbub that has thrust Harding back into the spotlight and earned her an invite to last weekend’s Golden Globe Awards. She sat at a table with the film’s actors and producer.
      “I was at the national [figure skating] championships this week so I didn’t watch the Golden Globes,” Kerrigan said. “I haven’t seen the movie. I’m just busy living my life.”

      E poi:

      Asked by The Boston Globe if she was bothered by Hollywood’s portrayal of Harding, Kerrigan said “It’s not really part of my life.”
      “As you say, I was the victim,” she said. “Like, that’s my role in this whole thing. That’s it.”

      Direi che non l’ha presa bene ma finge indifferenza, l’atteggiamento mi sembra quello… 😉

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